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Detti dei Padri del nuovo deserto

EremoKzib

  

Grotta di un anacoreta della Lavra “San Giorgio di Koziba”, Uadi-al-Kelt  (da Gerusalemme a Gerico), foto 2017

Detti dei Padri del nuovo deserto
 

Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, là io sono.

2021

Introduzione

Nei nostri tempi le città sono diventate deserto: in esse spesso non risuona la sapienza celeste. Pare che gli angeli di Dio le abbiano abbandonate, emigrando, talvolta spontaneamente, talvolta scacciati. Si possono vedere sì gli uomini, ma il loro muoversi non è indice di vita, e il loro vociare non li aiuta, non essendo stimolati né dalla Sapienza né dalla Scienza provenienti dall’alto, ma solo da qualche istinto di sopravvivenza. Essi si danno da fare sulla terra sulla quale forse moriranno senza averla cambiata.

Questi Detti hanno qualche somiglianza con quelli dell’antico deserto, pur se avvenuti nelle città grazie a qualche sporadico angelo rimasto. Ti potranno aiutare a riflettere e ad amare.

Alcuni raccontano dialoghi avvenuti nelle celle dei monaci, rispecchiando la loro vita, quasi di un altro mondo, tendente alla santità con le difficoltà tipiche di ogni convivenza. Altri invece riferiscono dialoghi di monaci con uomini o donne del mondo, cristiani, sedicenti cristiani e non cristiani, tutti alla ricerca di qualcosa di più che il mondo non ha.

Leggendoli, intuirai che bisognerà rimpiazzare le parole deserto con appartamento, cella con stanza o soggiorno, abba con fratello o prete, amma con sorella credente, discepolo con cristiano, monastero con famiglia o parrocchia, a seconda dei casi. Per te la sostituzione non sarà faticosa. Se non comprendi un Detto, lo rileggerai il giorno dopo. Se sai pregare, condirai la lettura con bricioli di preghiera semplice.

Avrei voluto raccogliere questi Detti in gruppi titolati con i nomi dei Frutti o dei Doni dello Spirito Santo o delle Beatitudini, ma potresti farlo tu mentre leggi. Le Beatitudini sono rivolte ai poveri in spirito, agli afflitti, ai miti, agli affamati di giustizia divina, ai misericordiosi, ai puri di cuore, agli operatori di pace, ai perseguitati per causa di Gesù. I sette Doni sono Consiglio, Sapienza, Fortezza, Intelletto, Pietà, Timor di Dio, Scienza, mentre i Frutti, eccoli: amore, gioia, pace, pazienza, bontà, benevolenza, fedeltà, mitezza, dominio di sé. Perlomeno terrai presenti queste parole mentre leggi: saranno d’aiuto comunque. Buona lettura!

Gregorio II° di Gesù

    

01. Pretesa

Gli abba e le amma del deserto avevano a che fare con le debolezze umane, proprie o altrui, debolezze esistenti sia dentro i loro monasteri, sia fuori di essi. Non ti meraviglierai né ti scandalizzerai né delle une né delle altre.

Essi non potrebbero, ma nemmeno vogliono tener nascoste le tentazioni che stanno vivendo, perché le loro vittorie possono aiutare anche altri a vincere. È questo l’ambiente in cui si sviluppa e si manifesta la santità di Dio e la sua misericordia per gli uomini. Le fragilità diventano così occasioni provvidenziali, preziose per esercitare la carità!

Ed ecco che, proprio ora, due fratelli discutono tra loro con animosità. Il più scaldato si rivolge ad abba Giovanni, lamentandosi e criticando un fratello che non lo capisce e non gli dà ragione. L’abba attende qualche minuto, poi sentenzia: Tu pretendi: pretendi che il fratello ti capisca o che faccia qualcosa che non ha ancora fatto. A causa della tua pretesa, in mezzo a voi non c’è Gesù. È per causa tua che il vostro discutere diventa maledizione. Abbassò il capo e chiuse la bocca.

  

02. Pregare?
Abba Fedele pregava volentieri. Il pregare occupava tutti i suoi tempi. Quando partecipava alla liturgia poi lo vedevi che diventava tutto preghiera.

Un visitatore presente nella chiesa lo avvicinò: Abba, come si fa a pregare?

L’abba sospirò e disse: Non pregare. Non fissarti sulla parola pregare. Invece amerai il Signore, lo chiamerai per nome, Padre o Gesù o Santo Spirito, e aprirai il tuo cuore ai suoi desideri e alla sua volontà. Non devi accorgerti di pregare. Diventerai un tutt’uno con il tuo Signore.

E l’interlocutore: Io, a dire il vero, sono venuto qui per pregare.

L’abba gli disse: Torna a casa tua e comincia lì ad amare il tuo Signore. Poi verrai e potrai continuare anche qui. Il Padre ti ascolterà volentieri, quando vede che lo ami. E si accorge che lo ami quando lo ascolti.

  

3. Disprezzo?

Quando si fece silenzio tutt’attorno, al discepolo che disprezzava un fratello, abba Giovanni disse: Se tra te e tuo fratello non c’è Gesù, che benedizione avrai? Se nella tua relazione con il fratello non fai entrare Gesù, saranno vane le tue preghiere, le tue veglie e i tuoi digiuni. Non potrai nemmeno dire a te stesso che ami Dio. Ti consiglio, anche se con fatica, con amore e rinnegamento di te stesso, di lasciare un posto a Gesù nel tuo rapporto con il fratello: agli occhi di Dio questo avrà più valore dei digiuni e delle veglie, e tu raggiungerai finalmente anche lo scopo del tuo pregare, che è la pace nel mondo. Quando Gesù sarà in mezzo a voi, non riuscirai a disprezzare né il fratello né alcun altro.

L’abba invitò poi il discepolo a chiedere perdono al fratello che aveva disprezzato.

 

4. Buone ragioni
Amma Filotea istruiva le sorelle del suo grande monastero: parlava a tutte come si parla ad una sola. Nello spazio tra te e tua sorella, ogni volta che la incontri, inviterai Gesù. Se invece introduci soltanto le tue buone ragioni, che cosa ti distinguerà dal mondo senza Dio? Quando porti solo le tue buone ragioni, porti te stessa. Apparterresti ancora al mondo iniquo e perverso, dove si litiga anche senza motivo. E chi ti potrà credere?

Una delle sorelle più anziane pensò bene di replicare: Ma se io ho ragione, ho ragione e basta.

L’amma la guardò con sguardo severo e dolce: Conosci la differenza tra avere ragione e avere Spirito Santo? Se avrai Spirito Santo in te, sarai di Dio Padre e saprai pazientare come lui. Se non hai Spirito Santo non ti servirà a nulla avere ragione.

Da quel giorno in tutto il monastero prese il sopravvento una nuova consapevolezza, molta attenzione l’una per l’altra, e un ascolto reciproco più delicato.

  

5. Una parola

Dicci una parola, abba, chiesero alcuni uomini loquaci venuti dalla città per distogliere l’anziano dal suo silenzio permanente. Li fece attendere alcuni minuti l’abba, nella sua divina astuzia, così che anch’essi conoscessero la preziosità del tacere.

Poi aprì la bocca: Vi dico questo: Gesù vi ama, e voi non vi accorgete. Gesù vi ama, e voi lo ignorate. Gesù vi ama ancora, e voi lo sfuggite. Chi sa tacere può godere il suo amore. Se cercaste colui che vi ama, avreste la vita, e voi stessi portereste a me una parola.

Tacque, li lasciò tacere, alzò gli occhi al cielo, li benedisse e tacque ancora.

  

6. Angeli
Amma Silvestra disse con gioia alla discepola afflitta che si lamentava: Se tua sorella ti volta le spalle, tu mandale il tuo angelo che si ponga davanti a lei per illuminarle la strada. Avrai pace e sarai benedizione per tutte. E il demonio della tristezza si allontanerà da te.

E l’anziana si mise a pregare per loro.

  

7. Mondo
Un’altra discepola, triste e irritata per le parole di una sorella, si avvicinò ad amma Silvestra. Ricevuta la penosa confidenza, questa osservò: Figliola mia, quando critichi e condanni la sorella, dimostri di essere del mondo e di non conoscere ancora il Regno dei cieli. L’umiltà ti aiuterà a sopportare e a stare in piedi. L’umiltà!

E la benedisse, affinché la sua conversione cominciasse subito.

  

8. Silenzio
Abba Paolo stava spalando la neve davanti alla sua cella. Era un atto d’amore per i fratelli che cercavano il suo consiglio: così si sarebbero avvicinati senza difficoltà.

Ed ecco, arrivò un gentile signore che, prima che l’abba finisse il lavoro, espresse il motivo della sua visita: Abba, io amo molto il silenzio, proprio come lo ami tu. Adopero il silenzio per la meditazione che mi immerge nel nulla divino e anticipa e prepara il mio Nirvana, il mio inabissamento nel sé universale. Puoi ospitarmi in un vano della tua casa per qualche ora, in modo che eserciti il mio silenzio con esercizi yogi?

Deposta la pala, con pace e serietà l’abba rispose: Amico mio, sappi che io, a dire il vero, non amo il silenzio, ma amo Gesù. Il silenzio l’adopero per lui, e a lui è consacrata la mia cella. Se vuoi conoscere Gesù e incontrarlo, sei il benvenuto.

Di rimando il gentile signore: No, Gesù non mi interessa. Non posso godere dei luoghi del tuo silenzio per il mio scopo?

L’abba concluse: Mi spiace, ma con le tue abitudini tu porteresti nella mia casa altri spiriti, che potrebbero allontanare da essa lo Spirito Santo. E io non potrei godere comunione con te, perché lo spirito di comunione viene solo dallo Spirito di Gesù. Ci sentiremmo estranei l’uno all’altro. Sarebbe come se venisse uno a portarmi via di nascosto il tesoro più prezioso. Quando anche tu accoglierai Gesù, vedrai come sarà bello e proficuo il silenzio con lui, e faremo festa insieme.

L’ospite gentile non accettò. Se ne andò, deciso a rimanere chiuso nella solitudine del Sé universale. L’abba, pregando, come nulla fosse continuò a spalare per il prossimo fratello che sarebbe arrivato.

  

9 Indemoniata

Era certa di essere indemoniata la giovane, che per questo nemmeno si acconciava i capelli. L’accompagnarono da abba Silvestro, che aveva fama di familiarità con i demoni, cioè li sapeva convincere ad andare altrove. Abba, io sono indemoniata. Qualche volta quella bestiaccia mi fa bestemmiare, qualche volta mi fa correre, altre volte mi fa sbagliare il lavoro. Provo a scacciarlo, ma non se ne va. Lo sgrido, ma lui ride. Prova tu a mandarmelo via, se riesci.
Ascoltava senza scomporsi, ascoltava e pregava l’abba sapiente. Fa' attenzione a non assecondarlo, rispose appena ci fu silenzio, a non compiacerti di lui, pensando così di diventare famosa, e che tutti ti guardino. Se davvero vuoi esserne libera, guarda Gesù, fissa il tuo sguardo sulla sua croce, ascolta lui e soltanto a lui parla. Il tuo cuore sia occupato solo con lui. Ebbe qualche scatto involontario la giovane, lamentò un dolore al capo, poi aprì gli occhi. L’abba la benedisse e la congedò. Ed ella non parlò più del demonio. Ubbidì, e tra sé e sé, parlava di Gesù e dialogava con lui.

   

10 Timor di Dio

La vecchiaia si facevano sentire per abba Doroteo. Le gambe non lo portavano più e gli occhi gli servivano poco. Ma ricordava d’aver pregato molte volte la parola del salmo: “Nella vecchiaia porteranno ancora frutti”, e inoltre intendeva vivere il nome che gli era stato dato: Dono di Dio! Ogni giorno perciò trascorreva un paio d’ore sulla piazzetta davanti al monastero. Poteva così dire una parola divina a qualche passante, studenti o qualche giovane lavoratore. Uno di questi un giorno, dato che era in anticipo, sedette vicino all’abba, prese coraggio e confidò: Abba, chiedo a te, perché non so a chi aprire il mio cuore. Conosco una ragazza, e questa comincia a piacermi. Non so come regolarmi. Sarà quella con cui potrò vivere la mia vita? L’abba immaginò il volto del giovane e lo amò. Dopo un po’ di silenzio, gli disse: Figlio mio, mia gioia, fai bene a fare domande come questa. Sono cose grandi da non affrontare da solo. Ti direi così: prima di manifestare il tuo sentimento alla ragazza, assicurati che abbia il santo timor di Dio. E il giovane: Che cos’è? E io ce l’ho? Allora Doroteo sospirò e disse: Vedi se la ragazza crede in Dio. Lo puoi vedere non tanto da quel che dice, ma da come le preme vivere i suoi comandamenti. È fondamentale, altrimenti non saprai mai fino a che punto potrai fidarti di lei. Ciò vale anche per lei nei tuoi riguardi. Anche tu assicurati perciò di aver saldo il santo timor di Dio. Se lo avrete, potrete camminare insieme con gioia, e, se deciderete di unirvi, nella vostra casa ci sarà sempre con voi Gesù, Figlio di Dio, e sarà garanzia sicura. Il giovane ringraziò e si allontanò correndo per non arrivare in ritardo al suo lavoro.

  

11 Cantare

Quando l’abba celebrava le Liturgie, doveva cantare, e cantava volentieri, anche più del necessario. Gli angeli non avevano certo invidia del suo canto, che doveva fare i conti con una voce rauca e con una frequente aritmia dei tempi.

Un giorno i fratelli gli dissero: Abba, perché canti? Non ti accorgi che la tua melodia è incoerente? Rispose l’anziano: Io so che Dio guarda il cuore e non la bocca, nemmeno la voce. Egli vede anche la bellezza del vostro cuore, anche quando tenete la bocca chiusa.

Non dissero più nulla, e iniziarono a godere delle melodie diverse da quelle scritte sui pentagrammi.

  

12 Ripetizione

Abba Paolo, sempre mite e umile, si rivolse al discepolo che si stizziva facilmente: Quando il fratello ti domanda una cosa che tu gli hai già spiegato due volte, ringrazia Gesù che ti dà l’occasione di esercitare la sua pazienza. Risponderai come fosse la prima volta, senza farglielo pesare. Regnerà la pace nella casa e in tutto il deserto. Poi sorrise e tacque.

Nello stesso monastero viveva abba Marco. Questi amava il silenzio, o meglio, amava il Signore senza lasciarsi distrarre. Perciò parlava raramente. Un giorno, ad un fratello che si lamentava di non essere stato ascoltato da un anziano, disse: Quando un fratello non ti ascolta, interroga te stesso e rimprovera te stesso, dicendo: è colpa mia, perché non gli ho parlato con amore e non gli ho donato Gesù. E tornò alle sue occupazioni.

  

13 Magazzini

Amma Filotea ospitava nelle proprie celle due discepole. Le amava tutt’e due, pur se molto diverse. Una infatti amava parlare, e non tratteneva nulla di quanto si muoveva nel suo cuore. L’altra invece custodiva sempre tutto e non comunicava che raramente i propri segreti. Le persone del mondo preferivano la compagnia della prima: la percepivano somigliante a loro. Le sorelle del deserto desideravano la vicinanza della seconda: si sentivano più sicure.

Filotea pensava dentro di sé: la prima ha i magazzini sempre vuoti, mentre i magazzini della seconda devono essere strapieni. Devo aiutare la prima a trattenere qualcosa, a non essere come chi va ad attingere acqua con la cesta, perché non debba soffrire la fame e la sete; e devo aiutare l’altra ad aprire le sue porte, perché delle sue ricchezze possano dissetarsi i figli di Dio.

  

14 Malattia

Abba Ignazio cadde malato. Lo vennero a sapere gli altri anziani del deserto e provvidero ad assisterlo. Uno gli portava l’acqua per la pulizia del suo corpo e della cella, un altro il cibo adatto, un altro provvedeva alle medicine. “Vi ringrazio fratelli. Voi fate il vostro interesse con questi servizi”, diceva con serietà.

Gli anziani non compresero, e uno persino si offese. Un giorno completò la frase così: “Il vostro amore, quello che usate per me, ve lo ricompensa il Re del cielo. È vostro interesse servirmi con generosità”.

Abba Ignazio mai si lamentò né per la solitudine, né per le lunghe attese dei servizi, né per i dolori del suo corpo. Anche lui aspettava una ricompensa.

  

15 Radici

Amma Rosa intervenne per aiutare una figlia che facilmente s’inaspriva: Quando ti innervosisci per una sorella, sappi che il peccato del mondo ha messo le radici nel tuo cuore: vedi di sradicarle al più presto, e di seccarle al sole dell’amore. Pianta nel tuo cuore la Parola, e solo la Parola. E dì a te stessa: io, solo io sono peccatrice. Poi riprese alacremente il lavoro.

  

16 Il libro

A sorpresa il discepolo rivolse ad abba Fedele una richiesta inattesa. “Dimmi, abba, cos’è il libro della vita, di cui parla sei volte l’Apocalisse e una volta anche San Paolo scrivendo ai Filippesi (4,3)?”. “Ti risponderò”, disse l’abba, “quando il Signore me lo rivelerà”.

Trascorsero alcuni giorni. Dopo la preghiera e l’ora di contemplazione del mattino, abba Fedele sussurrò al discepolo: “I vostri nomi sono scritti nei cieli (Lc 10,20). Lo rivelò Gesù ai settantadue tornati dalla missione, e lo disse come l'unico motivo che giustifica la nostra gioia. Lo ha ripetuto poi anche l’autore della lettera agli Ebrei (12,23). Ecco «il Libro della vita». Quando l’Apocalisse e San Paolo scrivono del libro della Vita, dicono sempre che vi sono scritti dei nomi. È un registro prezioso «il libro della Vita dell’Agnello» (Ap 21 ,27). I nomi di chi appartiene a Gesù, agnello immolato, sono nella memoria del Padre e nella memoria del Figlio, che è la Vita. Unisciti a Gesù in croce oggi per amare i fratelli, e il tuo nome, già presente in quel libro, verrà sottolineato!”.

Il discepolo, sorpreso, rientrando in sé, mormorò: “In che cosa posso servirti, abba?”.

  

17 Ringraziare

Amma Filotea, il cui nome significa ‘amica di Dio’, insegnava alle discepole a ringraziare il Padre che è nei cieli per ogni cibo che si trova sulla tavola: “Se ringraziate il vostro Dio e Padre non farete differenza tra un cibo e l’altro, sarete liete e diventerete ubbidienti”. E lasciò indovinare il resto.

   

18 Un Dio solo?

Da lontano l’abba vide arrivare un uomo e allora entrò a prendere una brocca d’acqua e un bicchiere. L’ospite depose il suo borsone davanti alla porta e bevve d’un fiato l’acqua: aveva sudato parecchio. “Sei anche affamato, posso servirti qualcosa?”. Chiese abba Fedele, premuroso.

Quello rispose: “No, grazie. Qualcuno mi ha già offerto un panino imbottito”.

Subito, con gioia l’abba osservò: “Davvero Dio è un Padre che pensa alle nostre necessità. Lo possiamo amare anche noi e servire come veri figli”.

Ma quell’uomo, col suo accento straniero, rispose: “No, tu dici bestemmie. C’è un Dio solo, e non è padre. Dio non può avere dei figli, questo non è possibile”.

L’abba capì donde venivano le certezze di quell’uomo, ma non si arrese: “Se Dio non fosse Padre, quello non sarebbe il mio Dio. Allora non ci sarebbe un Dio solo. Infatti quel Dio che io conosco ama e perdona meglio, molto meglio, del migliore dei papà. L’unico Dio è quello che possiamo chiamare Padre (Mc 12,32). A lui ubbidisco volentieri quando chiede anche a me di amare e perdonare”.

Non rispose il devoto di Allah e, dubbioso, se pur riconoscente per l’amore ricevuto, si allontanò. Lo seguì con lo sguardo abba Fedele, sapendo che nemmeno conosce, né può cercare di conoscere colui che chiama unico Dio. Lo benedisse, dicendo tra sé: “Tornerà, e lo amerò ancora”!

  

19 Discernimento

Abba Agapito si è specializzato nell’individuare i peccati dei fratelli che abitavano con lui. Vedeva distintamente i loro errori, e li faceva notare con disinvoltura priva di tenerezza. Ma un giorno il Signore gli parlò: “Figlio mio, questo lavoro appartiene a me. Tu abituati a individuare i peccati del tuo cuore, se vuoi entrare con me nel Regno”. E lo lasciò riflettere in silenzio.

  

20 Come Dio

Passando davanti alla cella di abba Fedele il commerciante volle fermarsi a salutarlo. “Abba”, gli disse, “come mai Dio è onnipotente, e io che sono suo figlio devo tribolare ogni giorno?”.

Hai detto una cosa meravigliosa” rispose Fedele, “dicendo che sei figlio di Dio. Questo lo puoi dire solo perché conosci Gesù e ti sei unito a lui. È lui il Figlio unigenito, e lui non ha forse tribolato?”.

L’uomo perse di colpo la sua fretta e sedette; allora l’abba continuò: “Quando pensi a Dio, non imitare Lucifero, che ritiene Dio un padrone. Così egli, volendo essere come Dio, pretende mettersi al suo posto per comandare, per fare la propria volontà, per non obbedire. Pensa invece come Gesù, che per essere uguale a Dio si offre per amare, perché sa che Dio è amore. I Giudei accusarono Gesù dicendogli: «Tu ti fai come Dio, tanto che persino lo chiami tuo Padre», ma pensavano appunto a un Dio padrone onnipotente, cui nessuno comanda nulla. Pure Pilato ebbe paura quando gli hanno detto che Gesù poteva essere Figlio di Dio: il governatore conosceva solo divinità superbe, egoiste e vendicative, che temevano di essere spodestate. Gesù pensava invece al Padre: per farsi come Dio volle amare come il Padre ama, amare ubbidendo al Padre, e per questo arrivò alla croce. Lassù divenne come Dio, uguale a Dio, amore perfetto”. Quell’uomo cominciò a riflettere e ad essere umile.

   

21 Ubbidire

Abba Agapito diceva a tutti i padri che lo ascoltavano con attenzione: “Quando ubbidite, dovete accorgervi se ubbidite a Dio o alla vostra intelligenza. Chi ubbidisce a Dio, corre subito a fare quanto un fratello gli chiede, senza chiedere il perché. Chi ubbidisce solo quando conosce il motivo, di fatto ubbidisce alla propria intelligenza, e farà solo la propria volontà. Non potrà vedere i miracoli che Dio elargì agli ubbidienti, ad Abramo, a Mosè, e persino a Pietro quando gettò la rete di giorno e dalla parte destra senza sapere il perché”.
Anche lui, l’abba, custodiva nel cuore vari miracoli dell’obbedienza che avrebbe potuto raccontare.

 

22 Denti

Abba Gregorio era solito consigliare quelli che venivano dalla città ad interrogarlo per ascoltare la sua sapienza: “Vigilate sulla vostra fede. Cominciate con il porre attenzione ai vostri denti. Se cercano un cibo diverso da quello che è dato, da quello che vi prepara la moglie o la madre, la vostra fede è cariata, rachitica e inconcludente. Se i vostri denti si accontentano, la vostra fede è libera, forte e sana, e resisterà alle tentazioni”. E si dispose ad ascoltare chi aveva domande.

  

23 Cantare?

Voleva confidarsi con un abba, e venne accolto da abba Agapito nella sua cella. “Desidero confidarti una sofferenza, abba. Da tempo faccio parte del gruppo che anima il canto nelle celebrazioni. È un servizio che mi ha aiutato ad amare il Signore Gesù. Ho confidato questa mia gioia agli altri partecipanti del coro, invitandoli a pregare un momento prima di iniziare gli incontri che dedichiamo ad imparare nuovi canti. Ritengo sia un aiuto per ricordarci di cantare per amore al Signore. L’avessi mai fatto! Alcuni mi hanno offeso, altri hanno detto che il nostro non è un gruppo di preghiera. Solo pochi mi hanno ringraziato, ma solo dopo, in segreto”.
Abba Agapito non si scompose e non si meravigliò. Sorridendo al cantore, disse: “Grazie per il tuo servizio nell’assemblea. È prezioso. Se canti per amore a Gesù diffondi Spirito Santo! Ricordi ciò che Simeone ha detto a Maria e Giuseppe? Gesù è e sarà sempre segno contraddetto (Lc 2,34). E quando il Signore si è rivelato come acqua che disseta, la gente si divise e i capi hanno offeso Nicodemo che lo amava (Gv 7,43.52). Chi si fida di ciò che ha studiato o di ciò che già sa, non può apprezzare Gesù: bisogna incontrarlo e ascoltarlo. Il gruppo che si forma per amore del decoro della chiesa o per amore dei poveri o per amore dei giovani o per amore del canto o per amore dello studio o per amore degli ammalati, quando arriva la proposta di amare Gesù si divide. Invece, prima bisogna amare Gesù e poi, per suo amore formare il gruppo che si dedica ad un servizio. È Gesù che dona Spirito di comunione. Non mi stupisce quel che hai detto: succede spesso così. Pregherò perché tu abbia gioia a continuare ad amare Gesù e a cantare per lui. La tua gioia sarà contagiosa. Quelli che canteranno con te ne riceveranno beneficio". Pregarono insieme, e l’abba lo benedì.

  

24 Reazione

Abba, hai visto la reazione di quel fratello?”, disse il discepolo ad abba Giuseppe. “Certo, quel fratello dovrà imparare a reagire in ogni circostanza all’amore di Gesù, che lo avvolge sempre. Ma tu sappi che la reazione è la risposta ad un’azione”, rispose senza tentennamenti l’abba. “Se quel fratello ha reagito in tal modo, la tua azione dev’essere stata terribile. Ripensa a quel che tu hai fatto o detto, o al tono di voce che tu hai usato. E chiederai perdono…”. “Ma io…” cominciò a giustificarsi il discepolo. “Tu non ti sei accorto della superbia che ha reso violente le tue parole, anche sotto mistificata dolcezza”, rispose Giuseppe, che continuò: “Per ricuperare la fiducia di quel fratello dovrai rendere evidente e visibile molte volte la tua umiltà. Lui ha bisogno del tuo esempio e tu glielo darai… a raffica!”. Dentro di sé il discepolo resistette a questa correzione. Poi il silenzio, la preghiera e l’attenzione lo aiutarono a comprendere la faccenda della azione e reazione, nonché la necessità di dare esempio di umiltà.

   

25 Come stai?

Abba Teofilo aveva imparato a parlare soltanto quando veniva interrogato. Se nessuno lo interrogava, taceva con pace gioiosa. Chi lo vedeva, osservando il suo sorriso, non poteva trattenersi dal chiedere: “Come stai, abba?”. E lui allora: “Ho Gesù nel cuore!”. E, sorridente, rispondeva alla domanda parlando volentieri del suo Signore.

  

26 Frutto

Il discepolo di abba Agapito interveniva spesso a spiegare qualche tratto del Vangelo che veniva annunciato. L’abba lo incoraggiava, ma gli disse pure: “Figlio mio, hai parlato bene e hai detto cose interessanti. Sappi però che chi ti ascolta, non ti ascolta volentieri, anche se dici cose belle, perché non ne trae frutto. Nessuno mangia uva, se non c’è sui tuoi tralci”. Era attento il discepolo, ma non capiva. L’abba allora con pazienza: “Se ti ritieni intelligente o santo per aver commentato egregiamente il Vangelo, nessuno ne trae vantaggio, perché il frutto non c’è sui tuoi rami. Quando nella tua vita risplenderà l’umiltà, allora le tue parole avranno forza per entrare nei cuori di chi ascolta, e allora sarai anche ascoltato volentieri, con frutto”.

