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Rosario, i misteri

I misteri del Santo Rosario.

"Guardate a Lui e sarete raggianti!" Sal 34,6

 

***

I misteri del S. Rosario sono un aiuto per fissare il nostro sguardo su Gesù e orientare a Lui il nostro amore, accompagnati da Maria, che per Lui ha avuto l'amore più pieno e profondo di cui creatura sia capace.

Contemplare Gesù è il primo amore del cristiano. Ognuno contempla ciò che ama: «Là dov'è il tuo tesoro sarà il tuo cuore!».

Guardare a Gesù infante, a Gesù che annuncia il Regno di Dio, a Gesù sofferente, a Gesù glorioso è la strada per lasciarsi trasformare dallo Spirito santo, lasciarsi rinnovare, convertire, diventare strumenti dell'opera di Dio nel mondo.

Le meditazioni che trovi in questo quaderno vorrebbero essere un aiuto per le tue contemplazioni. Puoi usarle nella recita del Rosario o anche al di fuori di esso. A Dio non preme un tipo di preghiera o un altro, gli preme che riceviamo tutto il suo Amore presente in Gesù.

Lo possiamo ricevere anche nella semplicità della ripetizione delle Ave Maria: lo riceviamo e lo trasmettiamo. Che tu reciti il Rosario per intero o a metà o che reciti altre preghiere o che stia in silenzio è secondario: purché tu ti lasci trasformare e possa diventare quello che è diventata Maria: umile serva del Signore, nel silenzio; madre di Gesù, nel dono di sé, discepola fedele, nell'obbedienza amorosa.

In vista di questa conversione il Rosario è strumento utilissimo, perché semplice, facile da tenere a mente, completo.

Per questo è raccomandato da Papi e Vescovi e dai messaggi dati da Maria SS. ma stessa nelle apparizioni accolte dalla Chiesa.

Anno Mariano 1988

«Vogliamo raccomandare veramente la recita del Santo Rosario in famiglia. Lei, la Madre di Cristo e della Chiesa, è infatti in maniera speciale anche la Madre delle famiglie cristiane, delle Chiese domestiche». (Giovanni Paolo II)

 

MISTERI DELLA GIOIA

 

1. Maria riceve l'annuncio dall'arcangelo Gabriele

 

Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Lc 1, 26-27

Maria sa che Dio c'è, e che Dio ama, e che Dio parla per amare e per chiedere amore. Ella cerca perciò di ascoltarlo. Ma quando Dio parla è sempre una sorpresa, soprattutto perché Dio chiede ciò che non si pensa di dover dare. Dio chiede a Maria tutta la vita, le chiede una disponibilità totale. Le fa un dono così grande che le costa tutta la vita. Riceve il Figlio di Dio, ma ciò le costa impegnare per lui ogni giorno tutte le proprie energie fisiche e spirituali. Maria accetta. Consapevole di donarsi senza ancora sapere come, Maria si offre a realizzare la Parola che manifesta le intenzioni di Dio.

Eccomi, si faccia di me come Tu vuoi.

Voglio imparare anch'io l'amore che Maria a per il Padre, la vera preghiera: Eccomi, per Gesù.

 

2. Maria si reca da Elisabetta

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna. Entrata nella casa di Zaccaria salutò Elisabetta. Lc 1, 39-40

Maria ha saputo dal messaggero di Dio che la parente Elisabetta sta

facendo un'esperienza di fede e di amore simile alla propria.

Questa notizia le fa desiderare l'incontro, per imparare, per condividere la gioia e la vita nuova di abbandono a Dio.

Maria ed Elisabetta si salutano lodando Dio, aprendosi il cuore colmo di fede e di speranza.

Maria viene proclamata beata dalla cugina perché ha creduto, perché la sua vita s'è appoggiata sulla Parola di Dio, ed è divenuta così una cosa sola con il Suo amore forte e delicato.

Ella sa che la beatitudine consiste nell'essere guardata da Dio, nell'essere amata da Lui senza alcun merito, perciò innalza il canto della lode con gioia profonda e sincera: «l'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore».

Voglio imparare da Maria a contemplare il mio Dio buono e fedele e a trovare in Lui i motivi della mia serenità e della mia gioia, per poter servire con libertà i fratelli che incontro.

 

3. Gesù nasce a Betlemme

Diede alla luce il suo figlio Primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto nell'albergo. Lc 2, 6-7

L'amore di Maria e Giuseppe per il Padre non si arresta di fronte alla difficoltà del rifiuto degli uomini e né di fronte alla povertà della stalla. Essi continuano ad amare, ed in questo amore, libero da critiche e giudizi e lamentele, accolgono Gesù.

