OMELIE / Omelie IT
30 nov 2025 30/11/2025 - 1ª Domenica T. A. - anno A
30/11/2025 - 1ª Domenica T. A. - anno A
Iª lettura Is 2,1-5 dal Salmo 121 IIª lettura Rm 13,11-14 Vangelo Mt 24,37-44
“Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci indichi le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”. Iniziare un Anno Liturgico è come iniziare la salita sul monte del Signore, su quel monte dove si potrà incontrare Dio, quel Dio che si è già fatto presente nella vita degli uomini. Egli infatti ha stabilito con loro delle alleanze per farsi conoscere come Padre e amico, protettore ed educatore, come appunto a Giacobbe.
Noi ci mettiamo in cammino per incontrarlo e per accogliere i suoi insegnamenti. Ci mettiamo in cammino su quei sentieri sui quali siamo sicuri di trovarlo, cioè su quei sentieri che egli stesso ci indica con la parola dei profeti e, in particolare, di Gesù. Siamo sicuri che i sentieri di Dio sono i migliori, dove la nostra umanità si realizza pienamente, sia come persone singole che come popolo. In questo cammino, che ogni anno ricominciamo, vivremo le varie tappe dell’attesa, del riconoscimento, dell’ascolto, della identificazione e dell’immersione nel suo amore per riceverlo e donarlo. Sono le tappe appunto dell’Avvento, del Natale, della Quaresima e Pasqua, fino alla Pentecoste, e al resto del tempo che riceviamo in dono per realizzare la nostra missione. Vivremo queste tappe in modo nuovo, arricchito dalle nuove esperienze che hanno segnato la nostra vita.
Siamo stati posti da Dio nel mondo proprio per trasformare il mondo. Lo troviamo sempre immerso in guerre e lotte che lo rendono luogo di paura, di sofferenza e di morte. In esso pare non si conosca altra lingua che quella di Caino. Non è questa l’intenzione che Dio ha avuto nel crearlo, e perciò ecco il nostro compito di trasformare “le spade in vomeri, le lance in falci”, affinché la pace avvolga tutta la terra. Introdurremo il nuovo linguaggio, quello di Abele, capace di amare fino a lasciarsi togliere la vita: lo impareremo sempre e soltanto da Gesù.
Vogliamo fare la fatica di percorrere le vie del Signore non per raggiungere una nostra quiete, ma per immergere il mondo nell’amore del Padre e nell’ubbidienza del Figlio. Non ci illudiamo di poter cambiare tutto il mondo nè in poco nè in molto tempo. Noi stessi facciamo gran fatica a sostituire gli stessi nostri risentimenti con pensieri di benevolenza, con desideri di benedizione e preghiere per la salvezza di chi con noi usa la spada. Con il nostro amore a Dio e l’ubbidienza di fede saremo di aiuto anche ad altri perché possano venir conquistati, “presi” dalla medesima luce e dal medesimo amore.
Gli uomini sono distratti dalle loro stesse occupazioni e dalle necessità materiali e non pensano che un giorno lasceranno questo mondo. Tale dimenticanza li rende superficiali e deboli, e, peggio ancora, incapaci di discernere i tempi, come quell’uomo di novant’anni che ieri mi raccontava il suo odio per una persona che l’aveva defraudato di un metro di terra. Non si accorgeva che quell’odio gli impediva di godere i metri che gli sono rimasti e, soprattutto, di raggiungere la beatitudine dei servi di Dio quando dovrà lasciare tutto.
San Paolo perciò ci raccomanda di svegliarci dal sonno: è un sonno l’incapacità di vedere cose e fatti, belli e incresciosi, nella luce di Dio e del cammino che ci dovrebbe portare a lui. L’apostolo ci esorta perciò a comportarci in modo da essere trovati “non in mezzo a gozzoviglie e ubriachezze, non fra impurità e licenze, non in contese e gelosie”!
È Gesù il vero vestito dentro cui porre tutta la nostra vita: la sua parola e il suo amore è vita più sicura dei piaceri che il mondo ci vuol far vedere come legittimi o come un nostro diritto. Questi creano contese e lotte, mentre invece la Parola del Signore crea armonia, ordine e comunione fraterna.
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