  

27 Interiore

Abba Marco usciva dal suo silenzio solo per generarlo negli altri. Venivano dal mondo, attirati dalla sua santità. Godeva e desiderava che questa traboccasse perché quelli la ricevessero. Per aiutarli spesso chiedeva loro: “Hai la vita interiore?”.
Un distinto signore lo guardò stralunato dicendo: “Abba, non ho mai saputo di una vita interiore”.
Allora l’abba continuò: “Se non hai la vita interiore sei come una mela mangiata dalle vespe: pare bella, ma c’è solo la scorza”. Quel tale chiese: “Che cos’è la vita interiore?”.
Gli disse: “La vita esteriore è fatta di relazioni con gli uomini: li ascolti, rispondi e rivolgi loro o il sorriso o la parola. Hai una vita interiore quando dentro di te hai una relazione continua con Gesù, parli con lui, lo ascolti e gli rispondi, reagisci a lui, al suo amore. Allora ti senti vivo anche quando sei solo, e quando ti circonda la folla non ne sei condizionato. Non saprai cos’è la solitudine e nemmeno il cambiamento di umore, perché Gesù si muoverà in te, agirà e reagirà sempre con lo stesso amore. In te ci sarà una vita che non si ammala e non può morire”. E quello, assorto: “Allora prega per me, abba”.

  

28 Libertà

Abba Agapito amava la libertà, e l’amava anche negli altri. Se vedeva qualcuno che reagiva con una smorfia ad un gesto o ad una parola, gli diceva deciso: “Non sei libero”.
Il discepolo Ilarione gli chiese: “Perché mi hai detto che non sono libero?”. Rispose: “Ti lasci condizionare da una parola, da un gesto, fosse anche un’offesa contro di te. Basta poco, e ti alteri”. E il discepolo: “Come dovrei fare, abba?”. Disse: “Alimenta la tua vita interiore, vivi orientato a Gesù, e saprai come fare”. Gli sorrise e lo benedisse.

  

29 Cimitero

La discepola confidò alla sua amma, Elena: “Amma, mi ha fatto visita una mia parente. È morta sua madre, ed ella ha deciso di farla cremare”. “Le hai chiesto perché?", la interrogò l’amma. E la discepola: “No, amma, le ho solo fatto le condoglianze e le ho promesso che avrei pregato insieme con te per l’anima della sua mamma e per la sua consolazione”.
Allora l’amma sospirò, si prese del tempo e disse: “È cristiana la tua parente? Era cristiana sua madre? Se Cristo fosse stato cremato, bene, ma lui è stato sepolto nell’attesa della risurrezione. Ci sono cristiani che non ricordano di essere cristiani. Non ricordano che c’è il Cimitero, cioè il Dormitorio, benedetto per le membra del Corpo di Cristo che attendono la risurrezione con lui. Almeno avesse una motivazione seria e valida per prendere quella decisione!”.
E la discepola: “Mi diceva che così avrà minori spese, e che poi non avrà tempo per occuparsi della tomba”. Con amore l’amma disse: “Comprendo, ma se tornasse a farti visita, ricordale che sua madre s’è presa tempo per allattarla, per pulirla, per vestirla, e anche per giocare con lei. E poi rammentale che i cristiani prendono l’esempio da Gesù e dai suoi santi”. Amma, perdona, sono stata superficiale”, concluse con umiltà la discepola.

  

30 Ceneri

Amma Elena ha saputo con dispiacere che in alcuni luoghi le spese funerarie per i poveri sono tanto esagerate, da giustificare la scelta della cremazione. Si è persino ricordata che anche i corpi di Saul e Gionata, per motivi particolari, sono stati bruciati (1Sam 31,12). Non dice più nulla perciò alla discepola, che, di nuovo, confida: “La mia parente è tornata e mi ha detto che disperderà le ceneri di sua madre sui monti che le piacevano tanto”. Ancora più dispiaciuta, amma Elena provò a esprimere con pace quanto avrebbe volentieri gridato ai quattro venti: “Così nessuno vedrà più il nome di sua madre e nessuno pregherà per lei. Pensa forse che sua madre sia sua proprietà, quando sappiamo che «noi non apparteniamo a noi stessi» come dice l’apostolo? Anche sua madre è membro del Corpo di Cristo e appartiene alla Chiesa di Dio. Raggiungi la tua parente, che non commetta una simile offesa al Padre e grave ingiustizia verso la Chiesa e verso sua madre”.
Al che la discepola: “A dire il vero mi parlava di immensità della natura e di far parte dell’uno nell’universo, o cose simili”.Se è così”, proseguì amma Elena, “la tua parente è diventata pagana, panteista, o forse buddista. Avrà rinnegato del tutto la fede cristiana? Non comprende il Credo cristiano e non sa individuare l’inganno delle parole seducenti delle credenze che cancellano la nostra fede. Il nome di sua madre «è scritto nei cieli», e perciò davanti al Padre nessuno di noi sarà dissolto nell’infinito. Egli non smetterà mai di chiamare per nome ciascuno dei suoi figli e delle sue figlie! Non diciamo noi «credo la risurrezione della carne»? cioè che la nostra identità personale sarà sempre presente al cospetto di Dio e dei suoi santi?”. La discepola provò a correre per raggiungere la parente.

  

31 Giovedì santo

Gli abba e le amma del nuovo deserto, deposti gli ulivi con cui hanno inneggiato alla regalità nuova di Gesù, sorprendente per la sua umiltà, si chiedevano come celebrare il grande mistero della sua morte e della sua risurrezione. Tutti d’accordo iniziarono il giovedì a ricordare in gioioso silenzio il giorno in cui il loro Signore si offre volontariamente per donare agli uomini il Pane, che è il suo Corpo, e il Vino, che è il suo Sangue. Celebrato questo Mistero, uno degli abba anziani diceva a tutti e a tutte: “Ci rendiamo conto che questo Dono è talmente grande e sconvolgente che non possiamo spiegarlo, ma nemmeno comprenderlo. Lo possiamo soltanto ricevere e godere”. E tutti rimasero in silenzioso silenzio per non rovinare il Mistero!

  

32 Venerdì santo

Le amma e gli abba del nuovo deserto durante tutto questo giorno seguono Gesù con lo sguardo, sospirando: vedono infatti che nemmeno riesce a camminare. Il dolore dei flagelli e delle spine della corona e il peso della croce gli impediscono i passi. Ogni attimo sta per cadere, fin quando «Simone, padre di Alessandro e Rufo», toglie la croce dalle sue spalle. Allora egli continua faticosamente la Via. L’amma preposta a tutte le altre disse: “Invidiamo di santa invidia quell’uomo di Cirene, e gli chiediamo: «Passa a me quel legno»”. Ognuno adora e ringrazia Gesù per avergli concesso di soffrire con lui. Oggi non si odono rumori di pentole e coltelli né si avvertono profumi nelle cucine delle celle. Inoltre nessuno oggi si lamenta, né per la stanchezza e nemmeno per gli ostinati difetti degli altri. Tutto viene sopportato con gioia e pace.

  

33 Sabato santo

Gli abba e le amma del nuovo deserto non si rivolgono la parola per non disturbare l’uno il cuore dell’altro. Anche oggi lasciano fermi i loro denti, versando lacrime sui propri peccati, che li hanno privati del loro amato Signore. Pure lui oggi è in Silenzio. Li lascia privi della sua Parola: il suo amore è impegnato ad invitare i popoli dei morti alla sua festa. Tutti gli angeli sono indaffarati a prepararla: attendono ordini, che gli arcangeli non sanno impartire; anch’essi sono confusi. E nei cieli si scoprono tutti ignoranti, giacché non sanno cosa fare. Mai infatti hanno preparato una festa come questa. Gli abba e le amma si lasciano coinvolgere nel loro stupore, meravigliati persino per il rumore del proprio silenzio.

  

34 Pasqua

Gli abba e le amma del nuovo deserto sono già svegli presto presto, e sono indaffarati a gridare l’uno all’altro: “Alleluia! Gesù è veramente risorto!”, e ognuno risponde: “E anche noi con lui, alleluia!”. Ricordano infatti ciò che ha assicurato il discepolo che tiene il capo sul petto di Gesù: «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte(1Gv 3,14). Ovunque tu sia, la voce degli abba e delle amma ti raggiunge col grido che suscita gioia: “Alleluia! Gesù è veramente risorto!”. E attendono la tua risposta: “E con lui anche noi, alleluia!”.

  

35 Leggere

Amma Filotea raccontava come si preparava a leggere la Parola di Dio nell’assemblea: “Pensando che quella Parola è mia, perché di mio Padre e del mio Sposo, mi dico: la leggerò con gioia. Poi pensando che quella Parola va letta con un amore più grande del mio, e io non sono capace, mi preparo coltivando umiltà”. Quando leggeva, tutti l’ascoltavano con attenzione.

 

36 Lunga barba e…

Abba Guglielmo viveva nel deserto da molti anni, tanto che la sua barba si era allungata di molto, ma non altrettanto gli era cresciuta l’umiltà. Viveva a pochi passi da abba Teofilo, che ogni giorno esercitava con lui la grande pazienza di Dio. Questa, grazie alle molte preghiere, era sempre viva, tanto che presso gli altri abba divenne proverbiale, come quella attribuita a Giobbe. Abba Guglielmo gli alzava la voce talora con pretesa, altre volte con disprezzo, tanto da rasentare la cattiveria. Si vantava anche della propria intelligenza che gli dava sempre ragione.
Un giorno, non sappiamo cosa abbia chiesto sbraitando, tant’è che abba Teofilo non rispose, rimase in perfetto silenzio. Abba Guglielmo allora, stizzito, con occhi freddi e voce dura gli gridò: “Non hai sentito la mia richiesta? Perché non mi rispondi?”.
Abba Teofilo allora: “No, a dire il vero la tua voce non l’ho udita. Ho sentito la voce di uno spirito di vanagloria, ho scorto il volto dello spirito di superbia, e ho notato i gesti dello spirito di permalosità. Ad essi non è mai necessario né opportuno rispondere. Quando sentirò la tua voce, voce di un fratello di Gesù, vedrai che risponderò, come ho sempre fatto”. E si mise nell’atteggiamento di chi attende una valanga, di insulti ovviamente.

  

37 Fede in movimento

Quando abba Ignazio vedeva i fratelli camminare, li osservava contento, con simpatia e amore.
Vide Filippo che, camminando, girava la testa di qua e di là, attratto da tutte le cose e da tutti i rumori. Si fermava a osservare, si girava indietro: si vedeva che viveva del tutto fuori di sé. Il giorno seguente, quando gli fu vicino, gli sussurrò: “Quando cammini, vedi di usare la tua fede, fratello, cioè sappi e ricorda che nel tuo cuore è nascosto Gesù. Allora, guardando, vedrai gli angeli di Dio. Saranno essi ad attirare il tuo sguardo e a tener desta la tua attenzione, e tu arriverai più in fretta alla meta senza sentire stanchezza”.
Il discepolo ascoltò il suo maestro, e così cominciò ad imparare il dominio di sé, degli occhi, del collo, delle orecchie, e persino dei pensieri.

  

38 Mangiare

Abba Gregorio si accorse che il suo discepolo, mangiando, cercava i cibi saporiti. Lo lasciò fare, tacque lungo tempo, poi gli disse: “Se mangi quanto ti vien dato salverai la tua fede. Quando cerchi ciò che piace ai tuoi occhi o al tuo palato, la tua fede scenderà nel tuo stomaco e cadrà nella fogna”. Quindi aiutò a sparecchiare la tavola in pace.

  

39 Due sorelle

Camminavano a braccetto le due sorelle Invidia e Gelosia, e riuscirono a varcare i confini del nuovo deserto fin alle celle degli abba.
Abba Pasquale incontrò abba Ignazio e, con un po’ di stizza, gli fece una confidenza: “Non capisco come mai tutti quelli che cercano consigli vadano da abba Marco, e nessuno venga da me; sono anch’io un abba, anch’io vivo da molti anni nel deserto, anch’io prego e digiuno e merito fiducia”.
Abba Ignazio si accorse subito dell’arrivo delle due sorelle a braccetto. Pregò velocemente dentro di sé: “Signore Gesù Cristo, ispirami tu una Parola”, e con delicatezza rispose: “Abba Pasquale, io so che abba Marco non desidera incontrare nessuno, perché ama il Signore Gesù tanto, che vorrebbe essere occupato sempre e soltanto da lui senza distrazioni. Tuttavia molti lo cercano per avere una parola ispirata dal Signore. Tu invece desidereresti essere cercato dalla gente, e persino solleciti qualcuno a cercarti, ma nessuno si ferma da te. Non hai capito perché? Le persone sofferenti hanno un fiuto istintivo: si accorgono se un abba ama Gesù, perché allora è avvolto dallo Spirito Santo. Se un abba ama se stesso può avere solo un po’ di intelligenza, può essere tutt’al più uno psicologo. Le persone sofferenti e oppresse hanno bisogno non di un uomo, ma di Gesù. Lui stesso ha detto: «Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Io sono contento quando qualcuno cerca abba Marco. Rallegrati anche tu”.
Abba Pasquale abbassò il capo, rientrò nella sua cella. Si mise a chiedere al Signore di essere liberato dalla simpatia e dall’influsso delle due sorelle.

  

40 Omosessuali? 1/4

“Abba, ho saputo che un mio caro conoscente ha iniziato a vivere insieme con un suo amico”, riferì uno dei discepoli. Abba Andrea non si scompose. Era abituato alle sorprese. Inoltre sapeva e credeva che il nostro Dio è capace di guidare le cose degli uomini. Dopo un po’ di tempo, rivolto al discepolo, così si espresse: “Staremo attenti a non giudicare mai nessuno. Come il nostro Signore risorto è stato capace di entrare nella storia di Saulo e in quella di Francesco o di Camillo e di Ignazio e nella mia, può entrare nella storia di chiunque. Io mi aspetto che tra non molto da qualche coppia di cosiddetti omosessuali fioriscano delle meravigliose comunità contemplative. Non sarebbe la prima volta”. Il discepolo: “Dici davvero, abba? Com’è possibile?”. E Andrea: “Gli uomini usano in fretta le parole. Non è detto che coloro che si definiscono omosessuali amino il piacere del loro corpo. Essi hanno un’anima che si muove come quella di tutti. Alcuni di loro hanno disgusto dell’impudicizia tanto quanto l’abbiamo tu ed io. Questo disgusto possono averlo fin dall’inizio, o arriva a rattristarli dopo qualche tempo. Quando conosceranno Gesù, vedrai come ci sorpasseranno!”. Il discepolo chiuse gli occhi e cominciò a pensare, e anche a pregare. (continua)

 

41 Se non arriva Gesù 2/4

(segue) Abba Andrea ha notato che il suo discepolo era alquanto confuso. Forse non aveva compreso del tutto quanto gli aveva detto, e restavano in lui dubbi e domande che nemmeno riusciva a formulare. Terminata la preghiera del mattino, l’abba si rivolse a lui con pazienza. “Senti, figliolo. Gli uomini sono quel che sono, tutti. Tutti siamo portati a seguire gli istinti del corpo e dell’anima, e in noi predomina l’egoismo che cerca il piacere o del corpo o della vanagloria. È soltanto quando ci raggiunge la voce e la luce di Gesù, Figlio di Dio risorto dai morti, che conosciamo la gioia. E allora l’orientamento della nostra vita cambia direzione. A quel punto ci accorgiamo quali comportamenti portano gioia e quali turbamento, e allora soltanto possiamo discernere il cosiddetto bene dal cosiddetto male. Se non arriva Gesù, restiamo al buio”.
E Andrea continuò: “Gli uomini chiamano «amore» anche gli atti che provocano piacere sessuale e che manifestano un egoismo sfrenato. Così arrivano a chiamare «amore» l’adulterio, la fornicazione etero e omosessuale, e persino chiamano poli-amore la promiscuità di più persone. Noi, grazie a Gesù, sappiamo che qui c’è il male e il peccato, ma essi non possono saperlo né lo capiscono. Quanto desidero che si manifesti a tutti Gesù risorto!”. (continua)

  

42 Gabbie 3/4

(segue) Il discepolo ascoltava in silenzio il suo abba, e pareva avesse capito qualcosa; disse infatti: “Allora, abba, Gesù è davvero necessario! Senza di lui che sarebbe il mondo?”. E abba Andrea: “Il mondo privo di Gesù è una doppia gabbia, dove gli uomini sono prigionieri all’esterno e all’interno di se stessi. A proposito di quanto ti ho già detto: quando il Signore parlava di impudicizia non faceva distinzione o differenza tra impudicizia solitaria o condivisa, e nemmeno con chi condivisa. L’impudicizia, comunque sia, rivela un orientamento lontano dai disegni e dai sogni del Padre nostro, che ci ha fatti per la purezza che fa fiorire la gioia. Quando una persona vede l’altra come strumento del proprio piacere, la domina, e nessuno dei due gode libertà. Ringraziamo veramente Gesù che ci ha liberati, e libera chiunque lo accoglie. La sua presenza è la luce che ci permette di discernere il bene e di vedere come male tutto il resto. Sia davvero lodato il nostro Signore Gesù”.
Chissà, avrà il discepolo ravvisato la necessità per tutti di conoscere e amare Gesù, e avrà notato la novità del mondo che lui ha iniziato? (continua)

 

43 Teologie 4/4

(segue) Il discepolo fissava abba Andrea per vedere se gli diceva ancora qualcosa. E quegli: “Figlio mio, viviamo davvero una infinita benedizione conoscendo Gesù, anzi amandolo. Senza di lui saremmo in balia della nostra intelligenza, che, per quanto acuta, non ci salverebbe. Questa tentazione prolifera fuori e dentro la Chiesa santa. Ci sono infatti persone intelligenti che formulano cosiddette teologie dando loro nomi affascinanti: teologia della bellezza, della tenerezza, della speranza, della missione, della liberazione, della croce, della storia, dell’ecologia, della perfezione cristiana, ecc., e attendono salvezza dalle loro argomentazioni. Ma se Gesù non è al centro del cuore dell’uomo, tutto è fumo”.
Il discepolo era attento. “Ricordati come rispose Pietro a Gesù”, gli disse l’abba, “«Da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68) e ai capi del popolo ribatté: «In nessun altro nome c’è salvezza», cioè vita e libertà e futuro per noi, e non solo il paradiso alla fine” (Atti 4,12). E poi Andrea concluse: “Chi non è con Gesù non ha la vita e non si rende conto di ciò che è male, nemmeno se glielo dici e glielo dimostri. Proprio il Signore ha detto: «Non sanno quello che fanno» (Lc 23,34). È lo Spirito Santo infatti che «dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato» (Gv 16,8), e lo Spirito Santo arriva dove arriva il respiro di Gesù. Per questo è necessario evangelizzare, portare cioè Gesù agli uomini che Dio vuole amare, e che anche noi amiamo con lui”. Il discepolo apprezzò il suo abba, e lo ringraziò vivamente.

  

44 Accorgersi

Un anziano, quando i fratelli discutevano sull’ubbidienza, approfittò di una pausa; uscì dal suo silenzio per dire: “Chi è ubbidiente non si accorge di ubbidire, e colui che ama i fratelli non si accorge di amare. L’uno e l’altro hanno il cuore occupato dal nostro Signore, e da lui ricevono forza, gioia, umiltà e pace; non hanno né il tempo né il desiderio di pensare a se stessi”. Ascoltarono tutti con attenzione, perché quell’abba parlava raramente.

 

45 Perdono

Ho offeso un fratello, abba. Lui non ha reagito, ma io sto male. Cosa posso fare?”, confidò un discepolo ad abba Giuseppe, che rispose: “Prima di tutto chiediamo perdono al nostro Signore Gesù. Lui è stato offeso più di tutti, perché è come fosse stato scacciato da questo luogo, dove è presente quando due o tre sono uniti nel suo nome”. Si raccolsero insieme in preghiera e il discepolo chiese perdono con umiltà al Signore. Quindi l’abba continuò: “Adesso va’ dal fratello e chiedi perdono anche a lui, con queste parole: «Chiedo perdono al Signore Gesù e a te, perché ti ho offeso con le mie parole e con il mio gesto». E lui, vedrai che ti risponderà: «Ti perdono, fratello, nel nome del Signore Gesù». A questo punto vi guarderete negli occhi, per vedere l’amore del Padre e la grazia dello Spirito Santo”. Il discepolo, dapprima titubante, poi deciso, obbedì. E la pace avvolse tutto il deserto.

 

46 Un’ora 1/2

Ad abba Lino si è piantata nella mente la domanda rivolta da Gesù a Pietro nel Giardino del Getsemani l’ultima notte: «Non sei riuscito a vegliare una sola ora?» (Mc 14,37). Diceva tra sé: “Dovrei rispondere anch’io a questa domanda. Come posso fare? Dove andare?”. E continuava a rimuginare questo pensiero piuttosto serio.
Iniziò a pregare: “Dimmi tu, Gesù, come devo fare”. Non attendeva risposta, ma mentre zappava nel suo orticello, ecco dal di dentro una domanda: “Lino, hai mai visto una lucetta accesa nella chiesa?”. Ricordò improvvisamente che là, in chiesa, c’è il Pane di cui Gesù stesso ha detto «Questo è il mio Corpo». Detto fatto, lasciò la zappa, si pulì le scarpe, e si recò in chiesa. Sedette nel banco. “Adesso, che faccio?” disse tra sé. “«Vegliare una sola ora», aveva detto Gesù a Pietro. Starò qui a vegliare davanti al Corpo di Gesù. È lo stesso Corpo che sudava sangue nel Getsemani”.
Dopo sei minuti di silenzio impressionante, ecco ancora una voce, diversa però: “Che fai qui mentre tutti lavorano? Non senti il rumore del contadino e quello del fabbro e quello dello stradino? E tu perdi tempo?”. I rumori che si distinguevano bene parevano assordanti come non mai. Mai li aveva uditi così distinti. “Io sono qui a vegliare”, rispose Lino. Ma che fatica continuare, quanti pensieri, quante sollecitazioni ad uscire, a tornare al lavoro! Addirittura anche qualche colpo di sonno tremendo. Fissava la lucetta, abituata a vegliare giorno e notte. Fissò il grande crocifisso sopra l’altare: “Sono qui per te e con te, Gesù. Voglio vegliare, ma non so cosa fare”. Nessuna voce udì, nulla. Guardò l’orologio: mancava un minuto a completare l’ora. “Gesù, ho vegliato con te un’ora”. Nessuna gioia particolare, ma uscendo dalla chiesa Lino si sentiva leggero come un fringuello, forte come un leone, alto come l’aquila, mite come il bue del presepio, contento come un angelo, deciso come mai in vita sua, e pronto a vincere ancora se stesso. (continua)

  

47 Ripetere 2/2

(segue) Il giorno dopo abba Lino ricordò d’aver letto: “Resta con noi perché si fa sera” (Lc 24,29). Queste parole le hanno dette quei due “stolti e lenti di cuore” (25), che non si stancavano di ascoltare la spiegazione delle Scritture. Anzi, avrebbero ascoltato ancora a lungo più che volentieri, e perciò chiesero al viandante istruito: “Resta con noi”. Egli li esaudì. Rimase con loro, ma che fece? Dopo aver reso grazie spezzò il pane, e così mostrò loro l’Eucaristia. Essi non lo videro più, perché Gesù è rimasto con loro per mezzo dell’Eucaristia: questa fu l’esaudimento della loro richiesta. L’abba ricordò l’ora faticosa, ma fruttuosa, che aveva trascorso in chiesa il giorno precedente, e gli venne da dire alla propria anima: “Se lui resta con noi, io resto con lui”. E ritornò nella chiesa dove era accesa la fiammella, rimase un’ora, un po’ seduto e un po’ in ginocchio nel banco a vegliare.

Che faccio? Gesù aveva ricordato ai due stolti le Scritture. Le ricorderò anch’io, che sono più stolto di loro”. E prese in mano il suo piccolo vangelo, lo aprì, ne lesse alcune righe e lo richiuse. Ripeteva poi una di quelle righe, attendendo la spiegazione, che, a tratti, pareva venire da quella porticina accanto alla fiammella. La ripeteva ancora, senza stancarsi. La stanchezza infatti viene da altre cose.

  

48 Acqua benedetta

Due anziani, marito e moglie, erano in cerca di un abba che potesse benedire loro dell’acqua. Furono invitati a recarsi da abba Martino, perché era sacerdote, uno di quelli che non hanno paura del diavolo. Lo sapevano tutti che non aveva questa paura, perché amava Gesù tanto, che quello doveva scappare. Com’egli aprì loro la porta della cella, l’uomo gli disse: “Abba, grazie che ci ricevi. Siamo qui per chiederti di benedire quest’acqua. Quando la berremo, berremo la preghiera tua e la preghiera della Chiesa che tu rappresenti. Siamo sicuri che con essa il Signore guarirà i nostri mali, perché egli è Padre e ascolta la sua Chiesa. La useremo anche per i nostri animali, e per spargerla nella casa, soprattutto quando sentiamo rumori strani”.
E la donna, approvando, aggiunse: “La useremo anzitutto per noi, per fare il segno di croce al mattino prima della preghiera e alla sera prima del sonno: così il nostro pregare sarà unito a quello della Chiesa. Anche ai nostri figli e nipoti, quando verranno a visitarci, faremo il segno di croce in fronte con l’acqua che contiene la tua benedizione. La spargeremo anche quando uscirà chi avrà sparlato degli altri o avrà bestemmiato nelle nostre stanze: così la nostra casa rimarrà luogo benedetto”. Abba Martino rimase edificato dalla purezza della loro fede, semplice e vera, di certo gradita al Signore. Invocò la Luce e la Potenza del Padre e del Figlio con fede sicura su quell’acqua e su quegli sposi santi e santificanti, ricchi di umiltà, di quella che riconosce valore alla preghiera della Chiesa e alla fede dei credenti.