La semplicità, l'abbandono al Padre e la pace di Maria e Giuseppe sono il vero ambiente in cui Gesù nasce: l'essere adagiato sulla paglia non dà fastidio a Gesù, anzi! È sua gloria poter beatificare la povertà fin dalla nascita, perché essa è l'ambiente che favorisce l'unione con Dio, la gioia e l'amore universale.

Beati i poveri in spirito: beati quelli che accettano e decidono di non dare importanza alle ricchezze, ma a Dio: essi somiglieranno al Figlio di Dio, che ha iniziato il suo cammino con noi nella effettiva povertà.

La nostra povertà non sarà ostacolo, anzi, sarà attrattiva per Gesù, se vissuta nell'abbandono al Padre, con un cuore libero da critiche e giudizi e lamentele, con la gioia di essere noi stessi la ricchezza di Dio: tra noi potrà trovarsi bene il Figlio di Dio, come tra Maria e Giuseppe.

 

4. Gesù presentato e offerto a Dio nel tempio

Secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore. Lc 2, 22

Il bambino non sa che cosa sta succedendo, non ne è cosciente, ma sarà sempre riconoscente ai suoi genitori d'averlo - fin da piccolo - presentato al Padre, d'averlo considerato Sua proprietà e dono Suo.

Offrendo il Figlio a Dio e riscattandolo poi con le due colombe, Maria e Giuseppe si sono dichiarati a disposizione del Padre per donare a Gesù il proprio servizio e il proprio cuore: esso appartiene a Dio: questa appartenenza si manifesterà nella disponibilità quotidiana verso il bambino, un bambino che è la gioia e la pace e la luce del popolo d'Israele e di tutte le nazioni. Già fin d'ora Egli inizia a salvare l'umanità: Simeone e Anna solo al vederlo giubilano e sono consolati della lunga attesa.

Il bambino, dono dato da Dio e riconsegnato a lui, attirerà nella sua offerta molti cuori, nonostante il prezzo che verrà chiesto ad essi: rinnegare se stessi, fino a lasciarsi trapassare dalla spada, come è stato detto alla Madre.

Con Lei non temiamo di continuare ad amare il bambino.

Egli stesso è la ricompensa.

 

5. Gesù tra i dottori della legge nel tempio

Quando egli ebbe dodici anni salirono a Gerusalemme, secondo l'usanza. Trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Lc 2, 42-43

Un avvenimento strano nella vita del Figlio di Dio. Com'è stato possibile? Solo una svista dei genitori? E Lui non s'accorgeva che passavano i giorni e le notti?

Non abbiamo altra risposta di quella che Egli ha dato: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Gesù si immerge in ciò che riguarda il Padre, e nella sua sapienza di dodicenne è ispirato a fermarsi ad imparare, ascoltare lezioni e conferenze... Ma il Padre vorrà che Egli impari ancora l'obbedienza «Pur essendo Figlio imparò l'obbedienza dalle cose che patì». Per occuparsi delle cose del Padre suo, Gesù torna a Nazareth, ascolta Maria e Giuseppe, vive nel nascondimento, accetta ogni giorno la croce quotidiana della sottomissione.

Il Padre lo chiama a rinnegare se stesso.

La risposta di Gesù è scuola per Maria e Giuseppe: essi devono imparare a considerare il proprio figlio come figlio di Dio, ad ascoltare per lui non il proprio sentimento, ma le ispirazioni dello Spirito Santo.

Maria e Giuseppe rimarranno nell'atteggiamento di libertà verso il figlio: E nostro figlio perché lo possiamo servire, non perché lo possiamo possedere.

Aiutati dalla luce di questo mistero, viviamo anche noi i nostri rapporti reciproci tra parenti e amici con la consapevolezza che nostro compito, e compito loro, è occuparsi delle cose del Padre.

 

I MISTERI DELLA LUCE

(giovedì)

 

1. Gesù viene battezzato da Giovanni al Giordano

Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. … Appena battezzato, … si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. (Mt 3, 13. 16)

Nel fiume entrano quanti ascoltano Giovanni, confessano i peccati, iniziano ad attendere colui che verrà a battezzare in Spirito Santo e fuoco! Gesù è fra di loro. Egli non è peccatore, ma ama i peccatori, viene per loro, e perciò si mette insieme con loro. L’acqua non lava peccati dal suo corpo, egli invece si lascia caricare di quelli depositati in essa da tutti gli altri. Un atto d’amore così grande e perfetto piace a Dio. Un amore così umile e disinteressato dove lo si può trovare, se non solamente nel cuore del Padre?

