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Pietro e i tre fuochi

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Pietro e i tre fuochi


Sono tre i fuochi da cui Pietro è stato coinvolto e cambiato.

Il primo, è quello di cui il suo Maestro ha detto: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso” (Lc 12,49)! Cosa avrà capito l’apostolo ascoltando Gesù?: né più né meno di quanto noi comprendiamo.

È un fuoco che deve bruciare? Che deve scaldare? O illuminare? 

La terra è piena di sterpaglie, di eventi, di sentimenti e di credenze che fanno soffrire gli uomini; è coperta di opere del nemico di Dio, è imbrattata di impurità che possono e devono essere solo bruciate.

La terra è luogo dove si fa fatica a trovare la strada, perché coperta di tenebre: c’è bisogno di luci che s’accendano ovunque.

La terra è gelida, è luogo dove è necessario un vestito che protegga dal freddo, dove è necessario un fuoco che riscaldi.

Quando divamperà sulla terra il fuoco di Gesù? Pietro rimane in attesa. Il suo tempo è occupato da questa attesa che gli tiene l’animo sospeso.


Il secondo fuoco appare in una notte strana, e Pietro ne è contento: “Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava” (Gv 18,18). È un fuoco che i servi dei nemici di Gesù hanno acceso mentre attendevano gli ordini per eseguire la condanna che era già nell’aria. Il caldo di quel fuoco attira Pietro che, sedendo comodamente lì vicino, si trova circondato proprio da quelli che poco prima avevano arrestato il suo Signore. Lui gli aveva promesso la propria fedeltà, assicurandogli che non si sarebbe lasciato spaventare da nulla e da nessuno, nemmeno dalla morte. Ma qui, adesso, il freddo della notte e il caldo del fuoco gli stanno cambiando la vita. Il fuoco ha la parvenza di essere buono, un dono di Dio, anche se acceso dai suoi nemici! Però Pietro si ritrova circondato da loro e non ha il coraggio di ricordare la parola del salmo: “L'olio dell'empio non profumi il mio capo” (Sal 141,5).

Il caldo del fuoco ha tradito il discepolo. E continua a tradire nella Chiesa quanti pensano di poter condividere quel «bene» che vedono attuato da persone che non intendono impegnarsi con Gesù, ma rimangono a lui indifferenti, se non addirittura velatamente o dichiaratamente ostili.

Collaborare con tutti a «fare il bene»? Certamente, a meno che ciò non mi impedisca di dare testimonianza al mio Signore, a meno che io non sia costretto a rinnegare Gesù per continuare la collaborazione, a meno che il mio stare con loro non indebolisca e non intacchi la mia fede.


“Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane” (Gv 21,9).

È il terzo fuoco, quello che consola il nostro Pietro. Questo fuoco non ha fiamme, bensì solo le braci. È un fuoco che prepara il cibo. L’ha acceso Gesù. Era questo il fuoco che lui intendeva “gettare sulla terra”? Questo fuoco prepara il pesce che nutre il discepolo e gli dà forza per rispondere tre volte “Tu lo sai che ti voglio bene”! E poi ancora quel pesce col pane gli dà coraggio per accogliere ed eseguire i servizi che riceve nei riguardi degli “agnelli” e delle “pecore”, cioè della Chiesa di Gesù!

Con la forza di quel cibo egli supererà il triplice esame, quello che deve superare chiunque si accinge ad assumere qualsiasi compito, piccolo o grande, sempre comunque importante, nella Chiesa di Dio. È l’esame di abilitazione ai servizi ecclesiali!

Gesù affida a Pietro i tre servizi nella Chiesa solo dopo che egli ha risposto alla domanda: “Mi ami tu?”. La diversità delle parole usate dal Signore ci aiuta a vedere le diverse mansioni dei fedeli nella Chiesa.

La prima volta gli affida il compito di nutrire gli agnelli che devono ancora crescere. È il servizio dei catechisti, dei genitori cristiani, dei padrini, degli educatori e animatori di bambini e ragazzi, e dei catecumeni. Per essere accolto come catechista non bastano le buone qualità oratorie o intellettuali, gli studi teologici e didattici, la capacità di attirare l’attenzione. Fino a che non avrai risposto a Gesù, non accettare questa missione. Allo stesso modo anche gli altri servizi non possono essere affidati alle doti umane, ma solo allo Spirito Santo, che viene a noi quando amiamo Gesù.

Dopo la seconda risposta il servizio affidato è di tenere unite le pecore difendendole dal lupo, che sa pure sedurre vestendosi da agnello. È il servizio dei predicatori, dei teologi, degli esorcisti, dei testimoni della fede, dei padri spirituali, dei consiglieri parrocchiali. Non ti fidare della bravura, delle lauree, delle apparenze. L’abilitazione a questi servizi passa per l’esame sostenuto da Pietro.

Il terzo servizio che Pietro riceve dopo la terza interrogazione è quello di guidare le pecore, già arrivate alla statura dei discepoli, ai pascoli sicuri e alle acque tranquille. È il servizio dei pastori, vescovi e sacerdoti, di chi compone preghiere e canti, di chi anima e sostiene la lode dei fedeli nelle celebrazioni, di chi si piega sulle piaghe dei malati, di chi lenisce le sofferenze psichiche e spirituali, di chi offre il perdono di Dio a tutti coloro che ritornano con cuore contrito. Non guardare all’apparenza, perché Dio guarda il cuore, sempre. Accogli nel coro parrocchiale chi ha una bella voce o chi sa suonare l’organo? Dio guarda se il suo cuore è impegnato con Gesù. Sei chiamato al sacerdozio? Non fare alcun passo in questa direzione prima di rispondere alla domanda che tocca il tuo intimo più profondo.


Se un cristiano riceve un servizio nella comunità, ma non dichiara il proprio amore per Gesù, e non lo dichiara anzitutto a se stesso in ogni momento, qualsiasi missione adempia, egli sarà in pericolo: cederà alla vanagloria, alle ambizioni, alle piccole invidie che fomentano grandi gelosie, diventerà attizzatore di divisioni e rotture. Quelle già avvenute nelle parrocchie, nei cori, nei gruppi del Vangelo, nei gruppi di adorazione, non sono iniziate proprio dal non aver superato questo esame permanente?

Vedi di prepararti a questa verifica: “Mi ami tu più di costoro?”.

Se non ami Gesù accenderai o alimenterai fuochi come quello del cortile di Caifa, fuochi che fanno cadere te stesso e molti nel rinnegamento pratico del Signore.

È necessario invece tenere acceso il fuoco di brace acceso e usato da Gesù. Su di esso si prepara il pesce, cioè la professione di fede: “Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore”. Le iniziali di queste parole formano la parola pesce nella lingua greca del Vangelo. Su quel fuoco viene pure preparato il Pane quotidiano, che è il Corpo di Cristo, che sei chiamato a mangiare alla mensa santa e vivificante.

Con questi nutrimenti è assicurata al mondo la salvezza e la Vita!

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