  

49 Salvatore 1/5

Abba Gregorio si ritrovò ad ascoltare il ragionamento di due persone, che, tra il resto, si presentavano gloriandosi del titolo di teologi. Con convinzione dicevano che non occorre che la Chiesa mandi i suoi missionari nel mondo, anzi, questo sarebbe un’offesa a Dio, che salva tutti e apre il suo paradiso anche ai musulmani e ai buddisti e agli animisti. E portavano a conferma alcune frasi della Chiesa, presenti nei documenti del Concilio.
“Scusate, avete letto integralmente e con la luce dello Spirito Santo quei Documenti?”. Così intervenne l’abba, che ormai dovette continuare: “Se mi dite che Dio nostro Padre può portare in cielo, dopo la loro morte, mongoli e tibetani, arabi e pigmei che non hanno mai udito il nome di Gesù, godo della nostra fede, che non pone limiti alla bontà del nostro Padre. Ma quando i Samaritani hanno dato a Gesù il titolo di «Salvatore del mondo» (Gv 4,42), non hanno pensato che si dovesse aspettare la morte per dirlo. Anzi, lo hanno pregato di fermarsi subito da loro, ed egli ha acconsentito. Avevano bisogno subito della sua salvezza”.
I due interlocutori rimasero impietriti. (continua)

50 Samaria 2/5

(segue) Nonostante la sua simpatia per il silenzio, Abba Gregorio ormai si sentì in dovere di continuare a dare a quei due quella luce che il loro titolo di teologi non aveva acceso.
“Perché i Samaritani hanno chiamato Gesù «Salvatore del mondo»? Nessuno l’aveva rivelato a loro. Essi stessi lo hanno capito. Come mai? Non erano morti, né erano andati in paradiso, ma erano cambiate molte cose nella loro vita di cittadini.
Per esempio, quella donna che li aveva chiamati a incontrare Gesù, conosciuta da tutti e guardata con un certo disprezzo, adesso viene apprezzata con riconoscenza e non più giudicata.
Ascoltando Gesù e vedendo i suoi discepoli, tutti quei samaritani, per la prima volta, hanno saputo che Dio è un Padre che ama tutti, e non mette paura: s’è diffusa un’atmosfera di serenità in tutta la città.
Accogliendo Gesù hanno sperimentato una sorta di fraternità tra di loro mai vissuta prima di quel giorno. Si sono sentiti liberati dalle soggezioni umilianti e dalle superbie opprimenti.
Nelle case si cominciava a respirare un clima nuovo, anche tra mariti e mogli, tra genitori e figli.
E si potrebbe continuare con tutte le esperienze che anche voi avete vissuto, se la vostra fede è autentica e sincera”. Il silenzio penetrava nel cuore. (continua)

51 Un giro nel mondo 3/5

(segue) Aiutato dal silenzio sorpreso, ma ancora dubbioso dei due presunti teologi, abba Gregorio con decisione continuò a manifestare il suo amore per Gesù.
“Voi, ditemi, quanti mesi avete vissuto in un paese buddista? Quante settimane avete trascorso in un villaggio tutto musulmano? Avete osservato ancora i volti delle persone che avvicinano gli stregoni o le magie degli sciamani? Avete visto come sono trattati i malati terminali o i bambini portatori di handicap in quei luoghi? Avete mai assistito al matrimonio forzato di una ragazza in Arabia, o in Iran al taglio delle mani di un bambino che, allungandole, ha commesso un furtarello, o alla paura di uno schiavo negli Emirati? Vi siete inoltrati nel territorio dei tagliatori di teste sulle montagne delle Filippine?”.
Intervennero i due con sicurezza: “Ma questi sono fattori culturali, abitudini ancestrali!”.
Li interruppe subito l’abba, prima che la loro bestemmia s’infittisse: “Esatto, proprio come le abitudini attive nell’Impero Romano ai tempi dei primi cristiani, quelle ispirate a Bacco, a Marte, a Venere, a Saturno…”. E sospirò prendendo fiato. (continua)

 

52 Evangelizzare senza vangelo 4/5

(segue) Con tono pacato e amorevole, abba Gregorio riprese: “Se voi siete qui oggi e parlate liberamente, senza paura alcuna, ciò è dovuto alla «salvezza» sopravvenuta grazie alla predicazione del Vangelo da parte dei martiri dei primi secoli, innamorati di Gesù.
La «salvezza» che Gesù opera è qui, ora, come fu attuale quella ricevuta da Zaccheo in casa sua o dalla donna peccatrice in casa di Simone o da quella donna che aveva perdite di sangue.
Egli vuole diffonderla anche in quei luoghi dove non è ancora arrivato il suo Vangelo.
Se voi amate tutti i popoli, come vi vantate nella vostra teologia moderna svuotata di gioia, provate a liberarli dagli egoismi, dalle superbie, dalle oppressioni, dalle ignoranze e schiavitù che li fanno soffrire senza speranza, e vedrete che non riuscirete a farlo senza il Vangelo.
O avete il coraggio di dire che l’egoismo e la superbia e l’avidità sfrenata e le immoralità opprimenti devono essere custodite, favorite, mantenute per rispettare le culture?”.
Tacquero, e il silenzio divenne profondo.
Abba Gregorio li benedisse: “Siate veri teologi che amano seriamente e pregano offrendo voi stessi al Padre di tutti, così che venga lo Spirito Santo a guidare i vostri ragionamenti. E guidi anche i vostri passi, caricandovi le spalle del suo Vangelo”.
Tornò nella sua cella a ricuperare il silenzio fecondo. (continua)

  

53 Dimenticanza 5/5

(segue) Dopo una breve preghiera, la cella di abba Gregorio si illuminò. Cos’è successo? L’abba uscì e si mise a correre, come ai tempi della sua giovinezza, e raggiunse i suoi due ultimi interlocutori proprio sul ponte del torrente asciutto che solca il suo deserto. Ansimando si premurò di dire: “Scusatemi tanto, non vi ho ricordato la Parola che Gesù ha lasciato nel cuore degli apostoli sul monte della Galilea dopo la sua risurrezione: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19s), e in altro modo disse lo stesso anche a Paolo di Tarso (At 9,15), e continua a ripeterlo a molti altri. Immagino che la vostra teologia possa accogliere le parole di Gesù Cristo”.
“Vorrei completare perciò la benedizione che per voi ho già implorato: quando Gesù vi chiamerà e vi conquisterà, possiate annunciare con gioia il Vangelo, che sta germogliando nel vostro cuore, a chi ancora non lo conosce. Costruirete ponti e unirete cuori e famiglie e popoli.
Farete quel che tento di fare anch’io in questo deserto verso quei pochi che arrivano qui, tutti oppressi e stanchi e rovinati dal peccato del mondo. Infatti nel nostro mondo pochi annunciano Gesù Cristo, il nostro Salvatore. Voi stessi sarete suoi missionari, umili e poveri, ma gioiosi e forti”.

Tornò indietro senza correre, ed essi continuarono il cammino portando con sé il silenzio fecondo del deserto.

  

54 Maledizione

Abba, mi sono accorto, purtroppo, che mia cognata odia mia moglie. Va dicendo che mia moglie l’ha maledetta”. Veniva dalla città quest’uomo, visibilmente contrariato e sofferente. “È vero che dalla bocca di tua moglie sono uscite maledizioni? Se fosse così sarebbe davvero una disgrazia, perché la maledizione è grave peccato con conseguenze disastrose per chi la pronuncia, come pure per chi la riceve”, così abba Lino cercava di capire cos’era successo. “Ma no, abba. Mia moglie non è capace di maledire. Lei ha soltanto detto a mia cognata: «Se vizi così tuo figlio, diventerà un delinquente». La cognata asserisce invece che mia moglie le ha augurato che il figlio diventi delinquente”. L’abba pareva riflettere, ma in realtà pregava e chiedeva sapienza al suo Signore, poi disse: “Purtroppo molte persone non sono abituate ad ascoltare. Ascoltano se stessi, ed esprimono il proprio malessere cercando di giustificarlo accusando gli altri. Buon uomo, hai fatto bene a venire: io mando una benedizione a tua moglie, che non abbia paura, e anche a tua cognata, che ritrovi sollievo dalle sue sofferenze e ricuperi la capacità di ascoltare e di imparare a educare i suoi figli. E adesso do una benedizione anche a te, che il Signore ti faccia strumento della sua pace”. Ripartì sollevato quell’uomo, che, senza perder tempo, anch’egli, tornando a casa, pregava nel suo cuore.

  

55 Umiltà

Abba, mio fratello mi umilia sempre: vuole sempre aver ragione e io devo ubbidirgli”, così il discepolo si sfoga con abba Felice. Questi lo guarda con bontà, e dice: “Figliolo, sii contento di poter somigliare a Gesù che dice: «Imparate da me che sono umile». Rimani sempre umile e sottomesso, possibilmente senza lamentarti. Ricorda che chi ama, nemmeno si accorge di compiere atti di umiltà. Quando il fratello si accorgerà di essere pretenzioso e arrogante, godrà del tuo esempio, guarderà a te per imparare, ti cercherà e ti sarà riconoscente”. Era contento abba Felice di dire queste cose: lui le aveva già vissute e sofferte! 

   

56 Professore 1/3

In città era molto conosciuto il professore che venne alla ricerca di un abba. Desiderava incontrarne uno dotto. Lo dirottarono da abba Gregorio. Come lo vide non perse tempo: “Abba, sto leggendo dei libri molto in voga tra i miei colleghi. Per questo mi sono sentito quasi in dovere di leggerli anch’io. Queste letture mi fanno nascere molti dubbi, sia su Gesù Cristo che sulla Chiesa. E questi dubbi mi creano sofferenza”. L’abba non volle sentire i titoli di quei libri, ma nemmeno il nome degli autori. Si raccolse brevemente, poi, osservando il cielo azzurro, disse: “I dubbi potrebbero essere micidiali, oppure provvidenziali. Dipende da come vengono affrontati”. E il professore: “Dica, abba, mi aiuti”. Riprese Gregorio: “Se lei attende luce ascoltando chi usa solo l’intelligenza, per quanto acuta essa sia, rischierebbe di cadere nel fosso, come il cieco guidato da un altro cieco. Lei dovrà chiedere invece luce a chi è illuminato dallo Spirito Santo. Questi è chi vive del soffio di Gesù, che vive con lui perché lo ama. Ne tenga conto nella scelta dei libri da leggere”. Pareva tutto ovvio all’abba, ma il professore…

  

57 Semi di sapienza 2/3

Non cedeva il dotto interlocutore: “Ma non ci sono semi del Verbo nelle filosofie degli uomini? Non ci sono cioè nel cuore dell’uomo, benché ateo, degli sprazzi di bontà e di verità?”. L’abba si concentrò: “Certamente, nell’intelligenza dell’uomo ci sono sprazzi di sapienza, provenienti dallo Spirito Santo, sapienza che Dio non nega a nessuno; spesso però essa può essere mescolata con frutti di egoismo, di vanagloria, di orgoglio, di disonestà intellettuale, e quindi di menzogna. Allora i pochi elementi di Spirito Santo, cioè di verità, potrebbero essere usati come esca per ingannare meglio. Le consiglio, professore, di cercare la sua luce solo negli scritti di chi ama Gesù e vive in comunione serena con la Chiesa da lui imbastita: ad essa il Signore ha garantito la sua presenza”. Il professore, pensieroso, si ripromise, e promise all’abba, di ritornare per approfondire questa e altre domande. (continua)

  

58 Funghi 3/3

(segue) Ritornò quel professore, pur non riuscendo a formulare nuove domande. Abba Gregorio le attendeva, ma visto che quegli era contento anche solo della sua presenza, disse: “Professore, non ho dimenticato il nostro colloquio. Le chiedo: lei, è mai andato a raccogliere funghi nel bosco?”. Abba”, rispose l’intellettuale, “questo è uno dei miei hobbies preferiti, almeno nel tempo in cui crescono i funghi”. Allora l’abba chiese: “Ebbene, lei raccoglie tutti i funghi che vede?”. Il professore: “Eh no, abba. Raccolgo quelli che conosco. So che ce ne sono di non commestibili, ma anche di velenosi, persino mortali. Questi, mi guardo bene dal toccarli e dal metterli nel cesto, e così pure quelli che non conosco: per questi interrogo qualche esperto micologo”. “Proprio così: lei usa una certa prudenza”, proseguì Gregorio, “e se per sbaglio mettesse nel cesto uno di quelli velenosi mortali, butterebbe via anche tutti i buoni che lo hanno toccato. Ora lei ha già capito. Le conviene trattare anche i libri come i funghi. E non solo i libri, anche le conferenze, i corsi, i film, e persino le interviste. Un cristiano usa l’intelligenza senza disgiungerla dalla prudenza e dalla vigilanza; egli sa di dover custodire e formare la fede, dono più prezioso di qualsiasi opinione umana. E non disdegna l’umiltà di chiedere consiglio a chi la maneggia con disinvoltura. Potrebbe venir benedetto e aiutato a leggere anche un libro strano, qualora fosse utile per il Regno dei cieli”. Tacque l’abba, e anche il professore. Non mancarono di sorridere l’uno all’altro, lieti di aver compreso e di essersi reciprocamente capiti.

  

59 Mantello

Davanti alle celle di alcune amma si fermò una signora che, con fare provocante, prima si mise a canticchiare qualcosa, poi a gridare, tanto da farsi udire fino all’incrocio delle strade: “Silenzio, silenzio, cos’è questo silenzio? Per vivere al mondo servono le parole, uscite anche voi e parlate!”.
Amma Rosa interruppe il suo lavoro ed uscì, guardando con tenerezza l’inquietudine di quella signora, che allora prese altro coraggio e sbottò: “Che pretendete col silenzio? Pensate di cambiare il mondo? Cos’è il vostro silenzio?”.
Rosa, quasi sottovoce, ma con decisione, disse: “Sorella, il silenzio è il mantello di Dio”. E continuò sommessamente: “Da quando l’ho indossato la prima volta, non riesco più a togliermelo di dosso, tanta è la ricchezza che contiene e l’umiltà che mi dona”. Poi se lo accomodò nuovamente rientrando senza sbattere la porta.

  

60 Malattia 1/5

Le amma erano in fermento, colte dalla paura. Si diffuse infatti la notizia dell'arrivo di una malattia sconosciuta, che anche nel deserto le avrebbe potute colpire in modo grave e mortale. Amma Margherita però rimase tranquilla e serena, com’era sua abitudine. Diceva a tutte quelle che vedeva preoccupate: “Ricordati che abbiamo uno Sposo, e non dimenticare che sopra di noi c'è un Padre che conosce ogni nostra necessità. Prenderemo le precauzioni necessarie per non ammalarci, ma rimaniamo in pace e conserviamo la carità. Faremo nostra poi la sicurezza dell’apostolo che scrive: «L’amore perfetto scaccia il timore»” (1Gv 4,18). Molte sorelle si sentivano consolate e rassicurate da queste parole, altre invece continuavano a nutrire preoccupazione cercando medici e medicine. “Abbiamo una Madre premurosa, che viene subito, quando la chiamiamo!”, raccontava con gioia amma Fedeltà.
Amma Rita, intraprendente come non mai, disse: “Andiamo ad avvisare gli abba. Essi di certo sanno cosa succede nel mondo e diranno anche a noi una parola di fortezza e di consolazione”. Amma Michela suggerì: “Perché non ascoltiamo anche amma Sofia? Ella è sempre in preghiera e viene ispirata dall'alto”. Infatti amma Sofia non parlava quasi mai con gli abitanti della terra, perché era sempre a contatto con gli abitanti del cielo. Spesso, quando pregava, pareva rapita, almeno così sembrava, e pronunciava parole che illuminavano il cammino. (continua)

  

61 Tempi 2/5

(segue) Le amma Rita e Michela e un’altra ancora andarono dunque a disturbare amma Sofia. Le descrissero la paura e la preoccupazione delle sorelle e il pericolo in cui tutte, e anche lei, si trovavano. Le chiesero una parola, una di quelle che le venivano donate dal Signore. Ella si raccolse per qualche minuto, come sua abitudine, chiudendo gli occhi. Nemmeno li aprì per parlare, molto lentamente, tanto che pareva ricevesse l'imboccata dall'alto: “Un tempo, due tempi e la metà di un tempo, lontano dal serpente” (Ap 12,14). Tacque, aprì gli occhi, aspettando che la lasciassero di nuovo sola. Parve che nessuna di loro avesse compreso, eppure tutt’e tre percepirono di avere a che fare con tempi difficili e lunghi, nei quali sarebbe stato presente il martirio per la Chiesa: ad esso avrebbe alluso la menzione del serpente o drago. Le amma uscirono taciturne dalla cella di amma Sofia, interrogandosi sul significato delle sue parole. (continua)

  

62 Contraddizioni 3/5

(segue) Le tre amma l'indomani tornarono da amma Sofia e le chiesero: “Hai compreso almeno tu quello che hai detto? Potresti darci anche una spiegazione?”. Ella allora ancora chiuse gli occhi, e poi: “Vi armerete di pazienza. «Veleno d'aspide è sotto le loro labbra» (Sal 139,4). Non prenderete medicina da chi vi ha dato il veleno. «Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini!» (1Cor 7,23) Cercherete in cielo il medico per voi sulla terra”.
Sconcertate, le amma, uscendo, incrociarono abba Cristoforo e gli raccontarono tutto. Anche alcuni abba erano afflitti, tanto da contrarre il terribile male del rachitismo anemico della fede. L'abba, sereno e in pace, ascoltò, pregò e chiese silenzio. Mezz'ora di silenzio a quelle amma parve un'esagerazione. Poi lui, con voce amorevole, disse: “Amma Sofia ha detto parole di luce. La prima volta ha lasciato intendere che il malanno durerà a lungo, e per la Chiesa diventerà tentazione subdola e sinuosa come serpente: molti non ne riconosceranno il pericolo spirituale. La seconda volta ha lasciato capire che il male usa volontà d’uomo con inganno, e, quel che è peggio, che il mondo è stimolato a chiedere rimedio a chi ha tentato di avvelenarlo: così lo sterminatore raggiungerà facilmente il suo scopo, uccidendo e rendendo schiavi gli uomini liberi. Il rimedio invece è in cielo; sì, noi guarderemo con fede colui che è innalzato come il serpente” (Nm 21,9; Gv 3,14). Le amma ringraziarono e abba Gregorio si raccolse in preghiera. (continua)

  

63 Timori 4/5

(segue) Le voci che circolavano nel mondo e arrivavano nel deserto erano contraddittorie. C'era chi attendeva di ammalarsi per poi cercare guarigione, e chi voleva prevenire il male con rimedi incerti, che non escludevano il timore di nuovi misteriosi mali. Tale diversità di intenti era tentazione persino per la Chiesa santa di Dio: gli uni non comprendevano e non rispettavano gli altri, tanto da eludere la volontà del Signore, «che tutti siano uno». Abba Gregorio diceva di temere una lacerazione, scandalo per il mondo. Inoltre, l’impegno a cercare i rimedi distraeva dal conoscere le cause. Queste rimanevano nascoste, come pure le finalità terribili progettate dal nemico dell’umanità. Solo pochi, illuminati dall’alto ma inascoltati dai molti, come profeti perseguitati, vigilavano e ricevevano luce.
Le parole di amma Margherita, “sopra di noi c'è un Padre”, arrivavano ai cuori spargendo pace e fiducia, e quelle di amma Sofia effondevano un senso di mistero su tutto, sul tempo, sulle celle, sulle occupazioni e sugli incontri con gli uomini e le donne del mondo, spaventati e oppressi. La sua intensa e perseverante preghiera però consolava e donava speranza. Alcune la vollero incontrare di nuovo per ricevere benedizione dal suo amato Signore. Questa volta ella non fu così parca di parole: “«I nostri occhi sono rivolti al Signore nostro Dio. Noi siamo troppo sazi dello scherno dei gaudenti» (Sal 121). Ecco: «due tempi», e vedo uomini camminare senza meta, parlare senza parole, lamentarsi come Giobbe”: alcune lacrime le rigarono il volto. «Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per la regione senza comprendere» (Ger 14,18). «La metà di un tempo» e direte: «Se il Signore non fosse stato con noi, ci avrebbero inghiottiti vivi. Sia benedetto il Signore che non ci ha lasciato in preda ai loro denti» (Sal 121). Quelle amma si dissero: “Ricordiamoci queste parole e andiamo senz’altro da abba Cristoforo”. (continua)

  

64 Piogge 5/5

(segue) Abba Cristoforo, illuminato dalle ultime frasi di amma Sofia, volle leggere per intero la pagina di Geremia e il Salmo da lei pregato. Chiese silenzio alle amma, poi suggerì loro: “Amma Sofia ci invita a pregare, a tenere lo sguardo in alto e a sperare salvezza dal Signore, e solo da lui. Quanto aveva già detto potrebbe avverarsi: l’uomo che cerca salvezza dall’uomo, come dice Geremia, trova maledizione (Ger 17,5). Altro non ci si può attendere dal dominio di mammona: mali sconosciuti che, insieme a tragiche schiavitù, fanno soffrire l’umanità. Ma le porte degli inferi non prevarranno sulla Chiesa, e la città degli uomini sarà salvata dalla preghiera dei «dieci giusti», come aveva chiesto Abramo (Gen 18,32). Questi «dieci giusti» sarete anche voi, amma fedeli e oranti: terrete le vostre braccia alzate come Mosè sul monte e come Gesù sul Golgota”.
Il deserto divenne più silenzioso, i canti della lode di Dio più armoniosi, le attenzioni le une per le altre esemplari. Anche i credenti nel mondo, forti della loro unità con gli abitanti del deserto, non si meravigliavano della possibilità di dare testimonianza al loro Signore Gesù, fosse pure con il martirio. La preghiera delle amma e degli abba diventava una nube estesa, fitta e densa, tanto da impedire agli occhi di Dio di vedere il peccato degli uomini, e così questi ottennero piogge di misericordia.

  

65 Obbedire?... 1/2

Abba Giovanni era solito radunare i discepoli, che venivano numerosi, anche quelli degli altri abba. Li istruiva su vari aspetti della vita del deserto e rispondeva ai loro interrogativi.
Un giorno parlò loro con letizia di un tema che normalmente è tedioso e ostico: l’obbedienza. Disse: “È un tesoro fantastico, perché nulla come la vera obbedienza ci rende simili a Gesù, nostro Signore, e ci unisce strettamente a lui. Egli infatti fin dall’eternità dice al Padre: «Ecco, Io vengo a fare la tua volontà» (Sal 39,8; Eb 10,7)! Quando poi si fece uomo, visse l’obbedienza verso Giuseppe e verso sua Madre, anche se questi non riuscivano a comprenderlo”. E poi disse: “Quando tu per obbedire attendi i comandi, per te l’obbedienza è pesante e difficile, ma se sei tu che la cerchi come si cerca un tesoro, diventa leggera e fonte di pace profonda”.
E disse molte altre cose. Terminando l’insegnamento chiese ai discepoli attenti e silenziosi: “Secondo voi, mi sono spiegato a sufficienza?”.
Al che il discepolo Mattia disse: “Ti sei spiegato a meraviglia. Gesù non aspettava comandi per obbedire, ma, come scrive Giovanni, cercava di essere sottomesso. Disse infatti: «Non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 5,30), e anche: «Non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato»” (8,28).
Abba Giovanni si rallegrò, e diede incarico a Giano di preparare il pranzo. (continua)

 

66 Pranzo indigesto 2/2

(segue) A Giano non era stato dato il nome nuovo. Era chiamato ancora con quello che aveva nel mondo, quello della divinità bifronte, che aveva due volti: anche in lui la vita cristiana era ancora affiancata dalla vita del mondo. Egli, lieto dell’incarico ricevuto, andò con gioia a preparare il pranzo per tutti, dicendo tra sé: “Questa è l’occasione per far vedere a tutti le mie capacità. Nessuno ha mai presentato ai fratelli la pietanza che preparerò io: roba da ristorante di lusso”! E si mise al lavoro.
Mentre mangiavano, attendeva gli elogi di abba Giovanni e dei fratelli. Dato che questi elogi non arrivavano, per sollecitarli alzò la voce: “La pietanza che viene servita ora si chiama «dune del deserto farcite con delizie di cammello»”!
Abba Giovanni, delicatamente, ma senza tentennare, fece notare a tutti: “Come vedete, il nostro Giano ha ubbidito, ma non è ubbidiente. Ha ubbidito senza usufruire del tesoro dell’ubbidienza”.
Tutti zittirono, nell’attesa di spiegazione. “Non ci meravigliamo, tu sei qui da poco. Hai sì ubbidito, perché ti sei messo subito a lavorare come ti è stato richiesto, ma non hai utilizzato il tesoro dell’ubbidienza di Gesù: infatti non hai fatto quello che hai visto fare nelle nostre celle. Hai inventato un modo per soddisfare la vanagloria, presentandoci pietanze nuove, senza chiedere nulla a nessuno. E voi adesso dovrete bere un bicchierino di indulgenza per digerire il piatto indigesto di disobbedienza condita di vanagloria. Il nostro Signore Gesù non faceva nulla da se stesso se non l’aveva visto fare dal Padre! (cfr Gv 5,19)”. Giano arrossì, ma la lezione lo ha prevenuto dal cedere a molte altre tentazioni, e desiderò con impazienza il nome nuovo.

 

67 Rabbia

Il discepolo riferì ad abba Lorenzo il suo incontro con abba Desiderio, che, secondo lui avrebbe commesso un’azione scorretta, se non addirittura disonesta. Lorenzo, sentendosi offeso, si irritò molto, sfogando ira e rabbia. Nei giorni seguenti la sua preghiera fu disturbata, e anche i suoi colloqui con le altre persone, tanto che non riusciva più a donare Spirito Santo a nessuno. Il discepolo, spaventato, iniziò a pregare nel suo cuore. Finalmente l’angelo custode bussò al cuore di Lorenzo: “Che hai, amico mio? Che cosa ti turba? Perché sei tanto agitato?”.Non sai nulla di abba Desiderio? Non sai che cosa ha fatto e cosa ha detto di me?”, rispose l’abba al suo angelo. Questi riprese: “Se anche avesse combinato qualcosa, perché tu ti agiti? Non c’è il Signore Gesù tra te e lui? E poi, sei sicuro che il tuo discepolo ha visto tutto? Sei sicuro che ti ha riferito anche i precedenti e le intenzioni di abba Desiderio? E tu hai capito esattamente? E se il tuo discepolo fosse stato ingannato dalla tentazione? Su, prima di prendertela, va’ da Desiderio e chiedigli se quello che ti è stato riferito è vero, se è vero del tutto o in parte, o se è tutto falso”. Nella notte l’angelo lo avvicinò di nuovo: “Farai viceversa di come sei abituato: quando uno ti parla bene di una persona, credigli subito, e quando ti parla male, prima di credergli e di cedere all’ira, verifica insieme all’interessato”.
Lorenzo faceva fatica ad accettare. Intuiva che proprio così avrebbe dovuto fare, ma ci volle qualche tempo perché la sua irritazione gli permettesse l’incontro. Quando questo avvenne si rese conto di dover chiedere perdono ad abba Desiderio, che si rivelò essere santo discepolo del Signore.

   

68 Yoga 1/2

“Quanta pace nel tuo cuore, abba”! È uno dei due giovani che, nella loro passeggiata, incontrarono abba Felice, e lo videro ammirare estasiato i monti innevati e i primi fiorellini che spuntavano dalle rocce lungo il sentiero. L’amico che lo accompagnava osservò a voce alta: “Di certo l’abba fa esercizi yoga ogni giorno: è per questo che vive in pace!”.

Rimase muto abba Felice all’udire questa lettura della sua gioia interiore. Ma poi, pensando che Gesù merita essere conosciuto da tutti, osservò: “Sentitemi ragazzi. La mia pace è quella di Gesù risorto, che vive nel mio cuore. Gli esercizi yoga non potrebbero darmela. Volete che vi racconti qualcosa a questo proposito?”. E i due: “Ti ascoltiamo volentieri”. Allora Felice…

  

69 Yoga 2/2

Allora Felice, con tono di voce davvero felice, raccontò: “Vi dico quanto mi confidò una signora qualche tempo fa. Il suo bambino frequenta la quarta classe. Un giorno, di ritorno da scuola, prima ancora di sedersi a tavola, volle riferire quanto gli occorse: «Mamma, abbiamo avuto la lezione di yoga a scuola. Il maestro yogi ci ha fatti sdraiare tutti su tappetini per terra. Voleva farci ripetere una parola strana, e continuare a dirla sottovoce e a voce alta mentre eravamo distesi. Quella parola a me faceva paura. Avevo sempre più paura. Allora al posto di quella parola io ho cominciato a ripetere: Gesù! Gesù! Gesù! E avevo tanta pace».
Fin qui il bambino. Io vi dico che quel piccolo è stato aiutato dal suo angelo custode. Le parole strane, che vengono consegnate come «mantra» da ripetere, sono nomi di divinità indù, cioè di demoni, direbbe qualcuno. Per questo il bambino ebbe paura a fare gli esercizi yoga. Io, vi ripeto, la pace la ricevo da Gesù, e senza bisogno di esercizi e particolari movimenti del corpo o del respiro. È Gesù la nostra pace, oggi e sempre. Anche a voi lui la vuole donare”. Non volle insistere, li salutò e continuò la sua contemplazione gioiosa e serena.