Proprio lui, il Padre, lo afferma: l’amore di Gesù è quello che viene dall’alto, è Spirito di Dio! Ognuno ora lo può vedere! L’amore che ama fino ad assumersi le conseguenze del peccato degli altri è amore vero, nuovo, divino. L’amore di Dio è tutto in Gesù, che ora manifesta il vero volto della Divinità. Quest’uomo, che ama gli uomini facendo proprio il desiderio e il disegno di salvezza di Dio, quest’uomo è Figlio, e di lui il Padre gode!

Condividiamo la gioia e la compiacenza del Padre per te, Signore Gesù! Concedi che noi, peccatori, portiamo le nostre piccole croci per sollevare con te il peso del peccato del mondo, o Agnello di Dio!

Maria, concepita senza peccato, intercedi perché siamo uniti al tuo Figlio nell’amore che invece di lamentarsi, sopporta con amore il peso dei fratelli!

 

2. Gesù si rivela alle nozze di Cana

Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. … La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». (Gv 2, 2. 5)

Una festa di nozze è l’occasione preziosa in cui Gesù può rivelare se stesso e manifestare la propria missione! Ed è la Madre che avvia e accompagna l’avvenimento. Maria è attenta alle piccole cose, come sanno fare le donne premurose. Ella s’accorge che manca il vino. Lo confida al Figlio, che è attento a cose più grandi, di cui le piccole però sono un segno. Da molto tempo egli si era accorto che il popolo di Dio mancava della gioia, la gioia tipica di chi ama, di chi celebra le nozze! Dio, lo Sposo del suo popolo, attendeva invano l’amore dei fedeli. Questi erano osservanti di regole e di leggi, terrorizzati dalle conseguenze di eventuali inadempienze. Vivendo in tal modo, la gioia s’allontanava sempre più dal rapporto dei fedeli col loro Dio. La religione diventava opprimente. Come ridonare l’amore ai cuori? Come far sgorgare la gioia nel popolo di Dio?

“Fate quello che vi dirà!”, comanda Maria ai servi. Sì, Gesù è la via che porta alla vita vera, alla gioia! Egli comanda di bere l’acqua della legge, di mettere l’obbedienza a Dio dentro, nel cuore! Ed ecco il prodigio: vivere l’obbedienza a Dio non come coercizione, ma come propria decisione, dà gioia, risana il cuore! L’acqua è diventata vino buono! L’obbedienza a Dio vissuta come amore è fonte di gioia nuova e piena! Gesù si rivela così lo Sposo che introduce il popolo, sposa, all’amore vero!

Grazie, Maria ss.ma, tu sai che Gesù è la strada, la soluzione per i problemi seri della vita! Ricordaci ancora di fare quello che Egli ci dice e ci dirà!

 

3. Gesù annuncia il Regno di Dio e invita alla conversione

Gesù … diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo». (Mc 1, 15)

Gesù annuncia che il Regno è vicino, a portata di mano. Invita perciò a conversione, a non vivere più in attesa di gioie lontane, ma a godere di una Presenza che tutti possono riconoscere: lui è il Figlio, quindi il re inviato da Dio, re cui obbedire, re da amare e da seguire! Egli non regna come i re conosciuti! Egli inaugura un modo nuovo di essere re! Egli è un re che serve e dà la vita, un re che sta davanti, come un pastore, un re che ama e serve i suoi come il pastore serve le pecore interessandosi di ciascuna con tenerezza.

Il suo Regno è davvero bello e desiderabile. Tutto ciò che ci circonda ne manifesta le caratteristiche. Il chicco di senape, il mercante di perle, l’uomo che lavora la terra e scopre un tesoro, il lievito nascosto nella farina, il padrone che si fida dei suoi servi, il seminatore di grano, i pescatori che preparano i pesci per la vendita, il re pietoso con il debitore inadempiente, tutto questo parla del Regno già presente! È il Regno che il Padre ha dato a lui, a Gesù, e che egli condivide con i discepoli fedeli e perseveranti. È il Regno in cui egli, sul Calvario, accoglie uno dei ladroni, Regno già iniziato e che si compirà alla fine, quando lo consegnerà al Padre perché Dio sia tutto in tutti!

Noi entriamo in questo Regno osservando i comandamenti e seguendo Gesù in una povertà semplice e volontaria (Mc 10, 19. 21). Contribuiamo alla pace e fraternità che gli uomini sognano e non sanno dove trovare. Li guideremo a Gesù, re del Regno!

