OMELIE / Omelie IT
16 ago 2026 16/08/2026 - 20ª Domenica del T.O. - anno A
16/08/2026 - 20ª Domenica del T.O. - anno A
1ª lettura Is 56,1.6-7 dal Salmo 66 2ª lettura Rm 11,13-15.29-32 Vangelo Mt 15,21-28
Il rapporto degli ebrei con i non ebrei è sempre stato problematico, sia prima della venuta di Gesù che dopo, e lo è tuttora! Come lo vede Dio, il Padre? Questo è il problema fondamentale. Gli ebrei si sono sempre percepiti come il popolo eletto. È vero, ma perché Dio lo ha eletto e lo ha sempre preferito, tanto da rinnovare continuamente alleanze con lui, dopo periodi in cui lo tradiva? La risposta è interessante, ed è l’argomento che i profeti, e solo i profeti, hanno affrontato. Dio ha scelto un popolo e lo ha arricchito di sapienza e di leggi sagge e sante, perché sia di esempio e attrazione per tutti gli altri popoli. Dio ama tutte le sue creature, ama tutti gli uomini, tutti i figli di Adamo. E i figli di Abramo hanno una missione importante per tutti gli altri. Quando lo dimenticano, si ritrovano essi stessi lontano dal loro Dio.
La lettura del profeta Isaia di oggi, afferma proprio questo. Dice: «Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi… li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera… La mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli». Dio aspetta gli stranieri, e tutti i popoli: chi glieli condurrà? Saranno proprio gli ebrei, con la loro vita santa, ad attirare tutti gli altri ad ubbidire alla sapienza dell’unico Dio capace di amare e anche di aver misericordia per tutti gli uomini. Se la vita degli ebrei non è attraente, perde lo scopo della sua esistenza.
Partendo da questa rivelazione San Paolo manifesta una sua grande sofferenza. Ed è questa: egli vede le persone del suo popolo, un popolo eletto da Dio, che rifiutano l’unico salvatore che il Padre ha mandato anche per loro. Non accolgono Gesù, l’unico che può dare vita vera e piena, vita eterna, capacità di perdonare e di maturare fino alla pienezza dell’amore. L’apostolo vede che i pagani sorpassano gli ebrei nell’obbedienza a Dio. I pagani si sono convertiti e continuano a convertirsi alla fede in Gesù, considerando la sua morte in croce, procuratagli proprio dagli ebrei. Chissà che adesso questi, vedendo la misericordia usata da Dio verso i pagani e la bellezza della loro vita, non si ingelosiscano e si convertano per accogliere Gesù ed essere anch’essi salvati?
E l’apostolo continua osservando che il rifiuto del Salvatore rende gli ebrei peccatori più dei pagani che seguivano tutti i vizi dei loro idoli. Ora sono peccatori gli uni e gli altri, e così sia gli uni che gli altri possono sperimentare la bellezza e bontà della misericordia del Padre. L’essere peccatori e il ricevere misericordia li rende uguali, e possono considerarsi un unico popolo che potrà dar gloria al Padre. «Il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo»: davvero meravigliosa la sapienza di Dio e i suoi giudizi! Il regno dei cieli è unico, come l’ovile custodito dall’unico pastore. Chi si unisce al re del regno di Dio e chi si lascia guidare dal pastore diventano un’unica realtà, non c’è più divisione.
San Paolo, nel descrivere questa situazione, ha dalla sua l’esempio di Gesù. Egli ha avuto misericordia verso la donna cananea, cioè pagana. Ha resistito molto alla sua richiesta, almeno per due motivi: non voleva che i suoi discepoli rimanessero scandalizzati, dato che non erano pronti a cambiare atteggiamento verso i pagani. Inoltre: Gesù intendeva verificare se la domanda della donna era motivata da una fede in lui sicura e provata. Ella ha usato verso di lui un titolo messianico, «Figlio di Davide», ma soprattutto lo ha chiamato, non una, ma tre volte «Signore». Egli stesso ha visto, e anche i suoi discepoli hanno potuto vedere una fede a tutta prova, perfino molto umile: ha accettato di essere paragonata ai cani, com’era normale che gli ebrei chiamassero i pagani, anche se Gesù ha usato il termine vezzeggiativo «cagnolini».
Quando una persona crede in Gesù, e accoglie colui che il Padre ha mandato, e manifesta amore per lui, puoi chiamarlo ancora pagano o straniero? Anzi, per Gesù la fede di quella donna era addirittura esemplare: potevano imparare da lei tutti gli altri, persino i suoi discepoli. Il Signore la chiama addirittura «Donna», proprio come ha chiamato sua Madre! «Donna» significa che ella è d’aiuto a lui, come Eva accanto ad Adamo, per scoprire qual è la volontà di Dio. Dio infatti vuole che anche i pagani siamo amati e facciano parte del regno dei cieli. Vedendo la fede della cananea Gesù non solo l’ha esaudita guarendo sua figlia dalla possessione demoniaca, ma ha concesso a tutti di vedere che anche gli altri popoli sono graditi al Padre. Con Gesù ebrei e pagani diventano un unico popolo, un unico regno di Dio, e possono vivere in comunione reciproca come veri fratelli.
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