   

70 Chi dei due?

Una donna volle incontrare Amma Rosa. Attese con pazienza fin che quella poté ascoltarla. Finalmente con trepidazione le chiese: “A chi mi devo rivolgere nella preghiera? A Gesù o a Maria, sua Madre?”.
E l’anziana, sorridendo, rispose: “Quando ti rivolgi a Gesù, sua Madre è felice, perché proprio lei ha detto ai servi: «Fate tutto quanto lui vi dirà». Quando ti rivolgi a Maria, Gesù gode soddisfatto, perché proprio lui ha detto al discepolo: «Ecco tua Madre». Se ubbidisci a Maria farai la volontà di Gesù, e se ubbidisci a Gesù accontenterai Maria!”. Quella donna uscì saltellando di gioia.

  

71 Pensieri

Abba Felice ricevette benedizione per recarsi in un monastero a spiegare la Parola di Dio ai discepoli e a celebrare con loro i misteri del Signore. Ubbidiente, partì. Lungo il cammino lo assalirono pensieri malvagi. Lo inducevano a interpretare male i modi di fare dei fratelli delle celle, anzi, lo costringevano ad accusare e a giudicare. Era molto turbato. Gli dicevano: “Ti sei accorto che il tuo discepolo ti ha mentito? Non hai visto che l’abba che abita vicino a te ti sta prendendo in giro? Hai notato come il tale abba fa rumore a mangiare e parla senza pensare?”. E così di seguito per un lungo tratto di strada. A un certo punto Felice sentì una voce: “Non ti accorgi che questi pensieri ti disturbano? Se ti presenti così triste e malinconico e arrabbiato al monastero sarai scandalo per quei discepoli e non donerai loro nemmeno un po’ di Spirito Santo”. “Che cosa devo fare?” chiese Felice alla propria anima. Rispose il suo angelo: “Comincia a cantare le lodi del Signore. Ringrazialo che ti ha scelto come suo strumento, ringrazialo che cammina con te, ringrazialo e basta. Non ricordi che nella celebrazione dici sempre: «Render grazie è fonte di salvezza»?”. Benedetto l’angelo! Felice iniziò a cantare qualche alleluia, così, quando arrivò al monastero, tutti lo videro gioioso e tutti ricevettero, dalle sue spiegazioni della Parola e dalla celebrazione, consolazione, esortazione e Spirito di amore per il Padre e il Figlio. Non per nulla Gesù aveva detto ai suoi: “Vegliate”!

  

72 Paura

Arrivò dalla città un tale a confidarsi con abba Martino, e gli disse: “Abba, ho paura del diavolo. So che inganna perché si presenta in veste di pecora. Ho paura di venire ingannato”.
L’abba, con un sorriso sereno gli rispose: “Figliolo, non avere paura. Ama Gesù e non temere. Cammina nell’umiltà e il diavolo ti eviterà. In tutto sii ubbidiente e il diavolo starà lontano da te. Quel superbo infatti non sopporta l’umiltà ubbidiente e nemmeno l’ubbidienza umile”.
Rientrò in cella quasi danzando.

  

73 Parlare con i morti

Non sapeva come cominciare, un tale che si guardava attorno con circospezione. Vedendo la pace di Abba Agapito, si dileguò il suo timore: “Abba, un tale mi ha assicurato che, se voglio, lui può parlare con mio figlio che è morto due mesi fa in un incidente”.
L’anziano senza tentennare rispose: “Guardati dall’accettare, figlio mio. «Interrogano i morti, ma risponde il diavolo», dicevano già i santi padri. Se accetterai, la tua anima perirà in fretta. Lascia tuo figlio nelle mani del Signore e affidalo alla sua misericordia. In tal modo tu gioverai a lui, e lui rimarrà in comunione con te”.
Siccome quel papà tentennava, l’abba riprese: “Gesù non ci ha mai insegnato a chiamare i morti. Tu vuoi essere suo discepolo sì o no?”. E con un bel sorriso convincente lo salutò.

  

74 Automobile

Un uomo ricco chiese all’anziano di potergli parlare con riservatezza. Gli disse: “Mi piacciono le automobili di lusso. Potrei acquistarne una?”. L’anziano rispose: “Tua moglie è d’accordo? Non far nulla senza essere d’accordo con lei”. Il ricco rimase pensieroso. “E poi”, riprese abba Giovanni, “tu che compito hai nella Chiesa di Dio? Vuoi far parte anche tu del Regno dei cieli?”.
Rispose con naturalezza il ricco: “Non ho compiti particolari nella Chiesa, e il regno dei cieli vorrei vederlo, anzi voglio contribuire a realizzarlo: proprio per questo sono venuto a interrogarti”.
Disse l’anziano: “Vedi, fratello: se io, qui nel deserto, mi comprassi tre cammelli e due cavalli al posto dell’asinello che mi è stato donato, tu cosa diresti?”. Rispose quello: “Sarebbe un lusso e darebbe scandalo, abba, perché tu segui il Signore povero e mite”.
Riprese allora l’abba: “Anche se non lo sai, nella Chiesa tu hai un compito considerevole, che nessuno ti può togliere, né tu puoi ignorare: essere testimone di Gesù. E nel Regno dei cieli entrano i poveri in spirito. Con tua moglie poi sei una sola carne”.
Il ricco si ricordò di Zaccheo, si alzò in piedi e disse: “Ho compreso, abba. Sono cristiano, non posso tradire la Chiesa, Corpo di Cristo, e non voglio rovinarle la reputazione né farla soffrire con i miei acquisti. Sto già dimenticando la macchina d’epoca, utile solo alla mia vanagloria! Non chiederò nulla a mia moglie, anzi, le dirò che tutta la nostra vita dovrà diventare lode di Dio Padre”.
Gli angeli si misero a cantare e a sbattere le ali.

  

75 Cagnolino

Tutto triste e sconsolato, un uomo fu consigliato di recarsi da un abba per aprirgli il proprio cuore e manifestargli la propria afflizione. Quando arrivò da abba Felice, disse: “Abba, sono triste e nessuno è riuscito a consolarmi. Soffro molto perché è morto il mio cagnolino, cui ero molto affezionato e che mi faceva molta compagnia”.
Stranamente abba Felice non si afflisse per il dolore di quel fratello. Osservando la croce appesa alla parete della cella, rimase in silenzio qualche istante, che parve lunghissimo a quell’uomo. Poi aprì la bocca per dire: “Fratello! No, tu non piangi perché ti manca il cagnolino. Tu piangi e sei triste perché nel tuo cuore non c’è Gesù”.
Quell’uomo sospirò: “È vero abba. Ti ringrazio”. Non servirono altre parole. Se ne tornò a casa consolato e rinnovato.

  

76 Esercizio

Una ragazza con un problema tutt’altro che semplice venne a parlare con amma Felicita. L’anziana l’accolse benevolmente, mettendola fin da subito a proprio agio. Allora le disse: “Amma, il mio ragazzo, che amo tanto, insiste perché vada a letto con lui. Ho paura che, se non lo faccio, mi lascerà. Ma io non voglio restare sola”.
Amma Felicita si raccolse in preghiera. Sapeva che senza preghiera le sue parole non avrebbero avuto né peso né frutto. E poi, con affabilità disse: “Tu, figlia mia, vuoi che il vostro amore duri a lungo?”.
Rispose la giovane: “Certo, vorrei per sempre”. E l’anziana: “Allora dovrà essere fondato in Dio. La prova che il vostro amore viene dallo Spirito Santo è il dominio di sé. L’amore senza dominio di sé non è amore, non è puro né vero né fedele né duraturo. Chiedi al tuo ragazzo di esercitarsi nel dominio dell’impulso sessuale. Se non vorrà nemmeno provare, il vostro vivere insieme, a lungo andare, diverrebbe un inferno e non un paradiso”.
Disse la ragazza: “E se non vuole?”. Rispose l’anziana: “Allora non temerai di lasciarlo. Ti affiderai al Padre, che provvederà alla tua vita, se gli sarai obbediente!”.
La ragazza tornò a casa rafforzata e consolata dalla preghiera di amma Felicita.

   

77 Distrazioni

Saputo che Abba Gregorio si dedicava con amore alla preghiera, un uomo corse a cercarlo nel deserto. Trovatolo, gli confidò: “Abba, io desidero pregare e adorare Dio. Ma quando comincio un’ora di adorazione, subito le distrazioni mi assalgono. In una sola ora arrivano anche cinquanta distrazioni, tanto che ho pensato di abbandonare questo modo di pregare”. E l’abba: “Figliolo, questo pensiero viene dal diavolo. Che cosa facevi finora quando t’accorgevi di essere distratto?”.
Disse quell’uomo: “Appena mi accorgevo, dicevo: Gesù, perdonami. Padre, abbi pietà di me, che sono peccatore”. Con occhi lucidi di commozione l’abba sentenziò: “Continua così. Nella tua ora di preghiera, più distrazioni verranno, più crescerai nell’amore del Signore. Quelle distrazioni per te sono dono di Dio, che gradisce molto quello che gli dici. Egli accoglie la tua umiltà, e la premierà”.
Da quel giorno la città ebbe un adoratore assiduo, e, per di più, umile.

  

78 Coniugi

Una donna afflitta cercò un’amma conosciuta come saggia e amante di Dio. Tra le lacrime disse: “Amma, sto progettando di lasciare mio marito. È rozzo, senza parole per me, con molte pretese, mai contento di quel che faccio per lui. Pare pure che da qualche tempo mi tradisca. Che cosa vorrà il Signore?”.
L’anziana ascoltava pregando in silenzio. E soffriva. Tenendo lo sguardo rivolto all’icona, disse: “Figlia mia, il Signore è sulla croce. È là per noi. Non ti chiede di certo di allontanarti dalla croce, perché anche la tua è prima di tutto sua. Non vorresti essere il suo cireneo? Il peso maggiore della tua croce lo porta lui: egli è già il tuo cireneo. A chi mai potrà chiedere di aiutarlo a salvare tuo marito? Se questi tradisce te, ha già tradito lui. Preghiamo e attendiamo: chissà che non ci suggerisca una soluzione diversa da quella che stai progettando. Dio ha molte risorse. Ne avrà una per te, come l’ha avuta per Giuseppe che voleva lasciare Maria”.
La donna si asciugò le lacrime, sorrise e ringraziò. E amma Rosa continuò a pregare.

  

79 Assidui

Abba Fedele stava uscendo dalla chiesa. Lo incrociò un uomo venuto per entrare. Dopo averlo salutato con affetto, gli chiese: “Abba, che cosa significa la parola che sta negli Atti degli Apostoli: “Erano assidui nella preghiera”? Dovrei venire spesso o sempre, qui in chiesa?”.
L’anziano lo guardò con un bel sorriso e gli disse: “Fratello mio, essere assidui nella preghiera è come dire essere assidui nell’amore, nell’amore che lui ha per te. Vedrai il bell’amore che Dio Padre ha per te e godrai di essere amato da lui e da Gesù. Quando vedrai il suo amore non solo per te, ma anche per tutta la Chiesa e per tutti i peccatori, sarai conquistato da lui e ti ritroverai immerso nel suo amore santo e vivificante. Diventerai amore anche tu. Quella sarà la preghiera assidua da cui sarai avvolto, rafforzato e santificato”.
Lo ringraziò quel signore distinto e gli chiese la benedizione per rimanere immerso nell’amore di Gesù per il Padre!

  

80 Diavolo

È arrivata nel deserto quasi per caso, per accompagnare l’amica ad ascoltare amma Silvestra, che proprio in quel momento stava mettendo in guardia i visitatori del monastero dalle insidie del diavolo.
Monica, questo il suo nome, sbottò: “Macché diavolo e diavolerie. Il diavolo non esiste. Lo ha detto anche il prete”. L’amma le chiese: “Come sta tuo marito? Andate d’accordo?”
E quella, quasi infastidita: “Che c’entra mio marito? Se potessi lo strozzerei. Non passa giorno che non litighiamo seriamente”.
Silvestra, con pace e assennatezza: “Monica mia, ecco, il diavolo lavora in casa tua, e tu non lo vedi. E non lo vinci e non lo cacci, e lui si diverte a farti soffrire”. Allora Monica riprese: “Mio marito il diavolo? Se è così hai detto bene”. L’anziana allora: “No, non è tuo marito il diavolo, il diavolo è quello che vi domina tutt’e due, che vi fa litigare, che bastona te e tuo marito. Apri gli occhi. E apri il cuore a Gesù, allora vedrai quel che fa il diavolo e troverai le armi per vincerlo. Se non vedi Gesù non riesci a vedere l’opera del nemico. Chissà se tu e tuo marito pregate insieme!”.
Monica si fece seria: “Hai indovinato, amma. Non abbiamo mai pregato insieme, nemmeno da fidanzati”. Con tono addolorato l’amma riprese: “Monica, di’ al prete che dove ci sono discordie c’è il diavolo. Dove manca il ricordo del Signore, lavora il diavolo senza essere disturbato. E tu, comincerai tu a pregare offrendoti al Padre, sia per tuo marito che anche per quel prete che ha parlato senza vero discernimento”. La donna ringraziò l’amica di averle dato l’occasione di questo incontro.

  

81 Spirito di verità

Era pensieroso il discepolo di abba Teodoro. Questi gli chiese: “Che cosa si muove nel tuo cuore, figliolo? Hai qualche sofferenza, qualche dubbio?”: Egli rispose: “Sì, abba. Sto pensando ad una parola pronunciata da Gesù, che ha detto «verrà il Paraclito, lo Spirito di verità che procede dal Padre». Vorrei comprendere questa promessa”. Teodoro aveva già considerato nel suo silenzio queste parole. Perciò poté rispondere: “Paraclito è una parola greca che significa: «chiamato vicino». È chiamato dal Padre e da noi, presso di noi, colui che ci può difendere, consolare, esortare, suggerire, far comprendere, aiutare, ecc. Sarà il nostro assistente! Ed è «lo Spirito di verità». Questo lo compendi?”. “No, abba” rispose il discepolo. Allora l’abba guardò il cielo: “Verità è l’amore del Padre, che è nei cieli, cioè presente ovunque, nascosto in ogni luogo e in ogni avvenimento che tocca la vita degli uomini suoi figli: è nascosto, ma presente. Quando tu sarai compenetrato dallo Spirito di verità, farai risplendere l’amore del Padre. Quando la tua mente sarà illuminata dallo Spirito di verità, tu saprai pensare solo opere d’amore. Quando la tua volontà sarà guidata dallo Spirito di verità, compirai solo gesti di amore. Io prego sempre che venga lo Spirito di verità, perché rende bella la mia vita e tutta la terra! Essere trasformati in amore di Dio, è il dono più gradito a me e a tutti, anzi, anche a Dio stesso! Sarà quest’amore il dono che ci difende dal mondo, ci consola dalle lacrime, ci sostiene in ogni momento”. Il discepolo rimase ancora pensieroso, ma lieto in volto.

  

82 La Donna Madre

Abba Felice meditava raccolto. Si preparava a offrire agli altri abba qualche pensiero sul santo vangelo. La lettura avrebbe portato tutti gli abba sul monte Calvario, mentre Gesù diceva a Maria, sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Venne il momento, si radunarono gli abba, ed egli disse: “Gesù ci sorprende. Non chiama sua Madre col nome che l’avrebbe fatta sussultare, non la chiama «mamma», come da bambino. La chiama «Donna», come Adamo aveva chiamato Eva. Questa parola la rende «madre di tutti i viventi» nella nuova creazione, nel regno dei cieli. E quell’”ecco” le dà certezza che non avrà il tempo di piangere un morto, pur se suo Figlio. Ella ha un altro figlio, e di lui si occuperà. Suo figlio è il discepolo che rappresenta tutti i discepoli, tutti amati da lui. Il suo cuore e le sue mani di Madre non avranno vacanza. Lei continuerà a donare vita offrendosi ancora come si era sempre offerta. E sarà sempre Madre, Madre di quel Corpo di Cristo che è la Chiesa. Ameremo sempre la Chiesa, che è amata dalla Madre. Mai parleremo male della Chiesa per non offendere la Madre. Serviremo la Chiesa, per aiutare la Madre. Da lei siamo ogni giorno serviti e portati al Figlio suo che pende dalla croce”. Tutti gli abba godettero di essere fratelli, e intonarono il canto della gioia, quello che la Madre ha cantato per prima.

  

83 La vera bellezza

Un abba camminava sul sentiero verso la cella di un altro abba, che giaceva ammalato. Lo incrociò abba Terenzio, che, meravigliato, lo vide e disse, quasi senza accorgersi: "Come sei bello, abba!".
Tutt'e due rimasero sorpresi per questa parola. Ma, prontamente, l'abba in questione esclamò: "È Gesù il più bello tra i figli dell'uomo ". E Terenzio: "Certamente. E tu lo porti nel cuore, e sulle tue mani ricche di amore". Benedissero insieme Colui che dona la carità per i fratelli e la Parola di verità.

  

84 Roccia

Terminato il canto dei salmi, due abba uscirono per svolgere un servizio richiesto fuori del monastero. Camminavano insieme, continuando nel silenzio la lode al loro Dio e Padre. Abba Filippo si fermò un attimo a prendere fiato, e, vedendo la montagna di fronte, gli scappò di dire: “Venite, cantiamo al Signore, acclamiamo la roccia della nostra salvezza”. Abba Francesco ringraziò: “Proprio così, fratello. La fatica che stiamo compiendo è un canto al Signore, è gioia per lui. A lui offro i miei passi, a lui consegno la fatica, l’incertezza di ciò che ci aspetta, da lui attendo l’esito della nostra obbedienza. Il salmo che abbiamo cantato stamane continua a risuonare davanti a Dio con i nostri passi”. Ripresero il cammino. Continuarono il silenzio. La gioia li riempiva, mentre Gesù li rinsaldava nella comunione e nella pace. “La roccia della nostra salvezza è Gesù, che ci ha nutriti con il suo Pane: esso ci dà forza e gioia”, esclamò abba Filippo. E fecero il segno della croce.

  

85 Segno di croce 1/2

La mamma insegnava il segno della croce ai suoi tre bambini. Uno sapeva già muovere le mani, l’altro tentava, il piccolino giocava. “Per fare questo segno dobbiamo imparare le parole belle, quelle del nome del nostro Dio. Con quelle parole il sacerdote vi ha battezzati quando eravate piccoli”, disse sapientemente la madre. “Che cosa vuol dire battezzati?” dice il grandicello, “io non lo so”. La mamma ricordava le parole di un abba del deserto, e le riferì ai suoi piccoli: “Battezzati vuol dire che siete stati bagnati dall’amore del nostro Dio, che è Padre e Figlio e Spirito Santo. E siete ancora immersi dentro l’amore di Gesù e del Padre. Vedete il vasetto della frutta sciroppata? La frutta è immersa nello sciroppo ed è impregnata del suo sapore e della sua dolcezza: quando la mangerete sentirete che è tutta dolce come lo sciroppo. Così in voi c’è sempre la dolcezza e la bontà dell’amore di Gesù. È per questo che vi volete bene sempre e volete bene a tutti”. “C’è anche in me l’amore del Padre e di Gesù?”, chiese il più grande. E il più piccolo: “Mi dai un po’ di frutta sciroppata, mamma?”. Al più grande la madre disse: “Va’ a prendere il vasetto e tre coppette con i cucchiaini per servire la frutta. Così ami i tuoi fratellini con l’amore del Padre!”. Tutti contenti dimenticarono il segno di croce.

  

86 Segno di croce 2/2

Quand’ebbero finito di assaporare la frutta sciroppata, il bimbo di mezzo si ricordò: “E il segno della croce, mamma?”. “”, disse la mamma, “adesso diciamo insieme le parole del battesimo”. E tutti provarono: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. “Benissimo. Adesso proviamo a disegnare sul nostro corpo il palo della croce, quello che hanno piantato in terra per Gesù. Noi lo disegniamo cominciando dall’alto. È il Padre che ha chiesto a Gesù di morire in croce per noi. Bravi, tutti. Anche tu”, disse al piccolino che pareva non riuscirci. “E adesso disegniamo il palo che Gesù ha portato sulle spalle e su cui sono state inchiodate le sue mani. Facciamo tutto con la mano con cui mangiamo la merendina. Proprio così. Tocchiamo la spalla sinistra e poi la destra. Di nuovo! E adesso diciamo le parole mentre disegniamo i due segni”. Tutti e tre fecero a gara e ripeterono senza che la mamma glielo dicesse. Ella era riconoscente all’abba che l’aveva esortata ad istruire i suoi tre marmocchi. Per terminare la mamma disse al più grande, che poteva capire: “Sai cos’è successo? Guarda la croce che abbiamo appesa sulla parete: sei diventato la fotocopia di Gesù! Lo ringraziamo!”.Possiamo far veder al papà questa sera?” rispose con gioia, e guardò la mamma con occhi lucidi. “Prima di farlo vedere al papà, guardate come lo fa bene lui”, rispose con soddisfazione.

  

87 Scapestrati 1/6

Si diffuse in città la fama di amma Rosa, anzi no, la fama della sua sapienza, e della sua efficace preghiera. Ed ecco due sposi, genitori di tre ragazzi scapestrati. Sono proprio essi a dirlo: “Abbiamo tre figli, amma Rosa, ma non ubbidiscono. Escono di casa a sera e rientrano molto tardi. Se diciamo qualcosa, uno reagisce con parolacce e un altro anche con bestemmie. Nessuno di loro viene più in chiesa con noi, ma nemmeno da soli ci vanno. Hanno scelto amici che somigliano a loro, i cui genitori li lasciano del tutto liberi. Che cosa dobbiamo fare, amma?”.
Questa li osserva con compassione, e sta a lungo in silenzio. Quando apre la bocca, i due sono già consolati: “Cari genitori, vi dico quello che diceva un santo abba a genitori sofferenti come voi. Diceva pressappoco: «Se i vostri figli sono diventati così, potrebbe essere colpa vostra. Se voi li avete sempre accontentati, se siete stati loro addosso con troppe parole, ma soprattutto se non li avete avvolti con la preghiera... I ragazzi che crescono in una casa senza preghiera, e cioè senza Spirito Santo, non possono che essere disorientati, in balia degli spiriti del mondo egoista e sfrenato». E quel santo, abba Porfirio, dava loro questo consiglio, che io trasmetto anche a voi: «Non sgridate i vostri ragazzi. Non rivolgete loro parole di rimprovero, perché essi reagiranno. Invece pregate in silenzio, riempite la vostra casa di preghiera fatta di lode a Dio, di benedizione, di supplica fiduciosa. Fatelo insieme voi due. Il Padre vi ascolterà. Perseverate a lungo. I ragazzi si accorgeranno del vostro cambiamento e cambieranno a loro volta. Ma perseverate, perché dovete dare in poco tempo quel che a loro è mancato per lunghi anni». Io vi accompagnerò con la mia preghiera”.
I genitori compresero e rimasero in silenzio. Salutarono con occhi pieni di riconoscenza per essersi sentiti compresi e amati. (continua)

  

88 Genitori del passato 2/6

(segue) Davanti alla porta di amma Rosa, all’ora in cui ella riceveva le persone, si radunò una piccola folla. Quando finalmente aprì la porta, ella stessa si meravigliò.
Un papà cominciò col dire: “Amma, sono venuto a chiederti preghiera e consiglio. Devo cominciare a mandare mio figlio dallo psicologo. Non vuole più studiare”.
Lo interruppe una signora accompagnata da sua figlia: “Anche mia figlia: non la capisco più, non ascolta nessuno, si ribella a tutti”. E lo si vedeva che nemmeno ascoltava le parole di sua madre.
Un’altra donna intervenne: “Amma, non so come fare con i miei bambini. Quattro giorni in settimana sono con me e tre giorni con il loro padre. Sono inquieti, non riesco più a capirli e gestirli”.
E così di seguito, altre tre o quattro persone con i loro problemi lacrimevoli.
Rosa invitò tutti, per cominciare, a recitare adagio il Padre nostro. E poi un’Ave Maria. Quindi, lentamente: “Voi siete tutti amati dal Signore nostro Gesù Cristo. Non disperate. Per comprendere questa situazione anzitutto vi chiedo di pensare ai vostri genitori”. Un’aria di familiarità si diffuse fra tutti. (continua)

  

89 Genitori in ginocchio 3/6

(segue) Continuò l’amma: “Credo di indovinare: i vostri genitori, come i vostri nonni, pregavano tutti i giorni, invitavano anche voi a fare altrettanto, vi invitavano ai sacramenti della Chiesa, vi mandavano al catechismo. Era così? Al mattino le preghiere, alla sera il Rosario. E voi siete cresciuti con sostanziale serenità, avete goduto di un orientamento nella vita, siete diventati capaci di discernere il bene dal male, l’obbedienza a Dio dalla disobbedienza. E non avete avuto drammi particolari”.

Quasi all’unisono i convenuti assentirono, chi con la voce, chi con i movimenti del capo. “Ebbene”, continuò l’amma, “grazie ai vostri genitori e nonni voi avete respirato un’atmosfera di preghiera, avete bevuto Spirito Santo, e questo ha dato ordine ai vostri pensieri e sistemazione alle vostre decisioni. Avevate persino l’umiltà necessaria per chiedere consiglio o ai nonni o a qualche sacerdote. Addirittura, cosa impensabile oggi, eravate capaci di chiedervi perdono tra di voi. Non è così?”. Ed essi, in coro: “Certo, certo, proprio così”.