Maria ss.ma, facendo sempre la volontà del Padre e amando Gesù di amore esclusivo, ci mostri la bellezza e la sapienza del Regno del tuo Figlio!

 

4. Gesù in preghiera è trasfigurato sul monte

Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime. (Mc 9. 2-3)

Lontano dalle folle Gesù cerca il silenzio, quel silenzio che si possa riempire di preghiera. Nella preghiera chi è maggiormente impegnato non è l’uomo, ma Dio stesso. Gesù prega, e, pregando, trascina nel colloquio d’amore i tre discepoli ancora inesperti.

Gesù prega, e il Padre opera: trasfigura il volto del Figlio, rende le sue vesti splendore luminoso e permette ai suoi amici, Mosè ed Elia, di essere presenti e partecipi d’un dialogo nuovo e sorprendente. Essi sono le guide spirituali del popolo: ora parlano con Gesù di persecuzione e di morte. Essi stessi avevano affrontato, con la fedeltà al Dio dell’alleanza, il rifiuto del popolo e dei grandi. I tre discepoli, stupiti, non comprendono: vorrebbero perpetuare il benessere di questo momento. Invece gli eventi di cui Gesù parla devono compiersi. La gioia stabile ci sarà in seguito, dopo la passione e la morte! La voce dal cielo assicura ancora che Gesù è la Parola del Padre: “Ascoltatelo”! Chi ascolta il Figlio ascolta il Padre!

Rimane solo lui, e lui scende dal monte in silenzio. Mosè ed Elia hanno terminato il loro compito. Ora è Gesù l’unica guida del popolo, è lui la voce di Dio, lui che è gioia di Dio e gioia degli uomini. Egli morirà e risorgerà! La sua morte è necessaria all’umanità: ad essa ci si prepara con la preghiera. Pregando offriamo il nostro corpo, come s’è offerto Gesù: il Padre ci renderà luminosi, perché la sua luce si rifletta sul mondo, che cammina a tentoni nelle tenebre, per indicargli la via che conduce a lui.

Maria Ss.ma, ci hai insegnato la vera preghiera quando hai detto: “Eccomi, sono la serva del Signore: avvenga di me secondo la tua parola!”. Sii ancora maestra di preghiera per noi!

 

5. Gesù istituisce l’’Eucaristia

Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». (Lc 22, 19-20)

Gesù si è seduto a tavola con i discepoli. Questa volta non ci sono farisei né altri che attirino l’attenzione o che possano disturbare l’intimità. Gesù è tutto per loro. L’ambiente esterno è chiaramente nemico a lui e, di conseguenza, anche ad essi. In questo momento raccolto e solenne Gesù dona loro le sue confidenze, rivolge raccomandazioni, riassume insegnamenti, e compie qualche gesto di notevole rilevanza, come l’alzarsi per passare nelle proprie mani i loro piedi sporchi La partenza di Giuda non impedisce di continuare il pasto dialogando e pregando. I momenti più solenni sono all’inizio e alla fine. All’inizio egli, con le stesse mani con cui aveva lavato i loro piedi, spezza il pane e lo porge loro pronunciando le parole più misteriose e più sacre che siano mai state dette: “Questo è il mio corpo”! Alla fine la coppa del vino offre il dono del suo sangue che sarà versato per il perdono dei peccati. Corpo e sangue disgiunti, come avviene all’agnello pasquale! È Pasqua infatti. Ecco qui il vero agnello, quello cui alludeva Mosè. I discepoli si nutrono della sua carne, come egli aveva detto, e bevono il suo sangue per avere la vita!

Gesù lascia ai suoi il dono più grande, dono che spiega la sua morte e rende attuale la sua risurrezione. Noi mangiamo e beviamo ancora quel Corpo e quel Sangue, e, misteriosamente, ma realmente, diventiamo vere membra sue. Il suo Corpo e Sangue divisi, separati dai chiodi e dalla lancia, si riuniscono in noi, nel nostro corpo! Sarebbe sacrilegio pensare una simile cosa, se lui stesso non ci avesse dato l’ordine: “Fate questo in memoria di me”! Dobbiamo obbedire!

Maria, aiutaci ad accogliere Corpo e Sangue del tuo Figlio, ad accoglierlo degnamente, perché la nostra vita non sia falsa testimonianza del suo sacrificio!

