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OMELIE / Omelie IT

01 nov 2026
01/11/2026 - Tutti i Santi

01/11/2026 - Tutti i Santi

1ª lettura Ap 7,2-4.9-14 dal Salmo 23 2ª lettura 1Gv 3,1-3 Vangelo Mt 5,1-12

Inizio con una strofa del salmo responsoriale, che ci può aiutare a comprendere la festa di oggi: «Chi potrà salire il monte del Signore? Chi potrà stare nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore puro, chi non si rivolge agli idoli». Il salmista si fa, o ci fa, due domande: possiamo noi uomini avvicinarci a Dio, possiamo stare con lui e godere la sua compagnia? Ci sembra di no, perché la sua santità e la sua grandezza ci rendono del tutto indegni. E poi dà le risposte. Può avvicinarsi a Dio solo «Chi ha mani innocenti e cuore puro», chi non dà spazio a sentimenti di cattiveria o di vendetta, a sentimenti carnali o menzogneri. E inoltre può stare con Dio chi «non si rivolge agli idoli», cioè chi sta lontano dalle immagini menzognere e false. Sappiamo che il nostro Dio non è come gli dei di questo mondo, chiamati idoli: questi vivono anche i sentimenti negativi dell’uomo. Infatti sono da lui immaginati, e quindi non possono superare le possibilità dell’uomo: non sapremmo nemmeno come immaginarli migliori di noi.

La risposta dice che c’è la possibilità di essere vicini a Dio: questa possibilità la conoscono e la vivono i Santi. Essi hanno abbandonato del tutto gli idoli e, per amore di Gesù e grazie a lui, hanno «mani innocenti e cuore puro». San Giovanni, nelle sue visioni raccontate nel libro dell’Apocalisse, ha osservato «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua». Erano quelli che, insieme con gli angeli, gridavano la loro gioia per il Dio che ha mandato Gesù, e per Gesù che, come Agnello, si è offerto per noi.

Questi sono tutti quelli che chiamiamo santi, perché la loro vita è diventata tutt’uno con la vita, e cioè con l’amore del Padre. Proprio ancora Giovanni, nella sua prima lettera, di noi dice che siamo figli di Dio. Pensa un po’: figli di Dio! Potrebbe sembrarci, se non fossimo abituati a sentire quest’espressione, un’esagerazione, anzi, persino bestemmia. Figli di Dio! Viviamo la stessa vita di Dio, con le sue caratteristiche di santità e grandezza. Ovviamente possiamo dirci figli di Dio perché il Figlio, l’unico, l’unigenito, è entrato nella nostra vita, tramite la sua Parola, tramite la sua umiltà, tramite la sua croce. Anche noi quindi condividiamo, grazie a Gesù, la santità dei santi. Allunghiamo la lista di coloro che non si potevano contare! Ma, Giovanni ci dice, che c’è una condizione: ciò vale per chi «purifica se stesso com’egli è puro». Essere santi ed essere figli di Dio non è possibile se ci sono in noi e nel nostro vivere gli idoli che governano il mondo.

I Santi, che veneriamo oggi, hanno compiuto questa fatica di purificare se stessi, ed è costato loro portare la croce di Gesù, e le proprie croci, mai assenti a chi «non si rivolge agli idoli».

Com’è la vita di questi Santi, che ammiriamo, che vorremmo seguire, che sono esempio che trascina? Possiamo lasciarcelo dire da Gesù stesso. Ce l’ha detto con il suo primo discorso rivolto a discepoli e folle che hanno fatto la fatica di seguirlo sul monte, lasciando le proprie occupazioni. Lassù ha pronunciato dieci volte un’esclamazione di gioia. Intendeva aiutarci a comprendere che adesso con lui, osservare i dieci comandamenti non è più un peso, perché abbiamo la grazia di sperimentare l’amore del Padre, che riceviamo da lui e viviamo donandolo a tutti.

La gioia di Gesù, che si comunica a chi lo ascolta, è detta con la parola «Beati», per nove volte, e la decima volta con «Rallegratevi ed esultate». È come dicesse: adesso che sono arrivato io, Gesù, si conclude il cammino iniziato da Mosè, cammino difficile e faticoso, segnato da peccati e infedeltà, pur sempre accompagnato dalla misericordia divina. Solo Mosè allora poteva stare sul monte, mentre adesso tutti possono avvicinarsi alla presenza e alla vicinanza di Dio. E la sperimentano ascoltando Gesù.

È Gesù che vede cosa c’è nel cammino dell’uomo semplice e povero: c’è la povertà non subita, ma accolta con semplicità, l’afflizione per il male che occupa i cuori degli uomini, la mitezza che rende il cuor contento di tutto, la purezza di cuore, il desiderio di diffondere la pace, la misericordia che è già somiglianza a Dio Padre, il desiderio di essere sempre nella volontà di Dio, la forza di sopportare persecuzione e persino calunnie. Tutto questo alimenta e non disturba l’essere beati, non toglie la possibilità di rallegrarsi e di far parte del regno dei cieli, cioè di seguire, amare, ascoltare e ubbidire il re del regno, mandato da Padre come Dio con noi, Emmanuele! Siamo tutti vicini a Dio, con «mani innocenti e cuore puro», con lo sguardo lontano dagli idoli!

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