Allora lei riprese: “Voi però, probabilmente, non avete fatto altrettanto. Non avete nutrito i figli nel vostro grembo col sangue riscaldato dall’amore di Gesù coltivato dalla preghiera, e la fiducia nel Padre non c’era nel latte materno. Forse avete persino fatto udire i vostri litigi alle loro orecchie. La loro culla non può raccontare d’aver visto umiltà e nemmeno d’aver udito un rosario tranquillo recitato da papà e mamma”. Silenzio di verità. (continua)

  

90 Genitori odierni 4/6

(segue) Erano ancor incollati alle parole di amma Rosa quei genitori, cosicché ella procedette con pace. “Care mamme e cari papà, voi avete lasciato Dio in Paradiso e vi siete concentrati sui vostri problemi terreni. Così avete cominciato a discutere, a litigare tra voi. Qualcuno di voi è arrivato persino a rompere il patto coniugale? E i bambini? Proprio i vostri figli che dite di amare tanto? Li avete costretti ad assistere al procedere del vostro ateismo ed egoismo, si sono scombussolati, proprio nei giorni decisivi della loro formazione. Per i vostri litigi non hanno avuto tempo e modo di maturare la distinzione tra bene e male. Vedendovi senza Dio, hanno pensato che egli è solo una parola. E che esisteva solo il diavolo della discordia. Forse questo non è del tutto vero per tutti voi. E poi, anche se andavate a Messa, non cambiava nulla, quindi Gesù per loro è diventato quasi una favola non attendibile. Nemmeno hanno imparato a distinguere i sogni dalla realtà. Per questo hanno bisogno anche dello psicologo, che però non potrà sostituire ciò che poteva dare la vostra preghiera e la pace proveniente dal cielo e l’amore divino del vostro cuore. Adesso voi mi chiederete: Non c’è nulla da fare?”. Mormorio, brusio, lacrime asciugate. (continua)

  

91 Cominciare 5/6

(segue) Prese coraggio l’amma, e cominciò a dare qualche consiglio divino: “Non si può proprio far più nulla? Dobbiamo arrenderci? Anzi, voi farete molto, e potrete ricuperare. Riempirete la vostra casa di preghiera silenziosa. Se vostro marito o vostra moglie, cui direte queste cose, accetterà, pregherete insieme. Non cedete allo scoraggiamento. Non chiederete nulla a Dio, e invece non smetterete di lodare il Padre e di ascoltare Gesù. Leggerete i salmi, imparerete il rosario per avere Maria vicina a voi. Siate contenti di conoscere Gesù Cristo, almeno leggendo il vangelo.
La preghiera cambierà il vostro cuore, e pian piano influirà su quello dei figli. Lo Spirito Santo presente nella vostra preghiera li avvolgerà come una coperta di notte, come un giaccone di giorno. Lo Spirito Santo illuminerà anche lo psicologo da cui lei manda il figlio. Non abbiate fretta a vedere risultati. Dio ha più fretta di voi, perché lui ama i vostri figli più di voi, ma adopera anche voi per costruire la loro vita. In tre settimane non pretenderete di ricuperare dodici o vent’anni sbagliati. Cominciate, anzi, cominciamo: Padre nostro… Ora andate a far benedire da un sacerdote questo nuovo inizio”. Ringraziarono tutti e si allontanarono in silenzio, non senza aver chiesto di poter tornare. (continua)

  

92 Bullismo 6/6

(segue) L’eco degli incontri con amma Rosa ha incuriosito e persuaso alcune maestre a cercarla, sperando in una sua parola. Con sofferenza, una di loro le disse: “Amma, nelle nostre classi abbiamo il problema del bullismo. I ragazzi e anche i bambini si divertono a prendere in giro i loro compagni, persino facendo dispetti pesanti a coloro che già soffrono per qualche difetto fisico o psichico. E non ascoltano i nostri benevoli consigli e nemmeno i rimproveri. Ci sentiamo impotenti”.
L’amma, per nulla sorpresa, ascoltò in silenzio anche le esternazioni di sofferenza delle altre insegnanti. Poi con dolce sicurezza: “Se i bambini non respirano preghiera e non sono avvolti nello Spirito Santo cederanno facilmente agli spiriti del mondo, che non conoscono l’amore. Al mattino, prima che arrivino, riempite l’aula con la vostra preghiera, e invocate su di loro il nome santo di Gesù. Quando arrivano, amateli benedicendoli in silenzio col nome del Signore. Se li vedete inquieti, copriteli coll’invocazione del suo Sangue.

Siate voi sempre unite a Gesù, che è l’unico Salvatore. Senza di lui nessuno potrà vincere gli spiriti dell’aria che dominano nel mondo e vogliono entrare nei loro piccoli cuori. Il vostro pregare sia silenzioso, ma vero e fiducioso. Non illudetevi di ottenere cambiamenti stabili senza Gesù. I vostri ragazzi vengono per lo più da famiglie e ambienti dimentichi di lui: essi non hanno colpe, hanno soltanto carenze. Voi potrete cercare di colmarle. Pregherò anch’io per voi e per loro”.
E alle altre domande che ascoltò non poté che ripetere le stesse cose con altre parole.

  

93 Trenta

Da trent’anni era nel deserto, abituato ormai a veglie e digiuni. A chi lo interrogava sull’età e sui tempi, il discepolo di abba Gregorio parlava con sussiego dei trent’anni trascorsi nelle fatiche spirituali. Chi lo ascoltava aveva l’impressione che sotto sotto vantasse il diritto di essere almeno lodato e grandemente stimato come uomo di Dio. Partiti tutti gli ospiti, rimasti soli in silenzio, dopo la consueta preghiera dei salmi, l’abba lo guardò: “Vedi, figlio mio, da trent’anni sei qui con me: il Signore Gesù ti ha amato molto e ti ha arricchito di molti doni. Ringrazio te per ogni tuo atto di amore per lui e per me. Io devo vergognarmi di aver trascorso tanto tempo qui con molte preghiere, senza aver imparato l’umiltà”.
Dopo tre giorni il discepolo gli si avvicinò e sussurrò: “Perdonami, abba. Ho riflettuto su quello che mi hai confidato. Prega per me, e ottieni dal Signore che io cominci adesso a vivere nel deserto con l’umiltà di Gesù”. E pregarono insieme.

  

94 Sinfonia

Il superiore degli abba del deserto inferiore chiese ad abba Melodio di guidare il canto durante le celebrazioni nelle quali si loda il Signore. Lo fece con trepidazione, perché temeva che abba Melodio fosse tentato di usare quel servizio alla gloria di Dio per attirare a sé la gloria degli uomini. Questo abba infatti riusciva a pensare che, se Dio riceve gloria, anche lui ne avrebbe diritto, quale figlio di Dio; e dimenticava che la gloria di Dio non è quella degli uomini. Quando guidava il canto infatti si metteva dove, e si muoveva come, dovesse apparire la sua importanza e centralità, in modo da riceverne celebrità.
Dopo qualche giorno abba Ilario, che lo amava, gli rivolse la propria tenerezza: “Abba Melodio, hai udito stamattina la sinfonia degli uccelli del bosco sotto le nostre finestre?”. Rispose subito: “Certo, ed era proprio armonizzata e melodiosa. Ho notato che cinguettavano a ritmo, come se qualcuno avesse diretto le loro voci!”. Sorridendo abba Ilario riprese: “Proprio così. Era il Padre dei cieli che dirigeva il loro canto. Tu, lo hai visto il Padre?”. Sbottò Melodio: “Che domanda! Chi può vedere il Padre che è nei cieli?”. Allora Ilario: “Il Padre si tiene nascosto anche quando dirige la danza del sole, della luna e delle stelle; allora ho pensato che, quando tu dirigi il nostro canto, avresti gioia imparando da lui!”. Sorrise e iniziò a canticchiare per allietare la riflessione di Melodio.

  

95 Canne

Gli hanno detto che abba Felice non sgrida mai nessuno. “Voglio incontrarlo”, si disse il giovane ventenne. Ed eccolo nella cella, ricca di silenzio. “Abba”, sbottò il giovane, “sono venuto per dirti che fumo”. L’anziano lo fissò con un dolce sorriso: “Nicotina?”. Sorpreso, il ragazzo: “Si, ma anche canne. È da molto tempo. Sono dimagrito moltissimo”. L’abba si raccolse. Poi con amore, ricevuto dall’alto: “Ho visto: infatti sei quasi trasparente. Sai che cosa desidera fare di te il Signore Gesù? Non puoi immaginarti quanto ti ama. Hai un lavoro?”.

Divenne rosso il giovane per dire: “Qualcosa di provvisorio. Nessuno si fida e io non sono capace; non ho finito la scuola. Tentano di darmi sostegni psicologici, ma non mi va di collaborare”. Continuò l’abba: “Ti dicevo che Gesù non si arrende, ti ama e vuole fare di te un santo, un suo testimone. Gli dirai di no? Cominciamo subito. Accetta tutti gli aiuti che ti vengono offerti e io, da parte mia, ti insegno una preghiera: tu la ripeterai tutti i giorni. Parlerai con Gesù e lo ascolterai. Sarà una nuova vita per te, tutta interiore. La prossima volta verrai per dirmi cosa lui ti avrà detto”.

Il giovane, senza parole, osservò con riconoscenza la barba dell’anziano, che ha mostrato di aver fiducia in lui. E questi lo benedisse nel nome della Santissima Trinità, nel quale, senza suo merito, anche lui era stato battezzato.

  

96 Fiori profumati

Amma Teresa stava preparando un vaso di fiori per l’icona della Madre di Dio. In quel mentre entrò nella chiesa una donna elegantemente vestita. Accesa una candelina, nonostante il profondo silenzio, la donna cominciò ad alta voce: “Come sei brava, amma Teresa! Hai mani d’oro e un’intelligenza non comune. Come sai abbinare i fiori e acconciarli in modo da evidenziarne le forme e i colori!”.
Al che l’anziana, che amava il Signore e sua Madre, continuando a fissare l’icona rispose: “Di’ piuttosto: Quanto amore ha il nostro Dio e Padre che ci ha preparato dei fiori così belli e profumati, quanta fantasia e sapienza ha adoperato per formare le loro corolle, quanta riconoscenza lui stesso dimostra per la sua e nostra Madre santissima dandoci il modo di onorarla!”. Depose il vaso al suo posto, fece un inchino all’icona e se ne andò. La signora elegante, confusa, cercò nel proprio cuore un po’ di amore per restare qualche istante in silenzio.

  

97 Artisti 1/3

Abba Gregorio, chinato sul libro dei salmi, lodava con il cuore e la mente il Signore del cielo e della terra. Entrò nella chiesa una manciata di persone rumorose, e uno di loro, che pareva più letterato, si mise a spiegare: “Vedete questa tela? È del secolo sedicesimo, di un pittore famoso, che dipingeva persino per la casa reale. Guardate le dita della mano della Madonna, come sono affusolate. Per dipingerle così ci vuole un’abilità artistica non comune”.
L’abba si alzò e, con uno zelo sapiente e con amore paziente, disse: “Questa è casa di preghiera. Questa tela è qui per aiutarci a pregare. Tu, che sembri istruito nelle cose del mondo, dovresti dire piuttosto che la mano della nostra Madre ha preparato il nutrimento al Figlio di Dio per trent’anni! E che le sue dita hanno filato e tessuto per lui le vesti e la tunica, rispettata persino dai soldati di Roma! Le sue mani sono belle perché tutto quel che facevano era preghiera santa”.

Mentre quelli, sorpresi e dubbiosi, uscivano, l’abba si prostrò per ottenere per loro dal Signore conoscenza, discernimento e un cuore nuovo. (cpontinua)

  

98 Si è confessato 2/3

(segue) Abba Giuseppe stava preparando i lumi ad olio, che pendono dall’alto ad indicare che la luce viene dal Signore. Vide tre uomini fermi davanti all’immagine di Gesù crocifisso. “Certamente stanno pregando”, si disse mentalmente. Ma quando si avvicinò per quelle lampade, udì che uno di loro diceva agli altri: “L’artista che ha realizzato questa immagine è uno dei più famosi del nostro secolo. Usa strumenti e colori di sua invenzione. Vedete che arte? Osservate questo volto, e guardate come si muovono i muscoli facciali per riprodurre il dolore di un crocifisso!”.
Rimase deluso l’abba, perché quel che aveva pensato non era vero. Non ebbe la prontezza di cacciarli come Gesù i venditori dal tempio, ma disse loro: “Gentile signore, vedo che sei erudito. Ricorda ai tuoi ascoltatori che quell’artista famoso, prima di iniziare questo lavoro, ha confessato i suoi peccati, ha fatto penitenza e ha pregato una giornata intera proprio qui, davanti al Tabernacolo. Per questo l’opera è diventata bella e aiuta la contemplazione e la preghiera di molti”. Iniziò ad accendere i lumi perché stava per cominciare la Liturgia. (continua)

  

99 Proprio così

(segue) Nella chiesa del monastero arrivavano pellegrini a pregare, e anche altri, interessati ad ammirare le icone dei santi e la grande e bella croce, che faceva commuovere fino alle lacrime le persone sofferenti per le loro sventure. Alcuni turisti nemmeno si accorgevano della preghiera dei pellegrini, e continuavano a commentare a voce alta: “Guarda le spine della corona, sembrano vere. Guarda come si contorcono le mani del crocifisso: l’artista è stato proprio abile. Dicono che colui che ha commissionato l’opera abbia voluto dare allo scultore…”.
Udiva abba Vittorio, presente nella chiesa per benedire i pellegrini. Fino a questo punto aveva resistito. Ma adesso con voce sicura si rivolge a quei turisti: “Sentitemi: le mani del Salvatore hanno sofferto così tanto da contorcersi, perché voi non provate dolore per i vostri peccati. E i suoi occhi sono ancora aperti, come il suo costato, per guardare il vostro cuore e per tentare di dare anche a voi vita nuova e santa, che è il sangue uscito dal suo cuore. E le spine della corona penetrano il suo capo per far sorgere a voi pensieri di penitenza e decisioni di conversione”. Alcuni ascoltarono commossi e ringraziarono, altri uscirono scuotendo il capo.

  

100 Confidenze?

Un discepolo desiderava confidarsi con abba Fiorenzo. Quando poté stare solo con lui, gli disse: “Abba, sono triste perché il discepolo di abba Terenzio mi ha parlato male del suo abba, e poi anche di un altro. Io non so se devo credergli o meno, e se posso confidarmi con lui”. Al che l’abba rispose con decisione: “Guardati bene dal confidarti con chi ti parla male degli altri. Non ricordi il proverbio antico? Era stampato persino sulla copertina dei quaderni che ci davano a scuola quando io ero bambino”. “No, abba, non lo so”, rispose il discepolo. Allora Fiorenzo: “Questo è il proverbio: «Chi con te parla male degli altri, con gli altri parlerà male di te». Per questo ti dico di non confidargli nulla. Potrebbe usare le tue confidenze per screditarti con qualcuno dei suoi ascoltatori. A Gesù piace la semplicità della colomba, ma anche la prudenza del serpente”. Il discepolo rimase persuaso, e si propose di aiutare quello che si presentava come amico a correggere la sua abitudine.

  

101 Studiato

Aveva studiato vari anni, anche all’università, e ora poteva parlare di teologia, cioè di Dio e dei misteri della fede. È entrato in monastero, chiamato dal Signore Gesù, e l’abba lo ha incaricato di intrattenere con insegnamenti sulla fede e sulla vita cristiana gli ospiti, che venivano numerosi. “Se ha studiato vuol dire che sa”, dicevano tutti, e ascoltavano.
Diceva che Dio è amore, e lo diceva in modo da convincere. Un giorno, tra quelli che ascoltavano, c’era una donna abituata a pentole e fornelli più che ai ragionamenti. Diceva tra sé: “Sarà vero quello che dice, ma quanto all’amore a Dio, lui non sembra averne, o almeno così pare. Parla come se Dio fosse assente, come fosse un libro o un tegame. Lui rimane freddo, forse anche orgoglioso della sua istruzione. Non chiama Dio col suo nome di “Padre”, e non pronuncia con dolcezza il nome “Gesù”, che è morto per me”. E non riusciva più ad ascoltare; solo pregava in silenzio.

  

102 L’orto

Abba, ho osservato il tuo orto. Alcune spighe sono quasi mature”, dice il discepolo, e l’abba: “Io ho solo nascosto sotto terra alcuni semi. Non ho fatto altro. È venuta la pioggia, solo una volta ho bagnato gli steli con un po’ d’acqua e ho strappato qualche erbaccia che cresceva vicino”. Con stupore il discepolo: “È una meraviglia, abba, la crescita delle piante”. E abba Ilario: “Vedi, tu adesso ami Gesù. Ho visto che per suo amore sei stato capace di sopportare alcune pretese e qualche offesa. Per suo amore ti offri per alcuni servizi faticosi. Con il suo amore e con il suo Spirito sei diventato fratello per molti. Come mai?”. Rispose il discepolo: “Vuoi dire che Gesù è stato messo dentro di me come un seme e adesso se ne vede il frutto? È vero: Gesù mi ha conquistato dieci anni fa, poco prima che io venissi da te. Tu mi hai dato l’acqua della grazia della Parola e del Pane e hai anche corretto qualche mia abitudine che nasceva dall’egoismo. Grazie a te, e grazie e benedizione al Padre dei cieli!”. E nella cella di abba Ilario ci fu festa!

  

103 Nel fosso

Non sapeva con chi aveva a che fare l’uomo che arrivò al monastero. Non aveva domande, non aveva dubbi, aveva solo curiosità da comunicare ad un abba, già incontrato altre volte: “Abba, un amico mi ha offerto una medicina per la mia insonnia: mi ha assicurato che è stata vitalizzata da scotimenti ed energizzata con un rito speciale; è pure approvata dal pendolino. Ridarà luminosità ed energia ai chakra. Una cosa preziosa!”. Era una persona colta della città che si confidava con abba Silvestro, rude anziano senza complessi.
“E tu, sciocco, hai creduto? Butta tutto nel fosso”, sentenziò l’abba. “L’ho pagata molto cara, abba”, rispose amareggiato l’intellettuale. E l’anziano: “Peggio per te, uomo senza criterio. Non usi la tua intelligenza? Cosa ne fai del tuo buon senso? Pensi che le parole vitalizzare, energizzare, rito, pendolino, chakra, si riferiscano a realtà scientifiche incontestabili? Non t’accorgi che sono trucchi per spillare denaro? E che possono nascondere addirittura invocazioni a Satana? Ti possono rendere schiavo, plagiato da qualche sciamano. Tutto nel fosso! Il nostro Dio non c’è in quei riti che sanno di magia”. L’uomo tacque, cominciò a riflettere, s’avvicinò al fosso. Alcuni lunghi istanti d’attesa, e qualcosa volò lontano. Poi si volse verso l’anziano, gli chiese la benedizione del Signore Gesù col desiderio di ricevere sapienza, prudenza e vigilanza.

  

104 Tornando da scuola

Tornando da scuola doveva passare davanti alla cella di abba Demetrio. Quel giorno si fermò, bussò ed entrò: “Abba, sto tornando da scuola. Sono scosso, quasi tramortito. Il professore ci ha parlato di una trasformazione della società che avrebbe dovuto essere meravigliosa. Parlavano e volevano libertà per tutti. Tutti miravano all’uguaglianza perché, dicevano, tutti avrebbero dovuto vivere l’esperienza della fraternità. Per arrivare a questo traguardo tagliavano la testa anche a quelli che già vivevano o tentavano di vivere in tal modo”. Si fece serio l’abba e disse: “Fratello mio, le parole belle possono diventare inganno sulla bocca del nemico: lui non le vive e non le conosce. Sono belle e diventano gioia se vengono dalla bocca di colui che ha offerto se stesso per realizzarle”. E il ragazzo: “Vuoi dire che solo con Gesù sono vere?”. E l’abba: “Hai capito tutto. Lo ringrazierai tutta la vita!”.

  

105 I giorni

Una domenica abba Timoteo si recò alla santa Liturgia. Doveva passare in mezzo ai campi. Ed ecco, vide un uomo zappare alacremente nella vigna. Tutt’intorno non si scorgeva nessuno. “Pace a te, fratello. Ricordi che oggi è il giorno del Signore?”, disse l’anziano con voce mite. E quell’uomo già tutto sudato: “Preghi anche per me, abba. Io non faccio distinzione di giorni”. Rispose l’abba: “Come mai? Non crederai d’essere intelligente più del tuo Creatore! E di colui che dà il frutto alla tua vigna! E che conta i tuoi giorni, che tu nemmeno sai contare!”.
Quasi infastidito l’uomo s’oscurò: “Ti ripeto: io non faccio distinzione di giorni”, e continuò a zappare. Riprese il cammino l’abba, dicendo tra sé: “Certo, si ritiene più sapiente del nostro Dio e Padre, che la distinzione l’ha fatta”. E pregò il Signore Gesù che arrivi anche a lui la benedizione della santa Liturgia, che lo Spirito Santo riversa nei cuori.

  

106 Due abba

Abba Teofilo amava il silenzio che gli permetteva di dialogare con il suo Signore Gesù. Questi l’aveva chiamato a vivere tutto per lui. Quando qualcuno lo cercava per godere del suo profumato sorriso, egli raccontava qualche aneddoto dei padri dell’antico deserto. Spesso ne ripeteva uno, sempre lo stesso, ma, per non stancare i suoi abituali ascoltatori, arricchiva il racconto con qualche variazione: “Due abba distavano una giornata di cammino l’uno dall’altro. Due volte all’anno si facevano visita, una volta da uno una volta dall’altro. Quello che arrivava, beveva la ciotola d’acqua offerta dal discepolo dell’amico, e poi sedeva vicino a lui, desideroso di vederlo. Si guardavano in silenzio, chiudevano gli occhi, li alzavano al cielo, facevano insieme una breve passeggiata ancora in silenzio, e trascorrevano così tutta la giornata. Il mattino dopo si salutavano con un inchino. Una volta, partito l’amico, il discepolo chiese al suo abba: «Come mai non vi siete detti nulla? Che cosa è servito un viaggio così lungo per non dire e non sentire nemmeno una parola?». L’ abba rispose: «Figlio mio, non hai scorto quanta sapienza ci siamo comunicati? Quanta forza di fedeltà ci siamo trasmessi? Non hai notato quanto amore al Signore Gesù è rimbalzato nei nostri sguardi? Se avessimo parlato, i suoni avrebbero rovinato tutto. Quello che avviene nel silenzio non accade con le parole». Il discepolo chinò il capo e cominciò a riflettere, desideroso di capire”. Quelli che ascoltavano si raccoglievano e cominciavano ad apprezzare la vita interiore.

  

107 Onore

Venne un giovane ventenne al monastero. Disse all’abba che gli venne incontro: “Vorrei vivere con Gesù, sempre: mi ama tanto. Lui mi chiama a stare con lui e a dargli la mia vita. Mio padre e mia madre però non vogliono assolutamente che io li lasci per offrirmi a Dio. Che devo fare? Dio ha detto: Onora tuo padre e tua madre”.
Abba Felice lo ascoltò rallegrandosi per il doppio desiderio del giovane: onorare i genitori e rispondere alla chiamata del nostro grande e buono Signore. Dopo un attimo di silenzio: “Tu ami i tuoi genitori? Li vuoi proprio onorare?”. E il giovane: “Certo, abba”. E l’anziano suggerì: “Onorare non significa sempre ubbidire. Onora davvero i genitori chi fa in modo che essi ricevano onore da Dio Padre e da Gesù nostro Salvatore. Se tu rispondi a Gesù offrendoti al Padre, i tuoi genitori, anche se non capiscono e non accettano subito la tua decisione, riceveranno grande ricompensa dal Cielo”. Il ragazzo ringraziò. Dopo pochi giorni si presentò a chiedere di essere accolto nel monastero.

  

108 Perdonare?

Arrivò una signora nel deserto. Cercava abba Fiorenzo. Entrata da lui, gli disse: “Abba, sono molto afflitta. Non riesco a perdonare mio figlio e mia nuora. Mi hanno offeso, e non riesco più ad amarli. Mi dica, come posso perdonarli?”. Abba Fiorenzo chiuse gli occhi, pregando. Dopo un attimo, disse: “Sorella mia, perdonare non è opera umana. Gli uomini non sono capaci, nemmeno tu”. E la donna: “E allora, abba? Non c’è nulla da fare?”. Abbi pazienza, ti spiego”, riprese l’abba. “Il perdono è opera di Dio. Se lui perdona, chi viene perdonato comincia una vita nuova. Se il Padre perdona, chi è perdonato è salvato. Quando il Padre perdona, chi viene perdonato si aggrappa a Gesù, il Figlio. Se perdoni tu, non succede nulla di tutto questo. Non sforzarti a perdonare tu, piuttosto farai come ha fatto Gesù sulla croce: chiederai al Padre che sia lui a perdonare chi ti ha offeso. Gli dirai: «Padre, perdona tu l’offesa di mio figlio e di mia nuora. Concedi loro di conoscere il tuo Gesù, attirali al tuo cuore di misericordia». E vedrai che la prima a guadagnarci sarai tu stessa. Riuscirai a guardarli e amarli. A loro non dirai nulla. Queste parole dille qui ora davanti a me, e io ne sarò testimone”. La donna attese un attimo. Ripeté le parole suggerite dall’abba, aggiungendo qualcosa di suo. Sospirò profondamente, sorrise provando grande gioia. Salutò e tornò a casa molto rasserenata.

 

109 Dormire?

Abba, perché Gesù dormiva sulla barca proprio mentre i discepoli erano in grave pericolo?”, chiese il discepolo ad abba Fiorenzo. E questi, con pace: “Grazie alla paura che hanno manifestato si è reso conto che non lo conoscevano ancora e non credevano. Se avessero creduto che egli era il Figlio di Dio, Figlio del Padre, sarebbero stati tranquilli, non lo avrebbero disturbato, anzi, avrebbero cercato di riposare anch’essi”. “Grazie, abba. Se è così, mi pare di intuire che anche le mie difficoltà possono essere una prova della mia fede”, disse il discepolo. E l’abba ancora: “Gesù non li ha sgridati perché gli hanno rovinato il sonno. Fece loro notare che vivevano senza fede. Chi vive senza fede è in balìa degli altri e si lascia turbare persino dagli eventi naturali”. Invocarono insieme il nome santo di Gesù per ricevere il dono di una fede viva per vincere le paure e ogni turbamento.