 

MISTERI DOLOROSI

 

1. L'agonia di Gesù nell'orto del Getsemani

Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e cominciò a provare tristezza e angoscia. Mc 14, 32-33

Gesù vive la sua più grande tentazione. Il Maligno gli fa vedere la morte come una sconfitta, come una distruzione di tutto il bene fatto, come la fine di tutto.

Gesù lotta interiormente per rimanere fedele al Padre: "Egli è mio Padre. La mia vita è sua, ora e dopo la morte e nella morte stessa. La mia opera, quanto ho compiuto, era obbedienza al Padre: Egli completerà ciò che per mezzo mio ha iniziato".

Con l'arma della fede Gesù vince la lotta terribile che lo fa sudare sangue: «Padre, non la mia, ma la Tua volontà sia fatta». E ripete, e ripete ancora: Non la mia, ma la Tua volontà.

Gesù vive da solo questo momento. Discepoli e amici sono spiritualmente assenti. Il sonno è per essi tentazione: impedisce loro di unirsi a Gesù nell'offerta di sé al Padre. La tentazione iniziata col sonno si completa nella fuga.

Gesù è solo. Come nel deserto.

«Ma io non sono solo, il Padre è con me».

E così Gesù cammina in mezzo alle guardie come uno che sa non dover fare altro che amare, nell'attesa della manifestazione dell'amore del Padre.

Con Gesù viviamo l'amore, lasciando al Padre la nostra difesa.

 

2. Gesù flagellato crudelmente

Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare Gv 19, 1

L'odio, l'invidia e la gelosia degli uomini influenti hanno la meglio. Gesù soccombe. Egli viene trattato da delinquente.

Nel suo cuore però l'odio non è entrato. Nel suo cuore la violenza non provoca reazioni. Nel suo cuore i flagelli non riescono a far sorgere ribellione, né contro Dio né contro gli uomini.

Gesù riceve i colpi di flagello come dono del Padre all'umanità. Egli porta il peccato del mondo come agnello, e il peccato merita la correzione. Il peccato fa soffrire l'uomo, ed Egli, innocente, se l'è addossato quando è entrato nelle acque del Giordano.

Ora ogni colpo di flagello è occasione per Gesù di dire al Padre: eccomi, eccomi, fa di me ciò che vuoi. Tu ferisci e tu risani. Eccomi, il mio corpo si apra perché esca il mio sangue e guarisca le ferite che il peccato infligge al cuore degli uomini

Voglio vivere anch'io le contraddizioni e i colpi d'inimicizia degli uomini come li ha vissuti Gesù, per completare nella mia vita l'offerta del suo corpo al Padre per la salvezza di tutti.

 

3. Gesù incoronato di spine

E intrecciata una corona di spine gliela posero sul capo con una canna nella destra. Mentre gli si inginocchiavano davanti lo schernivano: Salve, Re dei Giudei! Gv 19, 2

 

I soldati si divertono a far soffrire Gesù. t un mistero che si è ripetuto nella vita dei martiri e si ripete ancora. t il mistero del cuore dell'uomo che si lascia possedere da una malvagità così squallida. Ma Dio, il Dio dell'amore, sa adoperare anche questo male dell'uomo: lo adopera come profezia.

I soldati scherniscono Gesù usando per Lui il titolo di Re, e gli configgono sul capo le spine intrecciate a corona.

Noi leggiamo in questo gesto l'invito ad accogliere Gesù come vero re, un re che non domina, ma ama fino al dono di sé. Per noi quel gesto di malvagità dei soldati è divenuto profezia, è divenuto rivelazione delle intenzioni di Dio. Gesù è nostro Re. Egli è mio Re, non per decisione degli uomini, dell'opinione pubblica, ma per mia decisione personale. Io lascio che Egli regni in me.

Maria non era presente a questa incoronazione di Gesù, ma nel suo cuore Ella lo aveva già accolto come Re. Lo accolgo e ubbidisco anch'io, come Lei, accettando il suo titolo di Re dal Padre, che me lo ha rivelato nel momento in cui Gesù esercitava la sua regalità di amore.

Anch'io, come la Madre, accolgo Gesù e gli ubbidisco accettando il suo titolo di Re dal Padre...

 

4. Gesù condannato a morte porta la croce al Calvario

Portando la croce si avviò verso il luogo detto in ebraico Golgota. Gv 19, 17

Tutti gridano: Crocifiggilo! E Pilato si lascia vincere dalla violenza e dal ricatto dei capi dei Giudei.

Gesù, riconosciuto ufficialmente innocente, viene condannato a morire col supplizio dei malfattori.

Egli non s'attendeva altro: già lo aveva predetto ai suoi.

