OMELIE / Omelie IT
08 feb 2026 08/02/2026 - 5ª Domenica del T. O. - A
08/02/2026 - 5ª Domenica del T. O. - A
1ª lettura Is 58,7-10 dal Salmo 111 2ª lettura 1Cor 2,1-5 Vangelo Mt 5,13-16
«La tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto», è la promessa di Dio al popolo che si converte quando comincia a praticare la carità verso i poveri, a consolare ogni tipo di afflizione, a praticare la giustizia e quindi risollevare quanti sono oppressi. Questo è il modo di vivere degli uomini che tocca il cuore di Dio, e inizia a cambiare il mondo per renderlo regno dei cieli. Gesù aveva annunciato questo nuovo regno ai discepoli e alla folla radunata davanti a lui sul monte. Ad essi continua a rivolgere la Parola, per aiutarli a capire quanto avverrà e come la loro vita sarà bella se coerente con le sue parole.
Quando essi vivranno come mendicanti di spirito, puri di cuore, operatori di pace, con mitezza e umiltà, donatori di misericordia, diventeranno un dono enorme per tutto il mondo. Gesù dice addirittura che saranno «il sale della terra». Il sale è prezioso: dà sapore ai cibi rendendoli mangiabili e gustosi, e inoltre è usato per conservarli a lungo. Dire «siete il sale della terra» perciò equivale a dire ‘siete indispensabili’: senza di voi la terra non è vivibile, senza di voi gli ambienti abitati dagli uomini diventano luoghi da cui scappare. L’abbiamo compreso con sorpresa quando abbiamo udito Capi di Stato di paesi a maggioranza islamica chiedere ai cristiani di non fuggire, non abbandonarli, ma di rimanere in mezzo a loro.
Gesù aggiunge un’altra immagine per aiutare a comprendere quanto vale la vita di coloro che credono in lui, quanto sia preziosa la loro presenza negli ambienti frequentati dagli uomini. «Voi siete la luce del mondo»: la presenza dei discepoli aiuta gli uomini a vedersi l’un l’altro, a considerarsi fratelli, amati dal Padre, a discernere il bene dal male, a vedere il vero valore di tutte le cose, sia visibili che invisibili. La presenza dei cristiani in qualunque luogo è presenza del «regno dei cieli».
Gesù non si limita ad apprezzare i discepoli che lo ascoltano: si preoccupa pure di metterli in guardia da un grave pericolo. Essi non sono sale e luce semplicemente perché si chiamano cristiani. Sono «sale e luce» fin tanto che egli rimane presente nella loro vita. Essi, come sale, sono utili perché portano in sé, - nella mente, nei desideri e nelle azioni -, la sua vita. Nel caso lui non fosse più presente in loro, essi perderebbero ogni buona qualità, diverrebbero inutili per sé e per gli altri. Dovranno perciò essere sempre attenti a se stessi, a non lasciarsi portar via dal cuore e dalla mente la presenza del Signore. Diverrebbero sale senza sapore. Il sapore del sale e la sua qualità conservatrice vengono dal fatto che in essi Gesù è presente. In un altro vangelo Gesù dirà: «Senza di me non potete far nulla», e «Chi rimane in me porta molto frutto».
La stessa cosa vale per l’immagine delle «luce». È Gesù la luce del mondo, «che illumina ogni uomo», come abbiamo sentito a Natale. I discepoli sono come i candelabri che reggono la luce in una stanza o nell’altra. Sul candelabro dev’esserci la fiamma, Gesù! È lui che illumina, i discepoli lo rendono presente dove c’è tenebra e buio. Faranno attenzione che la fiamma sia accesa: allora il candelabro, posto in alto, permette alla fiamma di illuminare. Essi non lo nasconderanno né lo copriranno.
Usciamo dalle immagini metaforiche? Ci aiuta l’apostolo Paolo. Egli si è presentato ai Corinzi nel nome e con il nome di Gesù, unico loro salvatore. Non si è vergognato di parlare di lui anche se crocifisso come malfattore. Anzi, proprio la sua croce è gloria per l’apostolo.
E noi? Noi impariamo, e con coraggio e sicurezza continuiamo a tenere Gesù nel cuore, nei desideri, nella mente e nelle azioni. Lo faremo lasciandoci permeare dalla sua parola, da ogni sua rivelazione, da ogni sua esortazione, benché ci sembrino difficili da realizzare.
A Natale abbiamo saputo che «tutto è stato fatto per mezzo di lui», e perciò ogni cosa, compreso il nostro corpo, la nostra anima con le sue facoltà, portano la sua impronta. Siamo impastati dello stesso amore che Dio Padre ha passato a lui, il Figlio. Siamo fatti della stessa sostanza di Dio, amore vero e gratuito. Non è l’amore interessato che ci interessa: inganneremmo noi stessi e gli altri. L’amore divino è quello che non pretende, non si vanta, non rende male per male, è benevolo, non invidia e invece «si rallegra della verità». Lo dice ancora San Paolo proprio ai Corinzi: dice loro di aver basato il suo annuncio sulla grazia dello Spirito, «perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio». Per questo la nostra vita è preziosa agli occhi di Dio, e per tutti gli uomini. Ci gloriamo di essere per la terra il sale e per il mondo la luce: rimaniamo in lui!
15_TO05A_2026_it(44,54 K)
In primo piano
OMELIE / Omelie IT
SCRITTI IN ALTRE LINGUE
- Kalender für das laufende Jahr
- Kleinschriften
- Kleinschriften „Fünf Gerstenbrote“
- Einleitung
- Übriggebliebene Stücke
- Abbà
- Befreiungsgebet
- Vater unser - Band 1
- Vater unser - Band 2
- Vater unser - Band 3
- Wie der Tau
- Die Psalmen
- Siebzig mal sieben mal
- Die Hingabe
- Notizen von Vigilius, dem heiligen Bischof von Trient
- Ich gehe zur Messe
- Glaube und Leben
- Du bist mein Sohn
- Er nannte sie Apostel
- Sie fordern Zeichen, sie suchen Weisheit
- Kalender 2008-2011

A-G