  

110 Comandamenti 1/6

Tre giovani cercarono abba Giuseppe: “Abba, ci sentiamo scombussolati. Sappiamo che tra i comandamenti di Dio c’è il sesto, e per di più anche il nono: «Non commettere adulterio» e «Non desiderare la donna d’altri»”. L’anziano rispose: “Ho capito: volete dirmi che adesso i comandamenti sono solo otto? Pare infatti che il mondo quei due che avete detto li abbia definitivamente cancellati”. Ma i giovani: “No, abba. Siamo turbati perché non ci si può più arrischiare a dire che i peccati sessuali sono peccati, tantomeno se omosessuali”.
E l’abba, serio e sereno: “Ebbene? È un problema? Non occorre che lo diciate! Fate come faccio io: non parlo di peccati. Io dico soltanto che chi tiene puro il proprio corpo e i propri discorsi e gli occhi, vedrà Dio ed entrerà nel Regno dei cieli. Chi cammina sulla via della santità non conosce l’impudicizia. Voi sapete che l’impudicizia può essere presente nella relazione di un ragazzo con una ragazza come in quella di un uomo con un altro uomo, e persino nel letto di due sposi, o nella mente di una persona tutta sola. Guardate la purezza e la fedeltà di Gesù, e riceverete ancora lo Spirito Santo che è stato invocato su di voi alla Cresima: egli vi renderà puri di cuore”. I giovani si guardarono l’un l’altro, rimasero rappacificati, ringraziarono, e chiesero la benedizione. (continua)

  

111 Preservativo celeste 2/6

(segue) Dopo qualche settimana i tre giovani tornarono da abba Giuseppe. Lo distolsero dal suo lavoro per interrogarlo. Con loro c’era un quarto giovane, loro amico. “Abba”, chiese uno di loro, “un professore ci ha proposto con insistenza di usare i preservativi. Vogliamo sentire il tuo parere”. Abba Giuseppe li fissò per qualche istante. “Amici miei, disse, avete mai sentito parlare del bacio di Giuda?”. Il quarto giovane rispose: “Io sì, fu un bacio che fingeva di esprimere affetto, ma invece era tranello. Da quel bacio Gesù è stato tradito. Non era un segno di amore quel bacio”.
E l’anziano: “Avete sentito? Lui ha risposto alla vostra domanda. Chi ama una ragazza non la vuole ingannare, nemmeno con un bacio, men che meno con gesti più significativi e impegnativi del bacio. Il preservativo non fa che trasformare il bacio e gli altri gesti: paiono amore e invece sono egoismo. Chi inganna una ragazza, non la ama, piuttosto la odia. E se fosse lei a volerlo, nemmeno lei è capace di amare. Volete sapere qual è il vero preservativo, quello che Dio stesso vi dona?”. Sbarrarono gli occhi tutti e quattro. (continua)

 

112 Gli occhi 3/6

Fissando lo sguardo su abba Giuseppe quei giovani chiesero in coro, sovrapponendo le loro domande: “Come? Mai sentito! Anche Dio concede un preservativo?”. Tutto serio l’abba, fissando il cielo, sussurrò: “Sì, Dio ve lo dona gratuitamente, e quello non riduce mai i vostri baci in baci di Giuda, né per le ragazze né per lui. Il vero preservativo, quello celeste, dono del Padre, è il dominio di sé. Dominerete l’istinto e l’impulso sessuale fin che non avrete benedizione dalla Chiesa per esprimere con esso l’amore sano e santo. Allora anche l’istinto sessuale vi farà fare dei passi sulla via della santità. L’unità con la vostra ragazza, che chiamerete sposa, diventerà forte e sarà fonte di gioia”. Egli disse ancora: “Il dominio di sé è frutto dello Spirito Santo, che Gesù, come l’ha soffiato sugli apostoli, soffierà su coloro che gli staranno davanti. Lo riceverete ogni volta che sarete con lui”. I giovani abbassarono lo sguardo, poi lo alzarono per incontrare gli occhi di abba Giuseppe. Li videro luminosi e sereni, tanto che li invidiarono. (continua)

  

113 Volontà di Dio 4/6

(segue) Ecco di nuovo i giovani, questa volta accompagnati da tre ragazze. “Abba Giuseppe, tu hai parole difficili, ma sentiamo che sono preziose, molto diverse da quelle che udiamo tutti i giorni. Hai mai sentito parlare di aborto? Ci dicono dappertutto che è un diritto della donna e che qualche volta è necessario”. Abba Giuseppe aspettava una domanda, ma non venne. Era già implicita in quelle parole. “Vi hanno anche detto che è volontà di Dio?”, chiese l’anziano. Rispose una delle ragazze: “No, questo no, ma su questi argomenti è impossibile o inutile parlare della Volontà del Padre nostro che è nei cieli”. E l’abba: “E allora, qual è il problema? Quand’ero nel mondo si parlava, eccome, di questo. Io ringraziavo Dio che quel pensiero non si era affacciato alla mente di mia madre. Sedetevi un momento, vi dico una cosa”. Si appoggiarono al muretto dell’orto dove lavorava l’abba. (continua)

  

114 Ancora vivo 5/6

(segue) L’abba, adagio, misurando le parole, continuò: “L’aborto voluto non chiamatelo aborto. E neppure interruzione di gravidanza. Un mio amico, studente di medicina, è stato obbligato ad assistere ad un aborto. Ebbene, mi raccontò con raccapriccio: «Il dottore aspirava un pezzetto alla volta, gambette, braccini… poi buttò sulla bacinella il cuore, che pulsò qualche minuto. Le infermiere esclamarono: È ancora vivo!». Avete inteso? Hanno detto: «È ancora vivo», ancora! Evidentemente sapevano che stavano uccidendo”. I giovani ascoltavano in silenzio, e nessuno di loro ebbe coraggio di romperlo.
Lo ruppe l’abba: “Per qualunque cosa, se vi chiederete: «È volontà del Padre nostro?», non cadrete nell’inganno del mondo, dove regna il padre della menzogna. Sapete chi è e cosa fa? È il distruttore dell’uomo, della comunione tra gli uomini, della pace delle famiglie, tra le famiglie, della società intera. Egli cambia il nome alle azioni dell’uomo, per far apparire possibile e fattibile la ribellione a Dio, e lo fa spesso. Ricordatevi di interrogarvi sempre così: «È volontà del Padre nostro?»”. In piedi ringraziarono, e anche le ragazze dissero: “Torneremo, abba, se ci riceverai”. Egli li benedisse e li congedò con uno sguardo d’amore vero. (continua)

  

115 Impegni 6/6

(segue) Quei giovani abitavano distanti dalla cella di abba Giuseppe. Passò molto tempo, poi uno di loro venne da solo, attese, lo salutò con semplicità. “Benvenuto, fratello! Hai qualche gioia nel mondo?”, chiese l’abba. Quello, cui nel frattempo era cresciuta un po’ di barba, rispose: “Qualche gioia sì, ma preoccupata. Ho trovato una ragazza con cui vivere la vita, ma non so decidermi. Pare non abbia fede nel Signore, tanto che nemmeno vuol venire a trovarti, abba”. Anche questi si fece pensieroso, poi disse: “Fratello mio, dobbiamo pregare. Chissà che la tua fede, vissuta intensamente, accompagnata dalla preghiera mia e tua insieme, non ottengano misericordia dal Signore per lei e per te”. Sospirò il giovane, e l’abba riprese: “La fede è importante per vivere insieme. Se c’è fede si può pregare insieme, ottenere Spirito Santo insieme, e dallo Spirito Santo ricevere comunione per le decisioni importanti e fedeltà reciproca. Se c’è comunione e fedeltà ci si può fidare l’un dell’altro e godere pace e serenità anche quando, per qualche motivo, fosse necessario stare distanti”.
L’abba riprese con umiltà: “Se permetti, ti faccio una confidenza. Il marito di una mia conoscente non aveva fede e non gli è venuta durante il matrimonio. Non so come vivessero i due; so che lui ha cercato di evitare gli incontri con me, e ai figli ha lasciato in eredità freddezza e distacco. Lei ha molto sofferto. Prima di impegnarti seriamente con la ragazza che pare non viva nella fede, chiederai a Dio discernimento santo. Avrai coraggio per rimanere solo piuttosto, e ti affiderai al Padre. È dono di Dio il paradiso”. Il giovane chiese e ricevette una bella benedizione, perché, soleva dire l’abba: “La benedizione di Dio è necessaria, e Dio la dona attraverso la sua Chiesa. Essa ottiene coraggio, forza e luce nel discernimento”. Il giovane gioì per le parole di quella benedizione.

  

116 Dodici anni

Abba, sto pensando ai dodici anni. La donna ha sofferto dodici anni prima di incontrare Gesù che l’ha guarita. Gesù fece rivivere la ragazza, figlia del capo, che morì a dodici anni. Che significato ha il numero dodici?”. Il discepolo di abba Silvano non riusciva a dare un significato a questi particolari del vangelo. L’abba lo accontentò subito: “Dodici! Gesù aveva dodici anni quand’è salito a Gerusalemme e ha cominciato ad ascoltare e interrogare i maestri della Parola di Dio. A dodici anni era maturo per dichiarare che si doveva occupare soltanto della gloria del Padre, a costo di lasciar soffrire i genitori. Tu, quanti anni hai?”  (Lc 2,49). “Abba, lo sai che noi nel deserto non contiamo gli anni che passano, perché, come dice il salmo, badiamo solo ai giorni: «Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore» (89,12)”, così si schermì il discepolo. “Avrai dodici anni, quando Gesù ti darà la mano per farti uscire dalla morte degli egoismi per entrare nella vita d’amore di Dio. E quando avrai sofferto dodici anni potrai toccare il mantello di Gesù e dichiarare la tua fede in lui e ricevere salvezza. Il «tutto subito» non esiste nella vita con Gesù. E quando potrai dire di avere sette volte dodici anni potrai, come Anna, parlare a tutti del Bambino” (Lc 2,37). Il discepolo comprese che la vita è un mistero, che la Parola di Dio è un mistero, che Gesù è il centro dei misteri: li contiene, li spiega e li illumina tutti.

  

117 Raccontare 1/2

Non futile curiosità attirava le tre ragazze, ma desiderio, vero desiderio di conoscere la vita dei santi. Questa conoscenza istruisce e, al contempo, dona forza alla vita interiore, perciò attrae.
Arrivarono con questo desiderio da amma Mariam, al limitare del deserto. Le chiesero che raccontasse la sua vita, ed ella accettò: “Quand’ero nel mondo ebbi un figlio. Suo padre avrebbe voluto che lo facessi uccidere. Nemmeno io l’avrei voluto quel figlio, ma l’idea di farlo uccidere proprio non mi andava. Lo crebbi da sola. Suo padre mi avrebbe sposata, ma a me non pareva il caso di fidarmi di uno che è pronto a far ammazzare il proprio figlio. Decisi di rimanere da sola. È stata dura, finché, dopo alcuni anni, il bambino si ammalò e morì. Per molto tempo vissi disorientata. Che senso ha la mia vita? Alcuni uomini mi avrebbero voluta, ma erano vuoti, rivestiti di orgoglio e imbottiti di sporcizia. Mi rifiutai anche di accontentarne uno molto ricco, che pur di stare con me avrebbe rinunciato a sua moglie e ai suoi figli. Sarei diventata una delinquente. Soffrivo molto. Cosa fare e cosa non fare? Per caso lessi la vita di una santa donna, rimasta vedova in giovane età. Ho capito che se ce l’ha fatta lei, anch’io”. Le tre ragazze erano attente, e curiose di sapere la continuazione. (continua)

  

118 Voce amica 2/2

(segue) Amma Mariam continuò a raccontare alle tre ragazze attente: “Ho cominciato a conoscere il Signore Gesù, ho ottenuto dalla Chiesa il perdono dei miei peccati, poi, con l’aiuto di Maria, Madre santa, nei tempi liberi visitavo delle persone sole. Un passo ulteriore dopo qualche anno, quando Gesù mi disse: «Vuoi vivere per me e con me?»”. Le ragazze la interruppero: “Come è successo? Come ha fatto il Signore a parlarti?”. L’amma, sottovoce: “Stavo davanti ad un crocifisso e lo guardavo. Mi pareva di amare Gesù, e di sentire la sua sofferenza, che, per qualche aspetto poteva somigliare alla mia. I miei orecchi non udirono nulla, ma nella mente e nel cuore risuonò quella voce. Passò del tempo ancora, finchè compii trentacinque anni, e mi decisi. Eccomi qui, ormai da molto tempo, a vivere l’obbedienza, fontana di pace”.
Si udirono cinque rintocchi di campanella. L’amma si alzò e disse: “Mi chiamano. Vi benedica il Padre con il Figlio e vi accompagni sua Madre”. Ammirate per la sua semplicità e per la sua obbedienza, con varie domande nel cuore, le ragazze, arricchite di sapienza, si rimisero sulla via del ritorno, pensierose.

    

119 Consultarsi?

Il discepolo di Ilario notò che il proprio abba, prima di ogni decisione importante, si recava dal suo anziano per consultarsi. Un giorno prese coraggio e chiese: “Abba, perché ti rechi dal tuo anziano prima di ogni scelta? Tu sei già anziano, e ispirato dal Signore”!
Allora Ilario, con un sospiro di sollievo, spiegò al discepolo: “Vedi, figlio mio, ricordi che il Signore Gesù ha detto: «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, là io sono»? Se Gesù è «là», - e la sua parola non può essere sminuita né dimenticata -, è bello e divino che io faccia tutto in unità con altri uno o due. In ogni azione sarà presente Gesù, e sarà benedetta e porterà frutto. Altrimenti quel che faccio risulterà inutile, senza frutto per il Regno. Infatti Gesù dice: «Senza di me non potete far nulla». Inoltre è sempre in agguato il nemico: nell’obbedienza non mi segue, perché lì c’è l’umiltà. Per questo vado dal mio anziano, perché ricevendo la sua benedizione Gesù avrà la possibilità di essere presente nella mia cella”.
Il discepolo comprese perché molte iniziative proprie, di cui poteva vantarsi, belle e persino lodate dai mondani, non davano gioia all’anziano, e per di più restavano sterili per il regno dei cieli.

  

120 Saluto

Abba Matteo, quando si commiatava dalle persone, rivolgeva loro un saluto speciale, speciale perché diceva così: “Il Signore ti doni santità”! Al che un giorno, uno dei suoi visitatori, un po’ indispettito, rispose: “Macché santità! Di salute ho bisogno, altro che santità”!
Senza scomporsi, abba Matteo commentò: “La salute senza il dono della santità, non ti serve. Di santità hai bisogno per guarire. Di santità hai bisogno per andar d’accordo con tua moglie e con i tuoi figli, di santità hai bisogno per incontrare i vicini di casa e i tuoi parenti, di santità hai bisogno per godere di tutto il creato, altrimenti tutte le cose ti pesano addosso come macigni. E di santità hai bisogno soprattutto per andar d’accordo con te stesso. La santità ti serve pure per vivere il tuo lavoro con pace e serenità. Sei anche credente?”.
Quello rispose: “Certo, abba, sono credente”. Al che l’abba: “Allora della santità che il Padre ti dona hai bisogno per presentarti a lui e per godere i suoi benefici”.
Quell’uomo cominciò a riflettere. Tornò spesso per ricevere proprio quel saluto da abba Matteo.

  

121 Rabbia

Un signore distinto sprizzava rabbia da tutte le parti. Ce l’aveva con tutti e con tutto. Faticavano molto i famigliari a vivergli accanto: mai diceva un grazie, mai si poteva stare tranquilli in sua presenza. Ce l’aveva con loro, col vescovo, col papa, con il governo e anche con i calciatori. Chissà quali sofferenze nascondeva! Venne da abba Gregorio che lo lasciò parlare, lo ascoltò in silenzio finchè gli disse: “Ma tu, abba, non dici nulla?”. Allora l’abba alzò lo sguardo sereno e mite, e disse: “Amico, vuoi portare queste rabbie nella tua tomba? Essa non riuscirebbe a contenerle, scoppierebbe. E la tua anima sarebbe costretta a girovagare nei luoghi da te odiati, non avresti pace nemmeno dopo la morte e nessuno ti benedirebbe”. Al che l’uomo, sensibilmente colpito: “Dici sul serio?”. Rispose Gregorio: “Si, dico sul serio. Ho dovuto benedire vari luoghi, stanze da letto, case e campi, e pregare il Padre di intervenire con anime come la tua per mandarle altrove”. Disse quel signore: “Ma io ho ragione. Non mi dai ragione tu, abba?”.
Con un bel sorriso semplice, ma deciso, l’abba rispose: “Tu puoi avere tutte le ragioni, figliolo, ma se non hai Spirito Santo non hai nulla, e le tue ragioni non servono né a te né agli altri. Le buone ragioni non portano la pace che porta lo Spirito Santo di Dio. Su, raccontami le tue sofferenze, le consegneremo al Signore Gesù”. Chissà, forse si è avviata una conversione. Abba Gregorio continuò ad accompagnarlo con il suo pregare.

  

122 Bestemmie

Ogni cinque parole, una bestemmia. E non smetteva, nemmeno in presenza di abba Felice. L’abba non diceva nulla, e lui continuava con il suo intercalare. L’abba lo guardava con empatia, si vedeva che lo amava con dolcezza, con comprensione, e chi lo conosceva si accorgeva che stava pregando silenziosamente proprio per lui.
Il discepolo gli disse all’orecchio: “Ma, abba, non gli dici nulla? Non senti le bestemmie?”. Gli rispose Felice, tirandolo in disparte: “Certo che sento, ma non è lui. Le parole blasfeme vengono dal suo nemico, e quello se ne andrà con la preghiera e non con il giudizio né con il rimprovero. Non ricordi come si comportò Gesù nella sinagoga di Cafarnao? Un uomo bestemmiava dandogli dell’imbroglione davanti a tutti. Ma lui, il Signore, non solo non si è offeso, ma lo ha amato fortemente prima di ordinare a quello spirito demoniaco di andarsene. Quanto a quest’uomo, amalo anche tu, e quando lo ameremo tutt’e due, potremo chiedere al Signore di liberarlo”.   

  

123 Malattia dolorosa

Abba Silvano meditava la Parola di Dio, e così il suo discepolo. Quando questi vide l’abba alzare il capo per il miagolare del gatto, gli chiese: “San Paolo aveva sopportato percosse e prigionia, naufragi e assalti di briganti, ostilità da parte di falsi fratelli, e poi Dio stesso l’ha fatto soffrire per una malattia molto dolorosa. Questa non gliela inflissero gli uomini. Parrebbe un accanimento da parte del Signore: che ne dici, abba?”. Silvano stette in silenzio, finchè il Signore lo ispirò: “L’apostolo stesso ti dà la risposta. «Affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina». Hai udito? Delle catene e dei flagelli avrebbe potuto insuperbirsi, ma non per il dolore di una malattia. Gesù volle difenderlo da Satana, il superbo, perciò non ha esaudito la preghiera con cui chiedeva di venir guarito. Altre volte invece la sua preghiera era stata esaudita: aveva guarito lo storpio a Listra, scacciato il demonio a Filippi, operato guarigioni con i fazzoletti da lui benedetti”. Rispose il discepolo: “Quando ha pregato per sé, il Signore non l’ha ascoltato”. Silvano concluse: “La nostra vita è fatta per la gloria di Dio. Il suo operare si rivela con maggior evidenza quando noi siamo poveri, inadeguati, deboli. Per questo Paolo disse: «Quando sono debole, è allora che sono forte»”. Non si lamentò il discepolo quando, per un malore, non poté né servire il suo abba né suonare la cetra alla santa Liturgia. Sopportò in silenzio, e ringraziò colui che dà significato al vivere, al soffrire e al morire.

  

124 Peccati nascosti

Abba, quando il salmo dice: «Assolvimi dai peccati nascosti» (19,13), intende i peccati che noi vogliamo che nessuno li veda e li sappia, oppure i peccati che nemmeno noi conosciamo?”, chiese il discepolo con verità. L’abba si raccolse in preghiera. Sapeva infatti che è necessaria la luce dello Spirito Santo per comprendere la Parola e spiegarla, e anche per ascoltarne la spiegazione. Disse perciò: “Preghiamo insieme il Signore di darci luce. Ti adoriamo, Gesù, luce del mondo, tu che apri cuore e mente ad accogliere la tua Parola”. Quindi abba Giuliano sussurrò: “I peccati nascosti sono quelli che, sciolti come zucchero nelle opere buone, le trasformano in «panno immondo» come dice il profeta (Is 64,5)”. E il discepolo: “Vuoi dire la superbia, l’invidia, la vanagloria, la superficialità?”. 
E molto altro, ancora più nascosto, l’ignoranza del Salvatore, la dimenticanza di Gesù”, continuò l’abba: “Per questo chiediamo perdono sempre, con tanta umiltà, perché sempre siamo peccatori”.

   

125 Dialogo muto

Avevano messo il Pane, Corpo di Cristo, bene in vista, illuminato, sull’altare della chiesa. Sono rimasto là a guardarlo. Avevo l’impressione che mi volesse dire qualcosa, ma non udivo nulla. Poi, d’un tratto, senza che me ne accorgessi, arrivarono questi suggerimenti: «Vedi? Sono qui. Quest’oro quasi mi disturba. Meno male che ci sei tu davanti a me. Tu sei senza parole, e anch’io. Non ti dono parole, ma la mia Presenza, come fai tu. Domani mi mangerai? Saremo così l’uno nell’altro. Non basta che tu sia mio amico, nemmeno che io sia tuo fratello. Tu sarai me e io te»”. Così si espresse il discepolo confidandosi con l’abba, poi chiese: “Abba, cos’è questo che mi è successo?”. E abba Fedele rispose con gioia: “Qualcuno ti direbbe che hai avuto un’esperienza mistica. Non è importante quel dicono, e tu non badarci. Era lo Spirito Santo che ti dava ispirazione: nulla di speciale per i credenti. Tuttavia ricorderai quelle parole e continuerai il tuo dialogo muto con Gesù”. Il discepolo ringraziò e desiderò tornare in chiesa ogni volta che il Corpo di Cristo veniva illuminato sull’altare.

  

126 Di soprassalto 1/2

Due genitori arrivarono da amma Felicita. Dopo aver ascoltato la loro sofferenza, ella disse: “Dobbiamo andare a sentire abba Cristoforo, è la sua preghiera che ottiene da Gesù qualche luce”, e li accompagnò lei stessa. Rimase con loro mentre la mamma, angosciata, confidava: “Abba, il nostro bambino di tre anni si sveglia tutte le notti di soprassalto, sempre alla stessa ora. Grida molto spaventato, e poi a fatica riusciamo a riaddormentarlo. Il dottore non sa cosa dire né cosa fare, se non dargli tranquillanti. Questi giovano poco e noi siamo preoccupati. Tu, puoi dirci qualcosa? Puoi pregare per nostro figlio?”. Abba Cristoforo si azzardò a fare qualche domanda: “Per caso voi fate qualche magia? O l’avete cercata dalle cartomanti? O avete maledetto qualcuno?”. “No, abba. Lontano da noi queste cose!” disse la mamma. Il papà invece taceva, e dopo queste domande ancora di più la sua bocca rimaneva sigillata. (continua)

  

127 Le domande 2/2

Il papà taceva. L’abba lo notò e chiese di rimanere solo con lui e con amma Felicita. Appena la mamma uscì, l’uomo confidò: “Abba, perdonami, ma in presenza di mia moglie non posso dire queste cose. Le tue domande mi hanno fatto ricordare che, circa all’ora in cui il bambino si sveglia, io smetto di guardare scene pornografiche”. Tacquero. Poi l’abba, con l’umiltà di chi sa di essere peccatore, sussurrò: “Tu ami tuo figlio, e vuoi che la tua vita e la tua famiglia siano salve. Ti suggerisco di tagliare subito con questo vizio. Confesserai questo peccato al tuo confessore e ti abituerai a terminare la giornata pregando con tua moglie. Allora i tuoi occhi saranno illuminati dal Volto di Gesù. Mi porterete poi il bambino? Lo benedirò”. Da quando abba Cristoforo ebbe benedetto il bambino invocando il nome di Gesù su di lui, e anche sui genitori e sulla loro preghiera serale, il piccolo fece sonni tranquilli, e nella famiglia venne il Signore con il suo Spirito Santo di pace e di comunione.
Amma Felicita il giorno seguente, incontrò abba Cristoforo. Gli chiese: “Abba, è sempre così quando i bimbi non dormono?”. Rispose: “No. Ogni volta è necessario chiedere al Signore di rivelarci il motivo di ciò che disturba i figli. Per questo Gesù ci dice di pregare ininterrottamente”. E fecero il segno di croce.

  

129 La libertà strana

Non conosciamo più nostro figlio”, confidarono piangendo i genitori. “Quanti anni ha?”, chiese abba Cristoforo. “Ha compiuto i venticinque. Da un po’ si vanta di conoscere, di sapere, di sentirsi finalmente libero. Pare ci sia uno che lo istruisce e lo spinge a liberarsi dai genitori, dai fratelli, da tutta la sua storia passata, anche bella. Nemmeno vuol più sentir parlare di Dio, tanto meno della Chiesa e dei sacramenti: tutte storielle per ignoranti, dice con evidente superbia. E sì che fino a qualche mese fa veniva a Messa con noi. Possiamo fare qualcosa?”.
L’abba chiuse gli occhi per dire: “La superbia impedisce ogni intervento, perché si mette sopra Gesù. Sarebbe stato necessario intervenire prima, sia formando un’intensa vita vissuta con il Signore, sia preparando a distinguere il lupo che si traveste da pecora. Se uno conoscesse il metodo usato da sette e manipolatori riuscirebbe a discernere e difendersi. Ora vostro figlio, impreparato, è già stato azzannato e avvelenato: oltre a pregare con fiducia, potrete solo imitare il padre del figlio prodigo”. “Cioè?” chiesero subito. “Lo lascerete andare, non gli manderete assegni né regali di compleanno. Coprirete il suo nome invocando su di esso il Sangue di Gesù. Verrà l’ora in cui ricorderà dov’è la pace e la vera libertà, quella dell’amore che costa la croce. Lo accoglierete quando tornerà esprimendo vero pentimento: allora farete festa. E poi, adesso soprattutto, non smetterete di essere testimoni di Gesù con la gioia per la sua bellezza”. E li benedisse, donando speranza nonostante l’evidenza contraria.

  

130 A due a due

Abba Gregorio spiegava la frase: «Prese a mandarli a due a due». Dopo l’introduzione, chiese ai discepoli: “Che ve ne pare? Perché Gesù li ha mandati a due a due?”. Uno di loro rispose subito: “Di sicuro a quei tempi c’erano pericoli da cui difendersi, e affrontare un viaggio in due era più prudente”. Un altro aggiunse: “In due ci si difende meglio anche dagli impostori”. L’abba attendeva ancora, ma nessun altro sapeva cosa dire. Egli allora osservò: “Guardate più in profondità, figli miei. In due ci si ascolta, ci si parla, ci si aiuta, si esercita la pazienza, la benevolenza, la misericordia e la carità. In due si è in tre!”. Non capirono, e sgranarono gli occhi. Gregorio continuò: “Dove sono due, appare il loro modo di relazionarsi. Quando essi si amano, si manifesta la terza Persona, lo Spirito Santo, il testimone di Gesù. È lui l’autore di quell’amore. Quando vivono il santo Vangelo prima di annunciarlo con le parole, è lo Spirito Santo che raggiunge le menti e i cuori degli altri per aprirli a comprenderlo. Dove sono due, uniti dalla terza Persona, là inizia il regno dei cieli, quel regno che crescerà come la pianticella di senape”. I discepoli iniziarono a dubitare della propria esperienza per tentare di entrare in quella di Gesù.