Ora però la realtà è viva e tremenda. Sulle sue spalle grava il pesante legno, un legno che le sue forze non riescono a reggere del tutto. Le cadute sui sassi della strada sporca aumentano il dolore.

Un incontro con le donne piangenti, tra cui la Madre, rendono il cammino verso il Calvario occasione di nuovo annuncio: «Non piangete su di me, ma sui vostri figli». A Gesù non preme la propria vita, a lui preme la vita eterna degli uomini. Ci saranno coloro che la riceveranno da Lui, e ci saranno coloro che la rifiuteranno: questo è il dolore di Gesù, che il frutto del suo sacrificio non sia accolto da tutti.

«Ho il potere di offrire la mia vita» aveva detto: ora Gesù offre se stesso. I soldati non devono forzarlo a camminare. Egli vuole andare al Calvario, perché vuole che io sia salvato dall'inganno del Maligno. Ogni suo passo è un atto di amore.

Ringrazio Gesù, e lo voglio seguire.

Con Maria lo accompagno e offro al Padre le mie piccole sofferenze d'ogni giorno, anche quelle del vedermi ingiustamente giudicato e condannato.

 

5. Gesù muore in croce

Gesù gridando a gran voce disse «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Lc 23, 46

Disse: «Tutto è compiuto». E chinato il capo, spirò. Gv 19, 30

Le ore dell'agonia sono lunghe e buie.

Gesù soffre dell'abbandono dei suoi discepoli.

Egli soffre la tentazione dell'ultima ora: «Se sei figlio di Dio ... ». «Sì, sono figlio di Dio» sembra che Egli risponda: "e proprio per questo rimango abbandonato nelle mani del Padre: a Lui affido la mia vita.

A Lui che non vedo, che sembra assente, che sembra mi abbia lasciato. Sono suo figlio, per questo lascio che Egli si occupi di me fino alla fine. Egli sa ciò di cui ho bisogno, Egli sa come posso essere utile al mondo: mi affido a Lui.

La mia sete la offro a Lui.

La mia completezza di obbedienza alla sua volontà espressa nelle Scritture la offro a Lui.

I miei discepoli li presento a Lui, tramite mia Madre, fedele fino alla fine. E mia Madre la dono a loro perché continui la maternità che il Padre le ha chiesto per me.

E la promessa del Padre a coloro che mi amano la realizzo per il ladrone che mi accoglie, nonostante io appaia verme e non uomo, rifiuto del mio popolo".

Così, con questi sentimenti di amore, Gesù muore.

Il centurione si converte: crede in Lui.

Io con la Madre e col discepolo prediletto continuo ad amarlo e ad offrirlo al Padre.

E con Lui offro me stesso: Padre, sono anch'io tuo figlio. Fa' di me un testimone di Gesù.

 

MISTERI DELLA GLORIA

 

1. Gesù risorge dai morti e appare ai discepoli

La sera di quello stesso giorno venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Detto questo mostrò loro le mani e il costato. Gv 20, 19-20

Gesù sorprende i suoi. Essi non si aspettano di rivederlo, di udire ancora la sua voce. Essi credono che la morte abbia potere su di Lui come su tutti gli uomini.

Gesù invece si fa vedere, si fa udire, si fa toccare.

Egli continua ad amare e a lasciarsi amare. Egli è vivo. Anzi, la sua vita è perfetta, dono d'amore perfetto, non più condizionato nemmeno dal peccato degli uomini.

Il suo saluto è «Pace a voi!»; non è un augurio, ma un invito: invito a godere con Lui l'amore del Padre, invito a condividere lo Spirito che vivifica e rinnova la faccia della terra.

Gesù dona pace, dona perdono e chiede amore.

«Mi ami tu?» ha chiesto a Pietro e chiede a me ora, per potermi affidare qualche piccolo compito nella sua Chiesa, come segno del suo amore al suo gregge.

Mi ami tu? Mi vuoi bene?

Mi faccio aiutare da Maria a rispondere a questa domanda.

Si, Gesù, ti amo.

Come Maria ti ha amato mettendosi a tua disposizione, così io ti amo: eccomi usami per la tua opera, secondo i tuoi desideri.

 

2. Gesù ascende, al cielo e manda i suoi a battezzare in tutto il mondo

Gesù li condusse fuori, verso Betania, e alzate le mani li benedisse. Lc 24, 50

«Andate dunque e ammaestrate tutte le genti, battezzandole nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Mt 28, 19

Gesù prende posto alla destra del Padre. Riceve la gloria che aveva prima della creazione del mondo.

