OMELIE / Omelie IT
15 ago 2026 15/08/2026 - ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
15/08/2026 - ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
1ª lettura Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab dal Salmo 44 2ª lettura 1 Cor 15,20-26 Vangelo Lc 1,39-56
“Hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima l’immacolata Vergine Maria, Madre del tuo Figlio, fa’ che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa gloria”: così diciamo, raccogliendo, nella colletta, la preghiera con cui lo Spirito Santo ha riempito i cuori di tutti noi. Prima di tutto abbiamo ricordato l’opera del nostro Dio. Egli ha rivestito di gloria, ha cioè reso partecipe della sua santità, tutta la vita di Maria, la sua anima e anche il suo corpo. Il corpo attraverso cui è divenuta madre di Gesù, un corpo vergine, mai toccato dalla disobbedienza e dall’egoismo, cioè dal peccato, è cioè glorioso: ci manifesta la bellezza del nostro Dio e ce lo avvicina. Anche la sua anima, che ha udito e meditato le parole sante pronunciate dall’angelo, e che ha coltivato comunione fedele a Giuseppe, che ha parlato da mamma al bambino Gesù, anche l’anima sua riflette la luce e la tenerezza del nostro Dio. Quindi al Padre chiediamo che la nostra vita in questo mondo, dominato dal peccato, non si lasci condizionare da esso, ma resti sempre orientata a quel cielo dove la Madre del Figlio suo si trova.
È una preghiera bella, dettata da quello Spirito Santo che continua a pregare in noi con gemiti inesprimibili. Anche quando noi non ci pensiamo, e riempiamo la preghiera dei problemi terreni, questo desiderio è presente, benché inespresso. E Dio esaudisce la preghiera dello Spirito. Ce lo ricorda San Paolo: non abbiamo nulla da temere, perché, dato che vogliamo amare Dio vivendo secondo i suoi desideri, tutto sarà orientato al bene per noi. E «il bene» non è solo ciò che noi sogniamo, ma ciò che Dio stesso sogna per noi. Per noi egli desidera la stessa risurrezione con cui ha premiato la fedeltà dell’amore di Gesù, un amore che è arrivato alla morte del suo corpo. La risurrezione è la possibilità di godere una vita nuova, diversa, tutta impregnata di amore, una vita che non teme più nessun tipo di morte, perché è divina, eterna, libera dai desideri mondani.
Questa vita «risorta» è anzitutto quella di Maria: ella, come il Figlio, non ha subito la corruzione del corpo, come ci testimonia fin da sempre tutta la tradizione della Chiesa.
Ciò che sappiamo della vita di Maria inizia con il brano che narra l’annuncio da lei ricevuto dall’angelo Gabriele, a cui ha risposto il suo «Eccomi»; a questo brano segue la pagina che abbiamo ascoltato adesso. Maria prende sul serio le parole dell’angelo riguardo alla parente incinta, e ne trae conseguenza di obbedienza immediata: corre da lei. Due sono i motivi che la spingono ad affrontare questo viaggio: li possiamo immaginare, anche se non ci vengono detti esplicitamente. Anzitutto la muove la carità per un’anziana sola, rimasta incinta e prossima al parto: rimarrà con lei tre mesi, fino all’evento gioioso. Ma di certo la muove pure la gioia di poter condividere la propria esperienza di fede e parlare dei due figli nascosti, ma vivi, donati ambedue dall’alto per disegni grandi destinati a tutta l’umanità.
Elisabetta la benedice, e benedice il figlio che la giovane appena arrivata già porta in grembo, Gesù. Ella risponde con una preghiera, che la Chiesa ha fatto propria fin dall’antichità. Con questa preghiera Maria ci rivela come il proprio sguardo e il proprio cuore sono occupati dalla bellezza e grandezza di Dio. Ella prende sul serio quanto Dio le ha annunciato, ed è consapevole dell’amore e della stima che Dio ha per lei: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente». È consapevole pure che, sia il Figlio che lei, nel mondo presente, avranno tribolazioni, ma saranno sempre custoditi sotto lo sguardo del Padre!
Di queste tribolazioni riceviamo consapevolezza dalla pagina dell’Apocalisse, la prima lettura: una donna, «segno grandioso nel cielo», sta gridando per le doglie. Un enorme drago terribile, del colore della violenza e della crudeltà, è pronto a divorare il bambino che ella sta per dare alla luce. Ma sia il bambino che la donna vengono protetti da Dio, non senza sofferenze. Queste immagini profetiche ci lasciano intuire che la vita di Maria non è stata né comoda né facile, benché amata da Dio. Ella ha sofferto, e il suo corpo ne ha portato le conseguenze: ha faticato per la fuga con Giuseppe e il bambino, e ha avuto altre esperienze dolorose che Simeone ha chiamato «spada» che trafigge l’anima. Il bambino sarà la sua gioia, come sarà la gioia di quanti lo accoglieranno nella propria vita, e al tempo stesso anche a lei porgerà il calice, l’esperienza della croce, come a tutti i suoi discepoli. Questo suo corpo ora è ricolmo della gloria divina, come l’anima con cui ha continuato a ripetere: «Avvenga per me secondo la tua parola».
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