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Padre nostro: traduzione

Per riposare, per dialogare, per godere comunione. Opera di Dio e desiderio dell’uomo collaborano.

Traduzione del Padre nostro:

 

Non ci indurre in tentazione”

oppure

“Non abbandonarci alla tentazione”?

altri articoletti                   

Quante dotte disquisizioni, complesse e specializzate su questo tema, a voce e per iscritto! 
Questione di traduzione. Certo, s’è sempre detto che tradurre è un po’ tradire. Ed è vero. Il latino dice meglio dell’italiano e il greco ha sfumature diverse dal latino, e tutte le lingue non rendono del tutto le formulazioni dell’ebraico o dell’aramaico pronunciato da Gesù!
Appunto, Gesù: la prima traduzione l’ha fatta lui dalla lingua segreta del cuore del Padre alle parole che lui ha trovato sulla bocca degli uomini. Avrà tradotto bene? Nessuno ne dubita, perché?
Gesù conosce il Padre nell’intimo e quindi ha usato parole umane che vanno bene per noi a dirci il suo amore e a dire il nostro per lui.

E perché Gesù non ha raccomandato ai discepoli di fare attenzione alla traduzione delle sue parole? Non l’ha mai fatto. Si è fidato di loro. Si è preoccupato invece che ricevano Spirito Santo dalla sua bocca. Lo Spirito Santo li aiuterà a tradurre i suoi pensieri e le sue parole in tutte le lingue degli uomini, e lo Spirito Santo aiuterà i credenti a pregare in modo che incontrino il cuore del Padre.
Il Padre poi... sappiamo che non guarda l’apparenza, ma il cuore. Figurarsi se baderà alle parole che usiamo! Godrà di vedere che nel nostro cuore c’è umiltà e amore per Gesù, il Figlio che lui ci ha dato. Quando vedrà l’umiltà nel nostro cuore, le tentazioni saranno già in gran parte vinte e sconfitte!

Penso poi ancora al nostro Padre che si sente rivolgere la preghiera. Che cosa dovrà dire? Cambierà il suo atteggiamento se noi usiamo la parola ‘ci indurre’ invece che ‘abbandonarci’, o viceversa? Si farà dei problemi? Ci proteggerà meglio se continuiamo come sempre, o se cambiamo le parole?

È vero che nel nostro mondo occidentale la mentalità dei cristiani, - che vivono in mezzo agli altri -, è stata progressivamente influenzata, da tre secoli ormai, da filosofie che gettano il sospetto su Dio, sul nostro Padre che è nei cieli. Dentro queste nuove strutture mentali l’uso della parola ‘indurre’, se non è opportunamente spiegato, pare getti il discredito sul nostro Dio. Chi vieta di cambiarla, di usarne un’altra? Sarà difficile trovarne una che non abbisogni di ulteriori chiarimenti. Se diciamo ‘non ci indurre’ è come pensassimo che potrebbe ingannarci, e se diciamo ‘non ci abbandonare’ è come pensassimo che potrebbe dirci: ‘arrangiatevi’. Chi ci aiuterà?

Per grazia lo Spirito Santo guida ancora la Chiesa, perché formi i suoi figli a conoscere il vero Dio e ad affidarsi a lui con gioia. Ci fidiamo dello Spirito Santo e ascoltiamo i nostri vescovi, i Pastori: se essi ci invitano a cambiare parola, lo facciamo senza lamentarci, senza giudicarli, senza mormorare.
Che preghiera sarebbe quella che esce da un cuore che mormora o che è disposto a disubbidire? Potrebbe il Padre ascoltare una persona o un gruppo di fedeli che non tiene conto di ciò che Gesù ha detto ai suoi apostoli: “Chi ascolta voi ascolta me, e chi ascolta me ascolta colui che mi ha mandato”?

Padre nostro che sei nei cieli,
tieni lontana da noi la tentazione di discutere, di lamentarci, di ritenerci in grado di convincerti con i vocaboli del nostro linguaggio, e di essere distratti dalle vere preoccupazioni del tuo cuore! Tienici lontani dalla tentazione di essere divisi gli uni dagli altri. Tu godi di vederci uniti per amore del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo.