OMELIE / Omelie IT
12 apr 2026 12/04/2026 - 2ª Domenica di Pasqua - anno A
12/04/2026 - 2ª Domenica di Pasqua - anno A
della Divina Misericordia
1ª lettura At 2,42-47 dal Salmo 117 2ª lettura 1Pt 1,3-9 Vangelo Gv 20,19-31
«Otto giorni dopo» Gesù si fa presente di nuovo. Perché Gesù attende otto giorni? Lo possiamo intuire: dopo questo secondo incontro i discepoli sono stati fedeli ad incontrarsi sempre ogni ottavo giorno, quindi ogni settimana, nel giorno che d’ora in poi hanno chiamato “giorno del Signore” o domenica!
Così Gesù stesso inaugurò la domenica, e l’abitudine dei cristiani a radunarsi in questo giorno. Sono consapevoli che non è loro scelta, ma desiderio e invito esplicito del loro Signore. Chi va a Messa la domenica sa di esaudire un desiderio del Signore Gesù, e non solo di accogliere un’indicazione dei pastori della Chiesa. Per secoli questa “obbedienza” a Gesù è stata percepita dai fedeli come obbligo, e questo ha tolto il carattere gioioso e la consapevolezza che stavano vivendo un atto di amore a colui che è morto e risorto per loro. È pur vero che chi sa che l’indicazione di questa santa abitudine è stata data da Gesù stesso, la può vivere anche come obbligo, ma un obbligo libero, come ogni atto d’amore cui ci sentiamo attratti. I pastori della Chiesa hanno visto poi, per esperienza, che, in chi non è assiduo, s’affievolisce la fede e la comunione fraterna con la capacità di testimonianza: per questo hanno insistito nell’insegnare che la celebrazione di questo giorno è necessaria per la vita cristiana.
Il breve tratto degli Atti degli apostoli ci fa vedere come è cambiata la vita dei discepoli di Gesù dopo la sua risurrezione e dopo aver ricevuto lo Spirito Santo. Si impongono nuove abitudini. «Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere»: sono stati battezzati, e perciò non continuano la vita preoccupata del guadagno e del lavoro, dei piaceri e dei divertimenti cui erano abituati. La vita di chi è stato battezzato prende le mosse dalla presenza in loro di Gesù risorto. Le quattro attività, elencate in quest’ordine, sono le nuove occupazioni desiderate e realizzate dai credenti. Per viverle dovevano ritrovarsi insieme spesso!
L’ascolto dell’insegnamento degli apostoli forma la mentalità e la coscienza dei credenti. Se non ci fosse un modo di pensare comune, sarebbe impossibile vivere in «comunione». E vivere in comunione, ritrovandosi a condividere gioie e sofferenze, tempi di condivisione di esperienze e di beni anche materiali, è una gioia, necessaria per riconoscersi fratelli, figli del Padre. La comunione e condivisione viene completata dall’ubbidienza alla Parola di Gesù: «Fate questo in memoria di me». Spezzano tra loro il pane di vita, il Corpo di Cristo. È il momento più forte della loro comunione, che li prepara all’eternità! Durante questo momento iniziano a lodare insieme il Signore, a pregare il Padre, e poi continuano la preghiera anche in altri momenti e in altri tempi.
L’ottavo giorno è il giorno in cui anche Tommaso, il discepolo che non si fida dei suoi amici e fratelli, anche lui è presente. E Gesù, appena lo vede, si rivolge proprio a lui. Il suo volto cupo, tipico di chi non ha fede, attira la misericordia del Signore, che cede alle sue pretese, e accetta di lasciarsi toccare dalle sue dita e dalla sua mano. Vedendo questa misericordia senza misura, Tommaso vince il proprio orgoglio e, con umiltà, chiama Gesù «Signore» e «Dio». È arrivato alla fede. Ora anche lui può cominciare a godere dei doni che gli altri apostoli avevano ricevuto otto giorni prima. Entra la pace nella sua via, partecipa al mandato ricevuto dagli altri Dieci, lo stesso mandato che Gesù aveva ricevuto dal Padre, e riceve il Soffio santo che l’abilita a perdonare coloro che chiedono il perdono di Dio.
Per lui rimane un leggero rimprovero da parte del Signore, che dichiara beati quelli che non si comportano come lui si è comportato: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Queste parole le ha ricordate a lungo Pietro, e sono rimaste fisse nella sua memoria. Nella sua lettera le ripete per quei cristiani che non hanno mai avuto la possibilità di vedere e di ascoltare Gesù, eppure, chissà come mai, credono in lui, credono che è Signore e Dio! Egli stesso, Pietro, ha creduto dopo aver visto, come Tommaso. Si meraviglia perciò che noi manifestiamo fede in Gesù senza averlo visto e senza vederlo. È un grande dono del Padre! Continueremo a pronunciare le parole di meraviglia di Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”, così da approfondire la nostra fede e la nostra risposta d’amore per la misericordia che ci ha usato in tanti modi.
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