OMELIE / Omelie IT
03 ago 2025 03/08/2025 - 18ª Domenica T. O. - anno C
03/08/2025 - 18ª Domenica T. O. - anno C
Iª lettura Qo 1,2; 2,21-23 dal Salmo 94 IIª lettura Col 3,1-5. 9-11 Vangelo Lc 12,13-21
San Paolo s’intrattiene con i suoi fedeli con grande amore e sapienza. Non tutti coloro che si sono fatti battezzare nel nome di Gesù arrivano a comprendere le conseguenze del vivere nella fede. C’è chi pensa di poter continuare le proprie abitudini impregnate di menzogna, amore al denaro e quindi frode, impurità, linguaggio scurrile, maldicenze, e di altre abitudini di cui nemmeno ci accorgiamo siano incompatibili con l’amore al Signore. No, dice l’apostolo: se ora ti sei impegnato con Cristo Gesù, vedi di far fare bella figura a lui con il tuo modo di vivere. Egli ti ha perdonato, egli è morto per te, e tu saresti capace di vivere come quand’eri pagano, come non fosse successo nulla? Ciò non ti fa onore, anzi, rende ridicolo e fa disprezzare il tuo Signore.
Dal vostro modo di parlare, dal vostro modo di comportarvi nell’ambito sessuale, dal vostro modo di considerare le cose di questo mondo e le ricchezze, dai vostri desideri si deve capire che non siete più di questo mondo, ma che siete di Gesù e appartenete al suo regno, il regno dei cieli. Da tutto il vostro comportamento si deve intuire la bellezza di quel Dio che è Padre di tutti, anche di quelli che non lo conoscono e perciò lo rifiutano.
Il cristiano vive una vita pura, interiormente povera, libera da accuse e condanne contro gli altri, anche a costo di soffrire, perché egli vuole essere sempre un testimone: devo ricordarlo sempre che io sono testimone o di verità o di menzogna. Il cristiano testimonia che Dio ama gli uomini, testimonia che Gesù è morto per loro e li attende tutti nella risurrezione. Il cristiano è testimone della santità di Dio, è uno che rivela il vero volto di Dio agli uomini, ai suoi fratelli e a coloro che non hanno alcuna idea, se non falsa, della divinità.
Ci abitueremo a considerare così la nostra vita, altrimenti faremo sempre tutto come obbligo, e la nostra fatica sarà pesante, talora insopportabile. Molti non capiscono perché debbano essere puri, altri non comprendono perché debbano essere onesti anche quando possono farla franca. Se consideriamo il nostro essere cristiani come un modo per avere una delle tante religioni o un modo per rispettare dei comandamenti, non abbiamo capito nulla del Vangelo. Questi rimane come uno che “accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”.
Per comprendere e riuscire a vivere qualcosa del Vangelo, cioè della sapienza e dell’amore di Dio per noi, faremo pienamente nostro l’intuizione e la verità che Gesù ci manifesta oggi con la parabola dell’uomo ricco. Quest’uomo non è un uomo che appartiene al passato, anzi, egli può rappresentare benissimo ciascuno di noi.
Siamo noi che continuiamo a calcolare la possibilità di avere di più, più lavoro, più mezzi economici, più svago, più viaggi, più divertimenti. Facciamo così presto a lamentarci: ci accorgeremo di essere sempre poveri: l’uomo della parabola, diventando ricco, si è accorto di non avere magazzini sufficienti per le sue scorte, si è accorto di essere… povero! Ma, dice Gesù, era stolto.
Siamo stolti quando dimentichiamo di mettere nei nostri calcoli la presenza e la paternità di Dio.
Siamo stolti quando dimentichiamo che i beni di questo mondo non ci faranno mai felici, nè testimonieranno per noi all’ultimo giudizio.
Siamo stolti quando dimentichiamo che le ricchezze ci sono date per arricchire di amore generoso il mondo, per alleviare le sofferenze dei poveri, per dare testimonianza che Dio è provvidenza per coloro che non dispongono di nulla.
Siamo stolti quando pensiamo di essere padroni di ciò che passa per le nostre mani: non sappiamo nemmeno se domani saremo ancora qui.
Ha ragione l’autore del Qoèlet, quando dice che tutto è vanità, tutto è inganno, tutto è illusione. Unica realtà è Dio, e unico scopo della nostra vita è perciò essere partecipi della sua vita d’amore!
Faremo più attenzione all’esortazione dell’apostolo Paolo: con forza ci dice di tenere lo sguardo fisso alle cose di lassù, di non lasciarci condizionare dalle cose della terra. Le cose di lassù sono le cose del regno dei cieli, quelle che vediamo anzitutto sulla croce di Gesù: amore fino alla fine, amore che risorge dalla morte. Tutta la nostra vita sarà luminosa!
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