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Testimonianza di Enrico

cappella Casa di preghiera


Testimonianza di Enrico



Enrico 14/09/2001


Nella nostra fraternità la Parola di Dio ha un posto importante: su di essa è basata tutta la preghiera liturgica che abitualmente cantiamo, la meditazione comunitaria quotidiana (sul Vangelo) e l'adorazione pure quotidiana.

Personalmente devo vergognarmi davanti al Signore perché spreco tanto tempo in distrazioni, ma vedo che il Signore Gesù mi aiuta lo stesso quando glielo chiedo di tutto cuore, e mi aiuta proprio attraverso la sua Parola, facendomi ricordare qualche frase più spesso dai Vangeli o dai Salmi, altre volte parole del padre spirituale o di qualche Santo ("chi ascolta voi ascolta me"!). Questa, in un modo o in un altro, è l'esperienza vissuta da tutti i membri della fraternità: in fondo la Parola di Dio è la fonte e la difesa della nostra comunione fraterna.


1) Un giorno ero presente mentre un fratello correggeva un altro fratello; mi è venuto da pensare che quella correzione sarebbe stata opportuna proprio anche per chi in quel momento la stava facendo. Questo è bastato perché cominciassero a venirmi in mente situazioni del passato in cui avevo avuto momenti di sofferenza a causa di quel fratello, e la mente si riempiva di pensieri di critica. Tentavo di scacciarli, perché so che fare l’accusatore è il mestiere del diavolo; tornava la pace, ma nell’incontrare quel fratello quei pensieri mi tornavano. Il giorno dopo, vedendo che questi erano sempre più forti, durante l’adorazione mi sono rivolto al Signore: “Gesù, aiutami tu!”. Mi è venuta in mente la Parola: “Benedite, e non maledite!”. Mi sono accorto in quel momento che proprio tutti i pensieri erano un dir male del fratello. Ho deciso allora di pensare ai suoi lati buoni, e di ringraziare Gesù per questi e per lui. L’ho fatto, sia pure con fatica: quando ho incontrato di nuovo il fratello a pranzo, non avevo più alcuna animosità verso di lui: ho accolto con gioia un suo servizio, e pensieri e sentimenti erano di nuovo fraterni!


2) Ho fatto un viaggio in macchina con una sorella su una strada tutta curve. Ad ogni curva lei scalava marcia, frenando; poi, passata la curva, accelerava e metteva la marcia superiore, ma solo per pochi metri, perché c’era subito la curva successiva. Dopo un po’ mi veniva da dirle di lasciare sempre in seconda e andare più regolare, ma capivo che non era il momento e che l’avrei fatto da spazientito. D’altra parte non volevo tenere pensieri di critica nel mio cuore, ma non ci riuscivo. Non mi restava che rivolgermi di tutto cuore a Gesù: “Aiutami!”. Mi è venuta in mente allora la Parola: “Erano un cuor solo e un’anima sola”, e ho pensato con tristezza che proprio quello non riuscivo a fare. Mi è venuto in mente però anche un discorso, credo di un monaco, riguardo al nostro rapporto con la Parola di Dio: egli diceva che talvolta bisogna tenerla stretta e difenderla come fa un cane con il suo osso o un leone con la sua preda: se qualcuno si avvicina ringhia ma tiene i denti stretti e l’osso non lo molla! Così ho fatto: ho continuato a ripetere nel mio cuore, più forte che potevo, “Un cuor solo e un’anima sola!”, fin quando sono finite le curve e ho avuto un po’ di respiro. Ma quella Parola qualcosa ha fatto: è servita a rinforzare l’unità per il compito che avevamo dopo. E poi non ricordo che per il resto del viaggio abbia avuto altri problemi, né in seguito ricordo di aver fatto caso al modo di guidare della sorella.


Sono esperienze piccole, forse insignificanti, potrei vergognarmi di averle dette. Ci siamo accorti però che proprio le cose piccole danno coraggio a incominciare a coloro che si avvicinano per le prime volte alla Parola. Gesù stesso ha detto: chi è fedele nel poco è fedele anche nel molto. Anch'io sono stato aiutato a fidarmi della Parola di Dio da esempi piccoli raccontatimi da fratelli nella fede!

Grazie.