  

131 Leggere 1/9

Un distinto signore arrivò da abba Giuseppe. Iniziò a raccontare con sussiego: “Io leggo la Bibbia tutti i giorni. Mi piace leggerla e ragionarla, così la capisco e la approfondisco. Ritengo che vada presa così com’è senza interferenze personalizzanti. Non trovo utile andare in chiesa ad ascoltarla, perché chi la legge, fa trapelare i suoi sentimenti. Meglio leggerla da solo. Credo che tu, abba, che vivi qui in solitudine, mi comprendi e mi approvi. I cristiani poi, anche quelli che vanno in chiesa la domenica, non cercano la Parola. La Chiesa, che li accontenta, mi ha tenuto nascosto le verità della Bibbia, non me le ha dette tutte”.
Abba Giuseppe ascoltava in silenzio, come uno che capisce la situazione d’animo di quell’uomo. Rispose: “Sai chi è colui che parla tramite la Parola?”. E quello: “Certo, è il Dio che mi ha creato”. E Giuseppe: “La Parola è strumento di comunione. Dio cerca di parlarti perché tu, ascoltandolo, entri in comunione con lui. Con questa comunione tu potrai formare e impastare ogni altra comunione con gli uomini. Dio vive in relazione di amore, Padre e Figlio e Spirito Santo: essi amandosi si ascoltano. Nessuno di loro fa nulla se non ha ascoltato gli altri due. Nessuno di loro si apparta a leggere. Persino Gesù, la Scrittura l’ascoltava o la leggeva sempre nella Sinagoga”. Il distinto signore tacque. (continua)

  

132 Ascoltare 2/9

(segue) Si sono aggiunte altre persone e abba Giuseppe continuò: “Dio ci ha donato la sua Parola perché la ascoltiamo, e possa entrare nei nostri orecchi tramite una voce: in tal modo essa è strumento che genera e costruisce relazioni tra di noi, relazioni che generano comunione. È nelle nostre relazioni che egli stesso si fa presente. «Io in voi e voi in me» ha detto Gesù. Perciò la Parola è fatta per essere pronunciata e ascoltata, non per essere letta da soli. La si può certo leggere anche da soli, ma sempre vivendo in comunione con la Chiesa. Lo dice persino l’apostolo Pietro: «Nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione» (2Pt 1,20). Il silenzio riempiva la stanza.
“Ascoltami ancora: chi legge per sé e interpreta con la propria mente e senza la luce della vita dei santi della Chiesa, viene facilmente ingannato dal nemico. Questi insinua: «Tu capisci quello che leggi, gli altri non capiscono in profondità come comprendi tu. Vedi, qui hai ragione tu, non il prete che ha parlato domenica. Hai ragione tu, non la Chiesa, i cui esponenti sono peccatori». Non te n’accorgi?”. Si fermò un attimo, per dare tempo alla riflessione, e anche per ascoltare il suo Signore, il Verbo fatto carne. (continua)

 

133 Lacci del nemico 3/9

(segue) Quindi abba Giuseppe descrisse la tentazione che occupa e tormenta i superbi: “E poi comincia a nascere in te il progetto di formare un’altra Chiesa, o di cercarne una che ti dia ragione”. Lo interruppe quell’uomo: “Hai indovinato, abba. Comincio ad essere stomacato di questa Chiesa. Ne ho trovato una che conosce e studia molto meglio le Scritture”.
Abba Giuseppe riprese: “Vedi? Il nemico ti ha accalappiato. Hai cominciato a giudicare e condannare. Il divisore ti ha già isolato. Hai le ragioni, e non hai Spirito Santo. Lo Spirito Santo dona comunione, nonostante i peccati dei peccatori e l’ignoranza degli ignoranti. Lo Spirito Santo non diventa mai spirito di pretesa! Quando manca il desiderio di comunione è segno che lo Spirito Santo si è rattristato e si è allontanato. Tu conosci la Parola di Dio, ma non conosci Dio, il Padre e suo Figlio Gesù: non porti la loro comunione nelle tue relazioni con i fratelli. Ti ritieni migliore degli altri, e così disubbidisci alla Parola di Dio che ci esorta a sottometterci gli uni gli altri nel timore di Cristo”. (continua)

  

134 Migliori? 4/9

(segue) Ad abba Giuseppe premeva aiutare il suo interlocutore, rimasto senza parole: “Sai perché coloro che formano le cosiddette chiese indipendenti sono divisi in tantissimi gruppi? E sai perché ognuno ne genera altri? E tutti si credono migliori? Sapessi quanto fanno soffrire il nostro Dio e Padre! Si presentano a lui vantandosi di essere superiori agli altri, ma sono sempre più divisi. È perché leggono, e continuano a leggere la Parola ciascuno per sé. Si fanno tutti professori. Per loro non è importante Gesù morto e risorto, ma la loro intelligente interpretazione delle frasi bibliche. Fanno a gara a capire di più, ma non si ascoltano l’un l’altro. La Parola non la ricevono gli uni dagli altri con umiltà. I primi cristiani, per amore di Gesù, ascoltavano gli apostoli, e noi pure cerchiamo di ascoltare i Pastori della Chiesa. Pare che quelli ritengano di non aver bisogno degli apostoli e giudichino i Pastori. Cercano le ragioni, e talora ne hanno, ma crescendo l’orgoglio si allontanano da Dio, dal Padre. Gesù ci ha chiesto di imitarlo nell’umiltà”. L’ospite di abba Giuseppe iniziò a riflettere seriamente. (continua)

  

135 Emicrania 5/9

(segue) Vedendo il silenzio attento, abba Giuseppe continuò con dolcezza: “È vero che molti cristiani sono ignoranti della Parola e anche peccatori. A volte però proprio questi cristiani incarnano la Parola meglio di chi si ritiene capace di leggere la Bibbia. Anni fa, per un’ora intera ho ammirato due Testimoni di Geova perché sapevano citare alcuni passi biblici. Poi mi accorsi, per grazia, che quel modo di ‘leggere’ la Parola non generava comunione tra loro e me: essa veniva usata per aver ragione, per mostrare superiorità. Tornando a casa mi accompagnarono emicrania e spossatezza, tanto che tra me e me dissi: «Molto meglio i cristiani senza speciale cultura biblica; con loro nasce subito comunione anche parlando di datteri e di mucche, di malattie e persino di motori. Il Signore è presente nella loro umiltà, mentre da questi è lontano». Allora tu, che ora ascolti, tornerai alla Chiesa se vuoi la Vita. Ti avvicinerai alla Chiesa se desideri la Grazia. Fuori della Chiesa ti mancano i Sacramenti, che sono necessari alla vita, che da essi viene santificata e divinizzata”. Quell’uomo si fece pensieroso. Che sia stato toccato da Gesù e dal suo Spirito? (continua)

  

136 Sacramenti 6/9

(segue) Un gran combattimento si è scatenato nell’animo di quel signore che ha ascoltato abba Giuseppe. Era il combattimento dello “spirito della mente” contro lo Spirito Santo. Lo spirito della mente gli portava le ragioni per rifiutare la Chiesa e i suoi membri e i suoi Pastori, disprezzarla, sentirsi superiore a tutti quelli che la compongono, dal primo all’ultimo. Lo Spirito Santo invece gli faceva risuonare le parole di abba Giuseppe, soprattutto quel particolare discernimento per cui la comunione non viene generata seguendo le ragioni. La comunione infatti è frutto dello Spirito e dono di Dio. E poi è vero che, soleva dire l’abba, “staccandosi dalla Chiesa, rimangono in fondo al cuore i sentimenti di critica, di accusa e di condanna, persino di disprezzo, rivolti a uomini che, anche se peccatori e fragili, sono amati da Gesù. Egli infatti è venuto come medico per i malati. Questi sentimenti non sono di certo generati dal Padre di tutti, né sono graditi a Gesù, e non sono nemmeno frutto dello Spirito Santo”. (continua)

  

137 Pastore 7/9

(segue) Mentre abba Giuseppe rifletteva, gli veniva alla mente l’immagine del pastore. Aveva ascoltato abba Gregorio, che, nel sermone, aveva detto: “Il pastore, con la sua presenza, dona sicurezza e pace alle pecore. Queste gli obbediscono, perché sanno che lui le conduce ai pascoli e all’acqua fresca. Gesù si è definito pastore delle pecore: infatti, tra il resto, quando vedeva i suoi discepoli stanchi, li voleva accompagnare in luoghi riparati e solitari, perché riposassero stando vicino a lui”. Quindi abba Giuseppe confidò al discepolo: “Quel signore, che è stato qui più volte, ha bisogno del riposo vero. Glielo proporrò, non appena avrà accolto di incontrare Gesù nei suoi Sacramenti ristoratori. Vivendo tanto tempo con l’attenzione allo spirito della mente dev’essersi affaticato terribilmente e deve sentirsi oltremodo oppresso”. Attendeva che quegli tornasse per fargli delle proposte concrete, soprattutto di cominciare ad amare Gesù nell’umiltà. (continua)

  

138 Riconciliazione? 8/9

(segue) Quel signore, con il suo combattimento interiore, ben presto ritornò da abba Giuseppe. Non aprì bocca: voleva solo ascoltare. L’abba, ricordando cos’aveva già detto, continuò, senza bisogno di domande: “La Parola di Dio è accolta nella Chiesa per diventare vita concreta dei fedeli. Come il Verbo si è fatto carne, così ora ogni Parola deve trovare una carne, cioè la vita di un uomo, per trasformarla e così manifestarsi. Questo avviene vivendo i Sacramenti che la Chiesa celebra: in essa, e solo in essa, Gesù è il Capo.
Ti propongo ora di celebrare il Sacramento della Riconciliazione, per ricuperare la grazia del tuo santo Battesimo. Anzi, visto che sei stato distante volutamente dalla Chiesa santa, potresti anche abiurare le convinzioni che ti sei fatto o che ti sono state insinuate. Sono pensieri provenienti dal tentatore: li rifiuterai a voce alta davanti al confessore, altrimenti continueranno a ronzare dentro e a pungerti col loro veleno. Hai usato la Parola per sostenere ragioni, non l’hai ascoltata per lasciarti trasformare dallo Spirito. E poi riceverai l’Eucaristia, il Pane che è il Corpo di Cristo, che ti viene donato solo dalla sua Chiesa. Ti darà gioia e forza nuova, come ad Elia la focaccia dell’angelo” (1Re 19,8). Silenzio. L’abba ha parlato abbastanza. Se ora non avviene una conversione nel cuore, ogni altro discorso sarebbe sprecato. (continua)

  

140 I Peccati

Abba Isidoro venne da abba Fulgenzio per chiacchierare del più e del meno. Cominciò così: “Mi sai dire che cosa succede quando racconto i miei peccati al confessore?”. Fulgenzio rimase in silenzio. Poi, lentamente, rispose: “Mi rendo conto di essere alquanto superficiale; infatti, quando rivelo i miei peccati al confessore, racconto solo quel che ho visto io con i miei occhi, poco o nulla in tutto. Quel che vedo io è solo la scorza del vero peccato. Pensa tu invece cosa vede Gesù! Egli vede che tutte le cose che io dico sono solo la conseguenza del fatto che lui, Gesù, non è al centro del mio cuore. Non è lui il punto di partenza delle mie azioni, né il sostegno dei miei atti buoni, e non è lui la luce dei miei occhi. È questo il mio vero peccato, quello più grave, e non me ne accorgo. E di questo non penso nemmeno di chiedere perdono”. Isidoro abbassò il capo e disse: “Proprio così, caro fratello. Se Gesù fosse il motivo di ogni mio pensiero e di ogni mia parola, se fosse lo scopo di ogni azione, egli sarebbe la mia gioia senza tristezza, l’unica gioia, e non commetterei peccati”. I due abba si chiesero l’un l’altro la benedizione, e poi smisero di parlare del più e del meno: avevano il cuore pieno.

   

141 Ordine assurdo

Abba, sto pensando al profeta Eliseo (2Re 4,42-44). Egli ha dato al suo servitore un ordine con decisione e sicurezza, un ordine che pareva assurdo: avrebbero fatto brutta figura tutt’e due. Io capisco il servitore, che non voleva ubbidire. Giustamente disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?»: erano solo venti pani”. Così il discepolo di abba Silvano commentò la lettura che aveva ascoltato. L’abba gli disse: “Non hai udito il resto? Hai visto come Dio impegna la sua onnipotenza per chi ubbidisce?”. Al che il discepolo: “Anche quando io ubbidisco a te, abba?”. E Silvano: “Quando tu ubbidisci a me, il Signore ti dice: «Sia fatto secondo la tua fede». Quando tu ubbidisci a me non devi ubbidire a me, ma a Dio, dicendo in cuor tuo: «Ubbidisco a te, o Padre, che mi parli tramite il mio abba». Allora potrai vedere i prodigi della fede, come le famose montagne che si spostano”. Chissà quali progetti fabbricò il discepolo nel profondo silenzio che seguì!

  

142 Per i figli

Una mamma si intratteneva con Amma Felicita. Aveva quattro figlioli e li amava teneramente, tanto che soleva dire: “Io vivo per i miei figli”. Lo ripeteva anche a Felicita, compiacendosi. Era molto preoccupata per loro, perché il mondo con le sue tentazioni li avrebbe potuti sviare, traviare, rovinare.
L’amma rassicurava la madre e la esortava: “Tu continua la tua gioia di vivere per il Signore Gesù. Sia lui solo il centro del tuo cuore. Non dirai a nessuno, nemmeno a te stessa, che vivi per i figli. Vivrai per Gesù. I tuoi figli se ne accorgeranno e si sentiranno ancor più amati. E, quel che conta di più, non si sentirà né escluso né sorpassato tuo marito loro padre. I figli li amerai insieme a lui, perciò nella tua mente e nel tuo cuore lui sarà davanti a loro. Ma ricorderai, e non dimenticherai mai, prima di tutti, Gesù”! Tornò a casa con una luce nuova nello sguardo: iniziò a vedere prima il marito nella luce di Gesù, e poi anche i figli. E questi si percepirono maggiormente amati, più rispettati e circondati da una nuova libertà.

  

142 Per i figli

Una mamma si intratteneva con Amma Felicita. Aveva quattro figlioli e li amava teneramente, tanto che soleva dire: “Io vivo per i miei figli”. Lo ripeteva anche a Felicita, compiacendosi. Era molto preoccupata per loro, perché il mondo con le sue tentazioni li avrebbe potuti sviare, traviare, rovinare.
L’amma rassicurava la madre e la esortava: “Tu continua la tua gioia di vivere per il Signore Gesù. Sia lui solo il centro del tuo cuore. Non dirai a nessuno, nemmeno a te stessa, che vivi per i figli. Vivrai per Gesù. I tuoi figli se ne accorgeranno e si sentiranno ancor più amati. E, quel che conta di più, non si sentirà né escluso né sorpassato tuo marito loro padre. I figli li amerai insieme a lui, perciò nella tua mente e nel tuo cuore lui sarà davanti a loro. Ma ricorderai, e non dimenticherai mai, prima di tutti, Gesù”! Tornò a casa con una luce nuova nello sguardo: iniziò a vedere prima il marito nella luce di Gesù, e poi anche i figli. E questi si percepirono maggiormente amati, più rispettati e circondati da una nuova libertà.

  

143 Cinque figli o sei? 1/2

I cinque figli non le davano soddisfazione, anzi. Le figlie non frequentavano più la chiesa, né accettavano che si parlasse loro di preghiera. I figli, oltre a questo, pareva fossero sulla strada della droga o comunque perduti. Si recò da amma Teresa per confidare queste angosce e piangere senza attendersi consolazioni. Ma amma Teresa volle dirle qualcosa. Ascoltato tutto con attenzione, intervenne: “Sorella mia, i tuoi figli sono lontani, e una mamma soffre molto per questo. La tua sofferenza è quell’afflizione che Gesù definisce beata, quando parla sul monte. Quest’afflizione quindi ti tiene vicina a Dio Padre: proprio per questo non ti deve rendere triste, altrimenti non testimonierai la presenza del Figlio nel mondo, che pure ama i tuoi figli. Sappi che tu, che hai fatto o hai desiderato fare la sua volontà, sei considerata da Gesù madre sua. Quindi ti dico: tu non hai cinque figli, ma sei”. La donna guardò stupita Teresa, che le fece un bel sorriso. (continua)

 

144 Cinque figli o sei? 2/2

(segue) Amma Teresa concluse la sua rivelazione: “Il tuo sesto figlio è così fedele a Dio, così ricco di bontà e pieno di Spirito Santo, che puoi esserne fiera e davvero felice. Se sei triste per gli altri figli, lui ti potrebbe dire: Perché sei triste, mamma? Non valgo io più di dieci figli? Puoi vivere nella gioia per me, che sono il tuo Figlio Gesù, e questa gioia sarà testimonianza che stupisce i tuoi cinque figli, ormai abituati a vederti triste e piangente. Ti interrogheranno, e tu potrai parlare del loro Fratello che ti riempie la vita, anche se essi ti fanno piangere. Cominceranno ad invidiarti e ad ascoltarti”.
La donna sorrise, ringraziò molto, tornò a casa rasserenata e cominciò una vita nuova, come fosse ringiovanita di vent’anni e alleggerita di dieci chili.

  

145 Uomo nuovo e vecchio

Dopo aver ascoltato il sermone di abba Felice, un uomo gentile lo attese per dirgli: “Abba, lei ha sottolineato alcune parole di San Paolo: «Abbandonare l’uomo vecchio… e rivestire l’uomo nuovo». Vorrei capire meglio a cosa allude l’apostolo con queste parole”. Abba Felice, con gioia, ripeté ciò che non si stancava mai di annunciare: “Uomo vecchio sarai tu quando vivi attento a regole e regolette, evitando i peccati. Penserai così di essere bravo e rischierai di inorgoglirti quando ci riesci, e di deprimerti quando non ci riesci. E poi, sarai tentato di puntare il dito sugli altri e di giudicarli buoni, se fanno come te, o cattivi se si comportano diversamente da te. Sarai invece rivestito dell’uomo nuovo quando, pur sempre in pericolo d’essere uomo vecchio, terrai d’occhio Gesù per vivere con lui e per lui. Egli è l’uomo del tutto nuovo, che vive unito al Padre, ricolmo del suo amore eterno. Di lui ti rivestirai: cioè terrai presente sempre Gesù come punto di partenza e punto d’arrivo di ogni tuo ragionamento, di ogni tuo desiderio e di ogni tua azione. E chi guarderà te vedrà lui, tuo vestito, luminoso e tessuto di ogni sorta di amore fedele e generoso, vedrà quel vestito che è Gesù risorto! Sarai, per dirla in breve, suo rivelatore e suo missionario”. Seriamente, con volto soddisfatto, l’uomo salutò l’abba ringraziandolo calorosamente.

  

146 Pulizia

Abba Felice riceveva spesso visite anche dai discepoli di altri abba del deserto. Gli ponevano domande per comprendere la Parola di Dio, affinché questa nutrisse il loro cammino interiore. Vennero due discepoli per chiedere: “Abba, non abbiamo chiarezza sulla differenza della predicazione di Giovanni Battista e quella di Gesù. Ci puoi dire una parola?”. Abba Felice sospirò, e con un simpatico sorriso disse: “Figlioli miei, avete mai visto una bottiglia? Che cosa fai tu quando devi mettere del vino buono oppure dell’olio pregiato in quella bottiglia?”.
I due si guardarono stupiti, e uno rispose: “Prima di tutto guardo che in essa non ci sia nulla, che essa non contenga né acqua né sporcizia e neppure odori di alcun tipo. Caso mai la pulisco con diligenza”. Soddisfatto l’abba continuò: “Proprio così. Questo è il compito di Giovanni, che disse: «Io vi battezzo con acqua», come a dire: Io vi pulisco bene, perché siate pronti a ricevere un tesoro. E ha aggiunto: «Lui vi battezzerà in Spirito Santo». Intendeva dire: Lui vi riempirà di Spirito Santo, Spirito di gioia, di comunione, di vita vera, di amore eterno e disinteressato come è l’amore del Padre e del Figlio. Ci sono persone che si accontentano di essere bottiglie pulite, ma vuote: non portano in sé lo Spirito Santo, né zelo per il Signore Gesù e non diventano mai operai del Regno dei cieli. A voi, giovani, dico: baderete di non essere mai bottiglie solo pulite. Lasciatevi riempire da Gesù”! Se ne tornarono appagati quei due, e furono pieni di zelo per il loro Signore. (continua)

  

147 Vendemmia

(segue) Ecco di nuovo i due discepoli. Stavano leggendo il libro dell’Apocalisse, e questa lettura li sconvolgeva. Arrivarono da abba Felice. Dopo il rispettoso saluto, dissero: “Abba, abbiamo letto alcune pagine del libro di san Giovanni, l’Apocalisse. Ci siamo fermati spaventati, quando leggemmo che un angelo, che esce dal tempio, dice ad un altro angelo: «Getta la falce e mieti»! E poi ancora: «Getta la falce e vendemmia» (Ap 14,15-19). Che cosa vuol dire il Signore a noi?”.
Abba Felice, senza scomporsi, si raccolse in silenzio, quindi, guardando il cielo, disse: “L’angelo che esce dal tempio e quello che esce dall’altare vengono da Dio: non possono che portare benedizione ai figli di Dio. Se il grano viene mietuto e l’uva vendemmiata significa che questi beni non vengono né buttati né abbandonati, ma raccolti, perché servano l’uno a fare il pane per nutrire gli uomini, l’altra a rallegrarli col suo vino. Giovanni scriveva in tempo di persecuzione, di grandi sofferenze, e doveva e voleva tener viva la speranza e la gioia dei credenti. Leggerete sempre la Parola di Dio con la luce dello Spirito Santo. Vi nutrirà e vi darà forza. A voi il Signore vuol dire che per lui sono preziose e gradite le fatiche dei vostri digiuni, della vostra pazienza e della sopportazione dei disagi della vita. Perseverate con gioia”! Soddisfatti i due discepoli ringraziarono, si accomiatarono, chiedendo il permesso di tornare qualche altra volta.

  

148 Fede

Alla cella di abba Felice si fermò un uomo forte e robusto. “È robusta come te anche la tua fede?” lo prevenne l’abba. Rispose: “Dicono tutti gli abba che la fede è un dono. Io non l’ho mai ricevuto. Io non ce l’ho”. Non si spaventò Felice, ma con sicurezza osservò: “Non parlare così, buon uomo. Tu la fede l’hai ricevuta, caso mai non l’hai conservata. Dio, nostro Padre, la dona a tutti. La fede non è qualcosa che sta in tasca. Essa è la tua obbedienza a colui che ti ama, che dona la vita per te”. Quell’uomo si fece pensieroso. Riprese l’abba: “Un giorno un amico mi ha fatto dono di un canarino che cinguettava molto bene. Era bello udirlo. L’ho messo nella mia cella: lo ascoltavo volentieri e mi dava gioia. Ero riconoscente all’amico per quel bel dono. Tre giorni dopo il canarino era con le gambe all’aria. Come mai?”. “Ti sarai dimenticato di dargli da bere e da mangiare”, disse l’uomo robusto. E l’abba: “Il dono della fede è un dono vivo. Se non ce l’hai non è perché non ti è stato dato, ma perché tu non l’hai coltivato. Comincia a chiedere perdono, e la tua fede risorgerà!”. L’uomo robusto divenne umile e ringraziò.

 

149 Veggenti 1/3

La sorella di abba Timoteo, accompagnata da un’amica, volle presentare al fratello un problema che la turbava. “Fratello mio, pace alla tua anima, e la tua ascesi sia fruttuosa. Da noi, nella nostra città, pare ci sia una veggente cui la Madre di Dio consegnerebbe messaggi. Siamo andate anche noi ad ascoltarla. Le parole che dice sono belle. Non saprei ripeterle, perché parla a lungo. Qualche volta formula minacce che mettono paura. Dobbiamo credere o no?”.
L’abba rispose con tutta tranquillità: “Sorelle care, la Madre di Dio ama gli uomini per amore del Figlio suo, e vuole che si salvino. Dio può mandarla per risvegliare la nostra attenzione, come ha fatto a Cana con i servi delle nozze. Noi dobbiamo usare discernimento, sia perché chi si dice veggente potrebbe essere ingannato e quindi ingannatore, sia perché noi facilmente ci lasciamo suggestionare. Questo è successo varie volte”. La sorella intervenne: “Noi vogliamo essere fedeli discepole di Gesù. Come facciamo a difenderci da un eventuale inganno?”. Domanda davvero impegnativa. (continua)

  

150 Veggenti 2/3

La sorella dell’abba attese la risposta del fratello, che disse: “Per difenderti dall’inganno è necessario conoscere la persona che riferisce i presunti messaggi, e conoscerla non superficialmente. Tu non hai la possibilità di questa conoscenza per evidenti ragioni di riservatezza, e perciò non puoi ritenere te stessa affidabile nel discernimento. È poi necessario conoscere molto bene la Parola di Dio e i misteri della nostra santissima fede con cui confrontare i presunti messaggi. Per questo discernimento nessuno potrà affidarsi soltanto al proprio acume. Nella Chiesa ci sono i pastori, incaricati di questo e per questo benedetti: saranno essi a pronunciarsi”. Al che la sorella replicò: “Dobbiamo aspettare che parlino i pastori? Chissà quanti anni ci vorranno”! Anche l’amica approvò. Il fratello rimase sereno, perché il Signore Gesù era il fondamento sicuro e forte della sua vita. (continua)

  

151 Veggenti 3/3

(segue) L’abba si armò di santa pazienza: “Sì, sorella, attendiamo. Del resto i messaggi saranno utili soltanto se faranno crescere la Chiesa e se contribuiranno alla sua unità. Tu approfitta del fatto che Maria, nostra madre, può parlare, e ascoltala mentre dice: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», cioè rinnoverai ogni giorno la tua obbedienza al Figlio suo. Cercherai il Vangelo per mangiarlo e masticarlo, e allora non ti saranno necessarie nuove rivelazioni.
Ricorderai poi che in ogni messaggio dato da angeli o da profeti la firma di Dio è sempre stata «non temete». Quindi dovrai diffidare di quei messaggeri e dei loro messaggi se agitano o mettono paura o tendono a dividere la Chiesa santa o a screditare i suoi pastori: di certo non vengono dalla purissima e umilissima Madre nostra, che mai ci vuole intimorire e mai ci vuol vedere privi di fede e di fiducia nel suo Figlio risorto, e sempre ci vuole uniti in lui”. Pregarono tutt’e tre insieme, affidando se stessi alla vigilanza di Gesù, perché nessuna presunta rivelazione turbi i fedeli amati dal Signore.

  

152 Il bene dell’anima

Abba Lino leggeva l’antica Lettera detta «di Barnaba». Un consiglio gli parve importante sia per se stesso che per il mondo che lo circondava: «Usa il massimo impegno per mantenerti casto. Lo esige il bene della tua anima». Comunicò questa sua attenzione ad abba Felice, dicendo: “Mi sto chiedendo quale bene possa ottenere l’anima dalla vita casta”. Abba Felice stette un momento in silenzio, e avrebbe desiderato continuarlo per attendere una migliore risposta dall’alto, ma poi pacificamente aprì la sua bocca d’oro: “Quando una persona non è casta, il suo cuore e la sua mente sono occupati dalle azioni e reazioni del corpo, e anche dai sentimenti che sopravvalutano gli affetti, le simpatie o le antipatie. Chi non è casto quindi, occupandosi di se stesso, sviluppa egocentrismo. La sua anima soffre, si rattrista, perché rimane lontana dall’amore puro del nostro Dio. Il Signore Gesù non troverebbe posto in lui e lo Spirito Santo ne verrebbe rattristato, come dice San Paolo (Ef 4,30). E anche Gesù ha detto con chiarezza: «Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà». Il Signore ci vuole difendere e salvare”. Abba Lino ringraziò, e si ripropose di leggere la frase di Barnaba anche ai giovani che lo interrogavano frequentemente.

  

153 Madre di Dio

Si avvicinava una grande festa della Madre di Dio. Abba Mariano volle cogliere l’occasione per istruire il discepolo. Era appena arrivato con poche conoscenze dei misteri della fede. Gli disse: “Sai chi è una mamma? Sai cosa sa fare una mamma?”. Il discepolo cercava nella propria storia familiare qualche episodio per rispondere. Ma l’abba lo prevenne: “Prima di tutto: una mamma sa vedere cose che gli altri non vedono. A Cana di Galilea (Gv 2), durante le nozze, la madre vide ciò che nemmeno l’incaricato di organizzare la festa riusciva a vedere. Una mamma cerca di non creare problemi, di non dare nell’occhio, di far sì che le eventuali situazioni imbarazzanti cessino senza creare scompiglio. Una mamma poi si rivolge a persone che amano Dio sopra tutto. Quella Madre, a Cana, proprio per questo, con delicatezza, ha manifestato a Gesù il disagio già all’inizio di quelle nozze”. Il discepolo cominciò a voler bene alla Madre Maria, e ad imparare da lei a confidarsi con Gesù e con chi lo ama davvero.