In questa sua glorificazione Egli non dimentica i suoi, anzi li incarica di continuare il progetto d'amore del Padre: andate e battezzate tutte le genti... Egli manda i suoi a battezzare, a comunicare cioè a tutti la vita di Dio Padre, di Dio Figlio, di Dio Spirito Santo. Gli apostoli sono incaricati di mettere gli uomini a contatto con l'amore del Padre, che ama gratuitamente, con l'amore del Figlio, che ama obbedendo, con l'amore che è lo Spirito Santo, che ama con gioia senza parzialità.

Per questo Gesù stende le mani su di loro benedicendoli, e poi scompare dalla loro vista. Non occorre più vedere Gesù, non occorre più sentire la sua voce. Egli sarà accanto ai suoi ogni giorno, anzi, vivrà dentro di loro: comunicherà loro la sua forza e la sua capacità d'amare.

Gesù seduto alla destra del Padre sarà per loro intercessore e avvocato. Essi godranno nel saperlo glorioso e vittorioso Signore della loro vita.

Anche noi insieme con Maria godiamo e ci rallegriamo nel sapere che il nostro Maestro e Signore, colui che ci ha amati fino alla fine, è nella gloria piena ed eterna.

Godendo dell'intercessione di Maria continuiamo a lasciarci battezzare, a lasciarci immergere nell'amore trinitario di Dio per trascinare in quest'amore tutto il mondo.

 

3. Lo Spirito Santo discende sugli apostoli e guida la chiesa

E apparvero loro lingue come di fuoco, che si posarono su ciascuno di loro. Ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo. Atti 2, 3-4

Il mondo non comprende l'opera dello Spirito Santo. La gioia e la franchezza dei discepoli di Gesù viene interpretata come ubriachezza, altre volte come pazzia.

Essi però vivono una vita nuova, un nuovo amore, una nuova gioia basata sulle cose di Dio, anzi, sulla persona di Dio.

Essi godono di sapersi nelle mani del Padre e gioiscono di cooperare all'opera di Gesù.

Essi non lavorano più per se stessi, non vivono più per la propria gloria, non amano più il denaro e la vanità e i piaceri.

Essi amano Gesù più di se stessi. Uno Spirito nuovo li possiede, uno Spirito che non reagisce a ciò che avviene nel mondo, sulla terra, ma si lascia influenzare solo dall'amore del Padre e di Gesù. E uno Spirito Santo che sa amare e ama portando i cuori a Gesù, dove trovano pienezza di vita.

Lo Spirito Santo, che ha illuminato gli apostoli e dato a loro e a Maria nuova vita, continua a guidare la Chiesa. La sta guidando con sante ispirazioni nei cuori dei singoli, suscitando movimenti di fede, di preghiera e di carità. Distribuisce carismi e ministeri perché le grazie date ad uno giovino a tutti per l'edificazione di un edificio santo, la Chiesa, dimora capace di accogliere tutta l'umanità perché riceva e senta l'amore del Padre.

Salutando Maria con la preghiera dell'Angelo godiamo della sua intercessione. Ella chiede per noi la pienezza dello Spirito Santo, che ha fatto della sua vita e fa della nostra vita un dono a Dio, prezioso per tutta l'umanità.

 

4. Maria SS.ma assunta in cielo

Benedetta sei Tu, davanti al Dio altissimo, più di tutte le donne che vivono sulla terra. Giud 13, 18

Colei da cui ha preso carne il Figlio di Dio partecipa della gloria della sua incorruttibilità.

A Lei Dio ha già dato quella gloria che a noi è promessa alla fine dei tempi se perseveriamo nel servire il Figlio Gesù.

Maria è stata fedele nelle piccole cose di ogni giorno. Ha continuato ad amare il Padre servendo Gesù bambino, ragazzo, adolescente, giovane, uomo maturo. Lo ha servito nel silenzio di Nazareth, ha sofferto per Lui, e con Lui ha accolto e meditato le sue parole e i fatti della sua vita.

Ora Ella gode il premio; Dio non si lascia vincere in generosità! Maria però non ha amato il premio, ha semplicemente amato.

Il suo amore ha incontrato quello di Dio per lei. E noi, oggi, guardando Maria nella luce della beatitudine eterna, vediamo la fedeltà di Dio e il suo amore che fa partecipare noi piccoli e umili alla sua grandezza.

«Ha guardato l'umiltà della sua serva, d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata poiché grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente».

Partecipiamo alla gloria della nostra Madre promettendo una fedeltà più stabile ai desideri di Dio per noi.

