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OMELIE / Omelie IT

27 lug 2025
27/07/2025 - 17ª Domenica T. O. - anno C

27/07/2025 - 17ª Domenica T. O. - anno C

Iª lettura Gn 18,20-21.23-32 dal Salmo 137 IIª lettura Col 2,12-14 Vangelo Lc 11,1-13

 

La pagina della Genesi che racconta il dialogo di Abramo con Dio è una delle più belle dell’Antico Testamento. Abramo dimostra confidenza e coraggio nel parlare con Dio, facendogli proposte misericordiose: noi assomigliamo tanto a lui, quando pensiamo di essere capaci di dar consigli a Dio. Pur senza affermarlo esplicitamente, ci riteniamo migliori e più sapienti di lui.

Abramo pensava di dover dare suggerimenti a Dio e dirgli fin dove doveva arrivare la sua pazienza e il suo amore. Egli si lascia consigliare, accetta i suggerimenti dell’uomo, ma supera di gran lunga la longanimità di Abramo. È sorprendente! L’uomo ad un certo punto si ferma, non riesce ad immaginare che ci sia una pazienza e una misericordia più grande della propria. E invece Dio si rivela vero e generoso amante dell’uomo. Dio è disposto a risparmiare la vita ad un popolo intero grazie alla fedeltà di dieci persone, ma certamente egli ha un disegno e una possibilità ancora più abbondante, che Abramo non può comprendere ancora.

Noi lo sappiamo: egli manderà un uomo solo, un uomo senza peccato, che offrirà la vita non solo per una città, ma per il mondo intero. È Gesù, e di lui parla oggi San Paolo.

Sulla terra non c’è alcun giusto, siamo tutti peccatori. Lui ci ha perdonato tutti i peccati: chi lo accoglie diventa giusto agli occhi di Dio. Per merito suo perciò nel mondo ci sono molti giusti, in ogni città e paese, e per merito suo quindi Dio risparmia il mondo.

Noi vediamo con lucidità crescente quanto il mondo sia colpevole, quanto sia disobbediente a Dio, quanto grandi siano i suoi peccati, quanta somiglianza ci sia tra le nostre nazioni e la città di Sodoma, stravolta dalle perversioni sessuali. Non diventiamo tristi e nemmeno scoraggiati: l’amore di Dio è sempre pronto, è sempre concreto in Gesù e nella sua Chiesa, che con lui porta continuamente la croce per assicurare la salvezza ad ogni singola persona segnata dalle conseguenze del peccato.

Certamente sarà necessario ancora che l’uomo presenti a Dio la preghiera, come Abramo. Ma la preghiera che l’uomo presenta ora non è più quella che egli formula con la sua intelligenza e con i suoi desideri mossi spesso dall’interesse del momento. Noi presentiamo al Padre la preghiera di Gesù, quella che egli stesso ci mette nel cuore e sulle labbra. Con questa preghiera non ci ripromettiamo di riuscire a piegare il cuore di Dio, ma invece di cambiare il nostro.

I discepoli pregavano come tutti i buoni ebrei. Vedendo però come pregava Gesù, si sono accorti che il suo pregare era diverso, e gli chiesero che insegni anche a loro. Gesù allora rivela il proprio modo di mettersi davanti a Dio.

Egli prega ritenendosi figlio, come un bambino obbediente, che gode della grandezza e della sapienza del proprio papà. Gesù si interessa dei desideri e della volontà del Padre, di tutto ciò che gli preme, e fa proprio il progetto che il Padre ha in mente per la vita e la gioia di ogni uomo e di tutto il mondo. Gesù chiede al Padre il pane, quel pane che ci fa essere un cuor solo e un’anima sola, il pane eucaristico che porta in noi lo Spirito Santo.

Gesù chiede pure il perdono per noi, sapendo che noi abbiamo bisogno di essere risanati. E chiede la forza perché resistiamo alle tentazioni: esse ci avvolgono e ci stravolgono. Le tentazioni peggiori sono quelle di isolarci, estraniarci dalla comunità, di disobbedire a Dio e di non cercare l’obbedienza ai suoi ministri: regna così la divisione, il clima favorevole per il nemico dell’uomo e di Dio.

Dio è un Padre, che ci vuole bene e non rifiuta di darci quanto è necessario per la nostra vita, non ci rifiuta il suo santo Spirito, che dona vita e comunione per la gioia profonda e la pace dei suoi figli. È questo Spirito che ci insegna a chiedere con insistenza, come l’amico chiede con insistenza ad un amico il pane per un terzo amico. L’amicizia passa per il pane: non è forse vero? Anche l’amicizia con Dio passa per il pane, quello che Gesù stesso diventa, per unirci, salvarci, santificarci.

Infatti, “Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe”. Grazie a Gesù, divenuto pane, ottenuto dalla nostra preghiera incessante e insistente, il peccato e il maligno si allontanano da noi.

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