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OMELIE / Omelie IT

05 apr 2026
05/04/2026 - Domenica di Pasqua

05/04/2026 - Domenica di Pasqua

1ª lett. At 10,34.37-43 dal Salmo 117 2ª lett. Col 3,1-4 Vangelo Gv 20,1-9 Vespertina Lc 24,13-35

“Concedi a noi, che celebriamo la risurrezione del Signore, di rinascere nella luce della vita, rinnovati dal tuo Spirito”: così abbiamo pregato. Ma che significa «celebriamo la risurrezione del Signore»? Lo facciamo, ne riceviamo gioia e allegrezza, e ne percepiamo frutti di vita che si rinnova. Eppure la parola ci rimane misteriosa, e ogni anno tentiamo di comprenderla. La comprendiamo dall’esperienza, non dai discorsi, e nemmeno dalle omelie che ascoltiamo nelle chiese.

San Pietro parla della risurrezione di Gesù, dopo averne annunciato la morte per mano degli uomini, una uccisione che tutti ora condannerebbero, sapendo che Dio stesso gli ha ridato vita, e quindi non ne approvava la morte.

Ecco il problema: ma che tipo di vita gli ha ridato Dio, il Padre? Non la stessa vita di prima, anche se egli, Gesù, per aiutare almeno i discepoli a credere in lui veramente vivo, ha fatto nella sua nuova vita le stesse cose che noi facciamo nella nostra, ha mangiato e bevuto con loro! La novità della sua vita è un prodigio che continuamente si ripete e che noi possiamo sperimentare. Infatti, il peccatore che si pente e crede in Gesù risorto e vivo, per l’invocazione del suo nome da parte della Chiesa si ritrova davvero perdonato; e può esultare per il perdono ricevuto. Così ci assicura San Pietro nella prima lettura.

San Paolo dice addirittura che anche noi, dal momento che siamo battezzati nel nome di Gesù, viviamo la stessa sua risurrezione. Infatti, i nostri desideri sono cambiati: puntiamo gli occhi alle cose di lassù. Ci premono le realtà celesti, tutto ciò che può formare e abbellire il regno dei cieli. Le cose della terra non ci rallegrano più: siamo come morti per questo mondo, avendo iniziato a vivere una nuova vita.

La sequenza del poeta ci descrive gli eventi pasquali come un «prodigioso duello» tra la Vita e la Morte: due personaggi ideali che si contendono, prima Gesù, e poi i fedeli. Ovviamente il vincitore è colui che era stato ucciso, perché ora vive e trionfa: è lui la Vita.

E Maria ne è testimone: proprio Maria di Magdala, che per ben tre volte ha riferito l’accaduto come trafugamento di cadavere, fino ad accusare direttamente il Signore di questo delitto. In effetti è stato proprio lui a farlo sparire dal sepolcro, ma in che modo? Il modo non l’ha spiegato a nessuno, ma tutti ora, anche se non sanno che fine ha fatto il suo corpo morto, credono che lui è vivo, è ancora vivo nel suo corpo, vivo di una vita prodigiosamente più libera, più concreta, più vera e continua della vita precedente, che rimane morta davvero, o, meglio, trasformata.

Pietro e Giovanni, avvisati da Maria, accorrono. Corrono, arrivano, prima Giovanni, poi Pietro. Giovanni, nella sua umiltà, cede il passo a Pietro, che entra nel sepolcro per verificare cosa è, o potrebbe essere accaduto. È vero, il corpo non c’è più, ma la presenza e la posizione delle bende in cui era avvolto, testimoniano che non può essere stato trafugato. È accaduto qualcosa di assolutamente nuovo e incomprensibile per la nostra esperienza.

Quando Giovanni vede la stessa cosa, non ha dubbi: comincia a credere. Comincia ad affidarsi a Gesù, vivo e presente a Dio e a loro in modo del tutto nuovo. Il discepolo «credette». Inizia a credere che le Scritture si sono verificate nei minimi dettagli, e non solo le Scritture, bensì anche le parole che Gesù aveva rivolto a loro molte volte, che il terzo giorno sarebbe risorto dai morti.

Questi i fatti narrati. Noi, che facciamo? Come viviamo?

Sapendo che Gesù è vivo dopo la morte, esultiamo, perché il nostro Maestro e Signore può parlarci ancora e può ascoltarci. Noi, che ce lo troviamo davanti, anche se non lo vediamo con i nostri occhi di carne, possiamo rapportarci con lui. Quando lo facciamo, ci rendiamo conto di essere anche noi partecipi della sua nuova vita, altrimenti non potremmo né ascoltarlo né rispondergli. Noi siamo risorti, come dicono tutti gli apostoli. Siamo cioè partecipi della sua vita eterna, del suo essere come Dio, del suo essere Dio, tanto da godere della sua nuova vita in tutte le sue manifestazioni ed espressioni.

Viviamo ancora in questo mondo segnato dalla morte e dalla paura di morire, ma viviamo in esso come stranieri. Non apparteniamo più al mondo della morte, apparteniamo al mondo della vita: è testimonianza per noi stessi e per gli altri la gioia che proviamo quando ci ricordiamo di essere amati da Gesù, e quando ne facciamo memoria insieme: egli è vivo per sempre!

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