 

5. Maria coronata Regina degli angeli e dei santi

Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. Ap 12, 1

Gesù ha pregato cosi: «Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io». Noi vediamo Maria come la prima di quelli che il Padre ha dato a Gesù: gliel'ha data come Madre e discepola, e perciò noi ora la contempliamo nella gloria con Lui e la chiamiamo Regina, poiché sta scritto: «Se con Lui perseveriamo con Lui anche regneremo!».

«Chi mi ama, il Padre mio lo onorerà» ha detto Gesù. E se il Padre onora chi ha amato Gesù, noi onoriamo con Lui la Madre che più di ogni creatura ha amato il Figlio di Dio, e la onoriamo col titolo di Regina.

Ella è la Regina degli Angeli perché essi servono a quell'amore di Dio che s'è incarnato in Lei.

È la Regina dei santi, perché essi hanno obbedito a Lei che ha detto: «Fate tutto quello che Egli vi dirà».

È la Regina dei patriarchi perché con loro e più di loro ha atteso e accolto la salvezza dell'umanità.

È la Regina dei profeti che hanno annunciato il suo parto illibato.

È la Regina dei martiri e dei confessori della fede, che hanno testimoniato con la vita e con la morte il suo Figlio.

È la Regina delle vergini di cui è modello inimitabile.

È la Regina dei monaci perché prima di loro si è offerta al Padre nel silenzio e nell'obbedienza per amore di Gesù.

È la Regina di tutti i cristiani perché tutti guardano a Lei per vedere le grandi opere di Dio.

E inoltre la chiamiamo Regina di misericordia, Regina dei poveri, degli afflitti, degli umili, Regina della pace, Regina del nostro paese, della nostra famiglia e del nostro cuore.

La sua regalità, partecipazione a quella di Gesù, è dono di Dio all'umanità, che può così in Lei contemplare il proprio destino.

 

LITANIE MARIANE

Dal nuovo rito, secondo il Concilio Vaticano 11, per le litanie mariane (Ed. Lib, Vaticana, 1982)

 

Signore, pietà - Signore, pietà

Cristo, pietà - Cristo, pietà

Signore, pietà - Signore, pietà

Santa Maria prega per noi

Santa Madre di Dio

Santa Vergine delle vergini

Figlia prediletta del Padre

Madre di Cristo Re dei secoli

Gloria dello Spirito Santo

Vergine figlia di Sion

Vergine povera ed umile

Vergine mite e docile

Serva obbediente nella fede

Madre del Signore

Cooperatrice del Redentore

Piena di grazia

Fonte di bellezza

Tesoro di virtù e sapienza

Frutto primo della redenzione

Discepola perfetta di Cristo

Immagine purissima della Chiesa

Donna della nuova alleanza

Donna vestita di sole

Donna coronata di stelle

Signora di bontà immensa

Signora del perdono

Signora delle nostre famiglie

Letizia del nuovo Israele

Splendore della santa Chiesa

Onore del genere umano

Avvocata di grazia

Ministra della pietà divina

Aiuto del popolo di Dio

Regina dell'amore

Regina di misericordia

Regina della pace

Regina degli angeli

Regina dei patriarchi

Regina dei profeti

Regina degli apostoli

Regina dei martiri

Regina dei confessori della fede Regina delle vergini

Regina di tutti i santi

Regina concepita senza peccato

Regina assunta in cielo

Regina della terra

Regina del cielo

Regina dell'universo

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo perdonaci, o Signore!

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo ascoltaci, o Signore!

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi!

Prega per noi Santa Madre di Dio. E saremo degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo: Dio misericordioso, esaudisci la preghiera del tuo popolo che onora la Beata Vergine Maria, tua serva, come Madre e Regina, e concedi a noi di servire te e i fratelli in questo mondo per entrare nella dimora eterna del tuo regno. Per Cristo Gesù nostro Signore Amen.

 

MARIA,

Tu piena di santità e di grazia, noi Ti onoriamo per le cose grandi che Dio Padre ha fatto in Te, e Ti amiamo con affetto di figli, perché il nostro Signore Gesù, quando ci ha salvato, Ti ha dato a noi come madre. Accoglici oggi per amore di Gesù. Ottienici lo Spirito d'amore di Dio, che ha riempito la tua umiltà, perché compia in noi poveri la Gloria del Padre e la pienezza del Regno di Gesù, secondo la sapienza e il desiderio del Suo Cuore, nella comunione di tutti i Santi. AMEN.

 

Nihil obstat: don Iginio Rogger, Trento, 21.9.1988