  

154 Benedizione 1/5

Una giovane ragazza raggiunse amma Filomena, sua lontana parente. Venne a dirle: “Cara Filomena, con te mi sento in confidenza per aprirti il mio cuore. Sono molto contenta, perché il mese prossimo andrò a convivere con il mio ragazzo. Ci frequentiamo già da tre mesi, e ora abbiamo trovato una casa adatta”. Amma Filomena stette in silenzio, senza manifestare particolare gioia. “Sai che il mio ragazzo”, continua la giovane, “pensa pure di regalarmi un cagnolino di razza?”! Filomena si aggiustò il velo in testa, poi con la calma e la benevolenza che le donava la contemplazione del volto di Gesù, disse: “Grazie per avermi fatta partecipe della tua, anzi, vostra decisione. Avete ricevuto benedizione per questo passo? Da chi l’avete ricevuta?”.
Sorpresa, la ragazza: “Benedizione? Ci vuole la benedizione? Non abbiamo mai pensato a una cosa del genere!”. Al che l’amma: “Cara figliola, senza benedizione di Dio tutto è fumo, e quel che non è fumo è inutile tizzone. Per lavarti la testa non occorre benedizione e nemmeno per altri lavori quotidiani, ma per scelte che cambiano la vita il cristiano cerca di ricevere benedizione”. Fu necessario un attimo di silenzio. (continua)

  

155 Paradiso? 2/5

(segue) Rafforzate tutt’e due dal silenzio carico di domande, l’amma continuò: “La benedizione di Dio, che solo la Chiesa santa può darvi, è dono grande, garanzia di fedeltà e di serietà. La Chiesa infatti non benedice a nome di Dio né le improvvisazioni, né i passi superficiali, e nemmeno le scelte egoistiche. Voi, tu e il tuo ragazzo, di certo desidererete che il bene che vi volete duri fino al Paradiso. Non è così?”. La giovane si strinse i capelli con un aggeggio insolito e disse: “A dire il vero non ho mai pensato al Paradiso, che non so cosa sia, ma che il nostro stare insieme duri sempre, questo sì”. “E di certo desideri anche che la vostra unione sia un dono per la società, altrimenti la vostra gioia non crescerà e avrà la durata limitata dei vostri sentimenti, intermittenti come le lucette dell’albero di Natale”, proseguì l’amma, senza tentennamenti nella sua voce, ferma perché fondata sulla roccia che è Gesù. (continua)

  

156 Il fidanzato 3/5

(segue) Superando il disagio della ragazza, l’amma riprese: “Sarai capace di dire queste cose al tuo ragazzo? Anche lui avrà bisogno di confidarsi e chiedere consiglio, perché tu non sei ancora perfetta, e lui dovrà sopportarti e saperti aiutare a crescere e a superare i momenti difficili che la vita inevitabilmente riserva a tutti. Da solo non riuscirebbe. Io ti consiglierei di attendere sia per la casa che per il cagnolino. Questo poi adesso potrebbe essere una distrazione: in qualche momento potrebbe subentrare al tuo ragazzo nel tuo cuore. Io pregherò per voi, e voi cercherete un uomo santo, un sacerdote, che vi consigli e vi accompagni. Egli vi dirà molto di più, cose fondate sulla rivelazione di Gesù, più complete e più belle di quanto riuscirei a dirvi io nella mia ignoranza”.
La ragazza non sapeva se essere triste o contenta: tutt’e due i sentimenti si davano il cambio mentre salutava. Infatti si era sentita amata in modo tanto serio, da romperle le uova nel paniere. (continua)

  

157 (segue) Accontentare? 4/5

“Cara amma, ho parlato con il mio ragazzo, come mi hai detto tu. Lui non riesce a digerire i preti. Per lui sono inutili ricordi del passato”. Cominciò subito così la ragazza tornata da amma Filomena. E questa, dopo aver salutato con amore e serenità: “Con la mentalità che gira nel nostro mondo, non c’è altro da aspettarsi. Avrà difficoltà anche ad incontrare un’amma come me? Caso mai accompagnalo qui. Assicuralo che gli voglio bene, e soprattutto desidero il vostro bene. Tu intanto comincerai ad essere più decisa con lui. La donna, Dio l’ha presentata all’uomo con l’intenzione che sia, non una che lo accontenta in tutto e per tutto, ma una che «gli sta di fronte», e quindi che gli può dire ‘sì’, ma anche ‘no’. Tu infatti potrai percepire come volontà di Dio qualcosa che lui non vede o non sente. Lui poi dovrà accorgersi che tu hai una tua vita interiore che non può essere ignorata o disprezzata”. Ascoltava con gli occhi, quella ragazza, mentre l’amma continuava: “Sperimenterà che anche tu hai delle convinzioni, una fede, dei desideri rispettabili. Forse una tua maggiore consapevolezza e istruzione spirituale lo aiuterebbe a rispettarti, ad amarti in modo serio, ad ascoltarti”.
La giovane la fissava con interesse, e si illuminava in volto. E amma Filomena concluse: “Va’ in pace, e tornerai con delle novità. Io intanto pregherò per voi, che arrivi lo Spirito Santo ad illuminarvi”. Si lasciarono con una stretta di mano più forte del solito. (continua)

  

158 Promessa 5/5

(segue) È tornata, anzi sono venuti tutt’e due stavolta. Un po’ timidamente, un po’ spavaldamente. Sarebbe lungo raccontare tutto. Parole di fede da parte dell’amma, domande che dimostravano ignoranza, molta, dall’altra parte. Interrogativi comunque preziosi, che aiutavano l’amma a dire quanto pareva utile man mano che procedeva il discorso. La notizia più bella è che si sono lasciati con una novità: i due ragazzi promisero, ogni volta che si sarebbero incontrati, di recitare il Padre nostro insieme, e di domenica anche l’Ave Maria. E amma Filomena promise di accoglierli ancora a continuare la chiacchierata, a patto che vengano senza la distrazione del cagnolino: “Sarete benvenuti, perché nel cuore del Padre siete sempre i benvenuti. Egli vi ama già, e mi pare di vedere il suo sogno: voi sarete suoi validi collaboratori per seminare nel mondo il suo amore luminoso. Come un vero Padre vi vede già santi, e voi non lo deluderete. Sia lodato Gesù Cristo”. Con un cenno della mano espressero ben più di un saluto.

  

159 Capire

Pietro rispose a Gesù: «Noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,69). Ma perché ha detto prima «creduto» e poi «conosciuto»? Tommaso invece volle prima conoscere toccando, per arrivare a credere”, osservò il discepolo ad abba Cristoforo. L’abba apprezzò la domanda, e rispose, dopo un sospiro: “La fede viene da Dio e non dall’uomo. Tommaso voleva prima convincersi (20,25), ma così si sarebbe ingannato: non sarebbe arrivata la fede, ma una costruzione razionale. E invece la conoscenza vera, profonda, divina scaturisce dalla fede”.
Il discepolo ascoltava con impegno. “Ricordi? Gesù, con la brocca d’acqua in mano, aveva detto a Pietro: «Lo capirai dopo» (13,7), cioè dopo che avrai obbedito, dopo che avrai creduto al mio amore, dopo che ti sarai lasciato lavare i piedi da me. Chi capisce dopo aver obbedito, la sua comprensione è interiore, non è superficiale”. Siccome il discepolo era attento, l’abba continuò: “Gesù ha corretto l’ordine dei titoli che i discepoli gli davano. Ha detto loro: «Voi mi chiamate il Maestro e il Signore»: dicevano prima maestro e dopo Signore (13,13). Ciò significa che lo apprezzavano come un insegnante, uno che sa, e per questo gli ubbidivano. La loro ubbidienza aveva le radici nel proprio giudizio, cioè, in fin dei conti, ubbidivano al proprio discernimento. Troppo poco. Egli corregge così: «Se dunque io, il Signore e il Maestro…» (13,14), cioè, prima mi considererete Signore, cioè mi ubbidirete, dopo comprenderete il mio insegnamento”. Il discepolo dimenticò di ringraziare l’abba, perché aveva di che riflettere.

  

160 Paura?

Una signora semplice, ma attenta, andò a visitare amma Filomena. Si confidò: “Amma, uscita di casa nel mio villaggio, rimasi sbalordita: vidi le strade deserte, senza bambini, né si udiva musica dalle finestre. Le poche persone che incontravo o che vedevo a distanza, mi parevano in preda alla paura. «Ma che succede?», mi sono chiesta. Cosa significa, amma, tutta questa paura?”. L’amma chiuse gli occhi, poi li aprì allargando le braccia, e sussurrò: “Ricordi, sorella mia, la domanda di Gesù ai discepoli quando ebbero paura? Chiese loro: «Dov’è la vostra fede?». Infatti chi si affida a Dio non ha paura di nulla e di nessuno, né del passato né del futuro. Quando viene a mancare la fede invece, crescono paure di ogni genere in tutti gli angoli del cuore, della mente, delle case e dei villaggi. Io vivo ogni momento affidando a Gesù me stessa, i miei conoscenti e tutto il mondo. Egli riversa in me amore, e «l’amore perfetto scaccia il timore». L’amore di Gesù è perfetto, perciò dove il suo amore regna, non si conosce la paura”. La signora cominciò a sorridere: la paura, da cui era stata contagiata, si allontanava dal suo cuore, ed ella iniziò a respirare.

  

161 Pregare 1/2

Abba Felice camminava assorto, tanto da non accorgersi della presenza di due ragazzi arrivati da non si sa dove. Con tono canzonatorio questi due interruppero il raccoglimento dell’abba: “Abba, perché dite che Gesù è Dio, se anche lui ha dovuto pregare? Un Dio che prega, chi può pregare?”. Erano stati influenzati evidentemente da qualche setta. Ma a questo abba Felice non pensava. Sorridendo alzò lo sguardo al cielo dicendo: “Cari ragazzi, voi non sapete cosa significa pregare”. I due si guardarono, poi quello più intraprendente: “Come no? Pregare vuol dire chiedere a Dio tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Se Gesù fosse Dio, non avrebbe bisogno di nulla”.
L’abba prima tacque, poi aprì la bocca: “Voi non solo non sapete cosa significa pregare, ma nemmeno conoscete Dio. Gesù prega proprio perché è Dio. Egli di Dio è il Figlio, e come tale vuole essere immerso totalmente nell’amore del Padre suo. Per lui pregare significa protendersi verso il Padre fino a diventare un tutt’uno con lui, fino a compiere pienamene la volontà del suo amare”. Pareva cominciassero ad aver interesse ad ascoltare. (continua)

  

162 Pregare 2/2

(segue) I due rimasero senza parole, e l’abba continuò: “Gesù vive pregando. Tutta la sua vita è preghiera. Se voi cominciaste a pregare davvero, lo capireste. Smettete di chiedere a Dio che vi ascolti. Questo è il pregare dei pagani. Cominciate invece a chiedere a Dio che vi parli, e promettetegli di ubbidirgli. Capirete che non c’è un Dio più vero di Gesù. È proprio lui che con la sua preghiera ci fa conoscere il vero Dio, il Padre che ci ama e ha dato la vita anche a voi, e vuol darvi ancora molto di più”. Cercarono di giustificarsi: “Queste cose non ce le ha insegnate nessuno”.
E Felice: “Probabilmente non le avete mai volute ascoltare. Ma adesso è importante che cominciate subito a donarvi a Dio, offrendovi a Gesù”. Un invito così autorevole no, non l’avevano ancora ricevuto. L’abba insegnò loro a dire, centellinando le parole, il Padre nostro. Poi li invitò a tornare.

 

163 Propositi del male

Abba Felice stava leggendo a voce alta le parole di Gesù: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza» (Mc 7,21-22). Si fermò, alzando il capo. Abba Paolo, che ascoltava, intervenne: “Abba, mentre leggevi ho contato il numero dei propositi di male elencati da Gesù. Sono dodici. Può avere un significato?”. Rispose Felice: “Tutto può avere un significato, anche il fatto che ciò che ha a che fare con la sessualità precede altre azioni o comportamenti, come se questi ne fossero la conseguenza”. Sorpreso, abba Paolo controllò: “È vero: impurità, adultèri, dissolutezza. Lo hai notato anche nei colloqui con le persone che confessano a te i loro peccati?”. Felice stette un attimo in silenzio, per cercare nella memoria. “Le frane e le valanghe cominciano per un sassolino che si muove. Le frane umane per i giovani e per gli adulti cominciano sovente con un atto sessuale fuori posto, senza benedizione. Inganni, menzogne, furti, superbie, ribellioni e omicidi seguono quel sassolino, mai da sottovalutare. Com’è importante la purezza di cuore e di mente!”. Allora Paolo: “Sì, abba: «Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione» (1Ts 4,7), perciò pregheremo Gesù che ci mantenga un cuore puro e ci dia lo Spirito Santo per avere il dominio del nostro corpo e per aiutare i nostri fratelli”. I due abba si inginocchiarono facendo il segno di croce solenne.

  

164 Amore informato 1/2

Abba Floriano ricordava che Gesù aveva posto una domanda a Filippo per rendersi conto se avesse imparato da lui e che tipo di discernimento usasse. Anche lui volle mettere alla prova il suo discepolo. Gli disse: “Carissimo, oggi tu, dopo pranzo, mi hai offerto un dolce buonissimo, di quelli che mi piacciono tanto. Ti ringrazio molto. La settimana scorsa tuo fratello, quando ha distribuito il dolce a tutti, mi ha ignorato, a me non ha dato nulla. Chi di voi due mi ha amato di più?”. Il discepolo rimase senza parole. Egli era convinto di amare il suo abba, che aggiunse: “Non hai parlato con tuo fratello? Egli sa che per la mia salute il dolce è veleno”. Il discepolo comprese che l’amore di suo fratello era più informato e lungimirante. “Perdonami, abba. Io avevo addirittura giudicato male mio fratello, quando non ti ha dato il dolce. Lui certamente ti ha amato davvero”. Abba Floriano, sorridendo, rivelò: “Figlio mio, non ti rattristare. Tu mi hai amato col tuo discernimento. Ma il Signore Gesù vuole che non ci giudichiamo gli uni gli altri, perché ogni giudizio appartiene al Padre. Chi giudica il fratello arreca doppia offesa a Dio: presume di sapere tutto e si mette al posto del Signore. L’umiltà ci animerà sempre e l’amore lo avremo per tutti, anche per chi agisce diversamente da noi. E ci ascolteremo gli uni gli altri”. Dissero insieme una preghiera alla Madre di Dio, maestra di umiltà e di amore vero, e fecero il segno di croce.

  

165 Amore informato 2/2

(segue) Quando abba Floriano incontrò il suo discepolo gli fece un bel sorriso: “Ti doni pace, la sua pace, il Signore Gesù!”. Fu contento il discepolo per quest’incontro, e ne approfittò per dire: “Abba, vorrei farti una domanda. Perché, quando ti ho offerto il dolce non mi hai detto che per te era veleno che non avresti dovuto mangiare?”. L’abba con molta pace e condiscendenza disse: “Ti ho visto così contento, che mi pareva di farti un dispiacere. Temevo che tu l’avresti inteso come il rifiuto di un tuo atto di amore. La carità è più preziosa della salute, un atto di amore al fratello è gradito al Signore più della cura per il proprio benessere. Io stesso sono più contento di aver incoraggiato te che di aver custodito me. Comunque, se desideri, quando succederà ancora una cosa simile, te lo dirò. Ma ricorderai che la carità precede qualunque regola”. Il discepolo ringraziò, e da quel momento ebbe venerazione per il suo abba, da considerarlo come un angelo del Signore. Cominciò inoltre a ritenere anche la propria salute meno importante dei piccoli atti di amore fraterno, visibili o nascosti, per i fratelli e per tutte le persone che frequentavano il deserto.

  

165 L’amico del prete

Abba Cristoforo stava cavando erbacce dal suo orticello. Un uomo, dell’età in cui si comincia a perdere la giovinezza, lo vide e approfittò per confidargli un dubbio: “Senti, abba. Un mio conoscente udì una specie di proverbio che lo sconcertò. Egli desiderò da me una parola al riguardo, ma io non seppi cosa rispondere. Ecco la frase: «L’amico del prete perde la fede». Può essere?”. Abba Cristoforo guardò la croce appesa sopra la porta della cella. “Difficilmente, ma può essere”, disse sottovoce, e aggiunse: “Se il prete si dimentica di essere mandato a donare Gesù Cristo agli uomini, a tutti, se non si accorge che anche i suoi amici hanno bisogno di Gesù ogni giorno, se lui stesso non è radicato nel Signore, sarà tentato di mostrarsi intelligente, dotato, istruito, capace, in sintonia con i tempi. Allora la fede resterà solo nel titolo che porta, ma non entrerà nella relazione umana. Ogni suo amico, che desiderasse crescere nella fede, resterebbe a bocca asciutta”.
Quell’uomo annuì, e disse: “Io ho un amico prete. Con me si sente in confidenza, ma mi parla male di altri preti, scherza su tutto, mi dà consigli che potrei ricevere da uno psicologo o da un avvocato. Vicino a lui la mia fede non esce, non cresce, anzi, svanisce”. Allora Cristoforo: “Non lo abbandonerai. Gli chiederai che ti parli di Gesù, e ogni volta pretenderai da lui una benedizione. Sarai tu il palo che tiene in piedi la pianta della sua fede”. L’uomo, pensieroso, ringraziò.

  

167 Ricchi e poveri 1/2

Abba Felice aveva fama di saper spiegare la Bibbia, e perciò venivano da lui molte persone con qualche dubbio. Un uomo serio e robusto gli manifestò la sua inquietudine: “Mi pare assurdo quel che Gesù ha detto, che difficilmente i ricchi entreranno nel regno dei cieli”. L’abba cercò di intuire il motivo di tale affermazione, e il Signore lo ispirò a descrivere la vita vissuta proprio da quell’uomo che gli stava davanti. Cominciò: “Vedi, amico: i ricchi di solito cercano di essere sempre più ricchi e nemmeno s’accorgono delle sofferenze altrui. Un uomo ricco teneva in casa un cuoco, un cameriere, uno che si occupava delle riparazioni e manutenzione di casa e macchine, e anche un giardiniere. Facevano tutto loro, lui non era capace nemmeno di farsi un caffè. Anzi, nemmeno era capace di dire grazie. Siccome li pagava si riteneva in diritto di essere servito e basta. Se uno si ammalava non si interessava: lo licenziava, tanto trovava qualcun altro. Non gli importava se moriva di fame. Il regno dei cieli era così lontano dal suo cuore, che non ci sarebbe arrivato nemmeno camminando cent’anni”. L’abba si trattenne dal parlare prendendo fiato, mentre desiderava rimanere unito a Gesù. (continua)

  

168 Ricchi e poveri 2/2

(segue) Si sentì scoperto quel signore, tanto la sua vita era somigliante a quella descritta, e cercò di giustificarsi: “Io faccio grosse elemosine a varie iniziative di bene. Ho sostenuto anche il convento di San Giuseppe quando lo hanno ristrutturato. Ho iniziato anche varie adozioni a distanza”. Ma abba Felice non si lasciò corrompere: “Tu disponi di molto denaro grazie al lavoro dei tuoi operai. E dopo che hai firmato i tuoi assegni di beneficenza, ti accorgi che ti manca qualcosa? O sono piccola parte del tuo superfluo? Anche questo ha detto Gesù a proposito di quelli che versavano sacchetti d’oro nel tesoro del tempio. Baderai che i tuoi assegni poi non grondino sangue, come la moneta d’oro del re spezzata da san Francesco da Paola!”. Abbassò gli occhi quel tale. Un lungo silenzio. Si inginocchiò, e abba Felice ascoltò una confessione somigliante a quella di Zaccheo, di evangelica memoria. Gesù è arrivato con la sua salvezza ancora una volta.

  

169 Amare?

Abba Isidoro si recava in città. Un operaio, che stava aggiustando la carreggiata, non avrebbe osato disturbarlo, ma l’abba lo salutò così cordialmente, che quello si sentì spinto ad aprir bocca. “Abba”, disse, “domenica ero alla Liturgia. Ho ascoltato il vangelo. Mi sono chiesto: perché Gesù, a quel tale che chiedeva qual è il comandamento più grande, ha risposto con due comandamenti?”.
L’abba fu sorpreso da questa domanda di quell’uomo attento. E disse: “Grazie. Gesù in effetti ha detto un solo comandamento: Amerai. Sapendo però che noi facilmente ci imbrogliamo da noi stessi, volle aiutarci. Vedi, tu puoi amare Dio e contemporaneamente avere risentimenti o pretese verso tua moglie, oppure rabbie verso i tuoi figli. In tal caso il tuo cuore sarebbe come una bottiglia in cui c’è del vino buono mescolato con acqua sporca. Lo berresti?”. Sorrise l’operaio: “Eh no, abba. Ho capito quel che mi hai rivelato. Io voglio essere puro di cuore. In esso non deve esserci doppiezza, amore e odio insieme. Ha fatto bene Gesù a dire che l’amore di Dio è completato dall’amore al prossimo, e che l’amore al prossimo deve fondarsi su quello a Dio, altrimenti né Dio né il prossimo risultano essere amati”. L’abba gioì perché si accorse che non occorre essere al monastero per avere i pensieri in Paradiso. Ringraziò quell’uomo e lodò il Padre che dona sapienza a tutti.

  

170 Non dirlo a nessuno

Abba Fedele fu interrogato da una signora desiderosa di comprendere bene le parole del Vangelo. Ella gli disse: “Come mai, quando Gesù ha aperto gli orecchi e sciolto la lingua del sordomuto «comandò loro di non dirlo a nessuno»? Non è forse bello e utile raccontare i prodigi che opera il Signore per noi? Qualcuno potrebbe essere invogliato a cercarlo per cominciare ad amarlo”. Abba Fedele le rispose: “Anch’io ragionavo così fino a qualche tempo fa. Poi compresi che il silenzio è necessario per maturare. Il fatto più significativo per il sordomuto non fu poter udire e poter parlare, ma l’incontro ravvicinato con Gesù, il Figlio di Dio. Se l’esperienza di questo incontro non avesse trovato il tempo di approfondirsi e mettere radici nel cuore, sarebbe stato tutto inutile. Un uomo in più che parla non arricchisce l’umanità, ma un uomo che nel cuore vive un’intimità col Signore, porta la sua santità nel mondo e lo cambia, anche se rimane in silenzio”. La donna chinò il capo, e l’abba disse ancora: “Tutti saremmo più ricchi se facessimo come la Madre di Dio, che «meditava tutte queste cose meditandole nel suo cuore». Raccontare subito le esperienze con Dio ci impoverisce: esse infatti sono come il seme che, per crescere e portar frutto, deve star lungo tempo nascosto in silenzio sotto terra, e morire in essa. Poi verrà anche il tempo di parlare”. La signora divenne più mite e silenziosa.

  

171 Verità

Uno studente vivace e capace, impregnato di filosofia ultramoderna, trovò abba Timoteo, che pur non essendo tra gli abba più ferrati in Sacra Scrittura, tuttavia non era da meno di loro, dato che era attento allo Spirito Santo. “Abba, dimmi: sai perché Gesù non ha risposto alla domanda di Pilato? Il governatore infatti è riuscito a metterlo in difficoltà. Gli chiese infatti: «Che cos’è la verità?», e Gesù non è stato capace di rispondergli. Pare che Pilato fosse vicino al modo di pensare del mondo d’oggi. Noi abbiamo capito infatti che la verità non esiste”.
Sorrise l’abba, in silenzio. Non ebbe fretta, e non volle convincere chi non è disposto ad ascoltare. Tuttavia aprì la sua bocca di miele: “A dire il vero è stato Pilato a non dare a Gesù il tempo di rispondere, talmente era convinto che la sua domanda fosse inutile. Ma Gesù la risposta l’aveva già data, non in piazza, bensì nell’intimità del cenacolo, non a tutti, ma a quelli che lo amavano. La risposta di Gesù infatti, potrà essere compresa dove non c’è amore? Verità è conoscenza dell’amore. Dio è amore, e chi ama lo può conoscere. Pienezza dell’amore di Dio è Gesù, perciò lui ha potuto dire: «Io sono la verità» e «Chi vede me vede il Padre»”. Tu dovrai imparare l’umiltà ed esercitare l’amore, per comprendere la risposta di Gesù. Pregherò che il tuo cuore si apra”. Non ebbe parole lo studente e salutò sconvolto. Aveva di che riflettere.

  

172 Conoscere? 1/3

Non si riusciva a distinguere se erano fidanzati o sposi. Arrivati nel deserto, scelsero di parlare con abba Cristoforo: “Da sette anni conviviamo, abba, e non sappiamo ancora se ci amiamo e se possiamo impegnarci per il futuro”. Li osservò con tenerezza l’abba, e si dispose a parlare loro con serietà. “Vi devo dire due cose, figlioli miei: l’una riguarda il passato, l’altra il futuro. Pensavate che, convivendo, vi sareste conosciuti, e poi scelti. Questo, dite che non è avvenuto. E la conoscenza raggiunta non ha aumentato l’amore. Era da aspettarselo, perché noi uomini non conosciamo mai nessuno fino in fondo. Ognuno di noi è, e sarà sempre una sorpresa per l’altro, perché continuiamo a cambiare, maturando o regredendo. Pensavate che basta conoscersi per amarsi, e invece è quando ci amiamo con l’amore di Dio che ci conosciamo. Voi pensavate di riuscire a conoscervi vivendo insieme, e adesso non sapete più cosa significhi amare. È così?”. “Sì, abba” risposero insieme. “Avete dimenticato che la fontana dell’amore è il Padre, e non vi siete preoccupati di bere a questa fonte. Non vi siete impegnati ad ascoltare Gesù. È lui destinato da Dio ad essere il centro, l’inizio e il fine del vostro stare insieme, e invece l’avete lasciato fuori casa dal primo giorno”. Ascoltavano con attenzione e non potevano contraddire le parole che non avevano mai udito né cercato. (continua)

 

173 Vita e via 2/3

Aspettavano la parola che riguarda il futuro. Disse l’abba: “Il futuro non è molto sicuro. Potrebbe succedere che uno di voi, lui o lei, veda qualcun altro, e d’un tratto s’innamori. I pianti, le lacrime e le imprecazioni del convivente non serviranno a nulla”. I due abbassarono lo sguardo. “Abba, ci auguri questo?”, esclamarono impauriti. “No, non ve lo auguro proprio. Dico che non siete al sicuro”, continuò Cristoforo. “Anche per voi la vita è Gesù, la via è lui, la verità del vostro amore è ancora lui. Senza di lui che frutto pensate possa arrivare? Volete che il vostro futuro sia stabile? Allora iniziate subito a desiderare che in casa vostra ci sia sempre lui, Gesù. Lo ascolterete e gli ubbidirete”. I due si guardarono, e, per la prima volta, sorrisero, e lui disse: “Abba, e adesso? Che facciamo? Abbiamo sprecato sette anni!”. Abba Cristoforo rimase in silenzio. (continua)

  

174 Verificare? 3/3

I due giovani si accorsero che abba Cristoforo stava pregando. Poi aprì la bocca: “Un consiglio? Ve ne do uno difficile, ma prezioso. Se potrete, uno di voi due per un paio di mesi torni dai propri genitori o comunque si allontani. Così avrete modo di vedere se vi desiderate, se vi aspettate. Il desiderio e l’attesa sono la prova di un amore vivo. E sono aiuto a verificare e assodare la fedeltà. Riempirete il desiderio e l’attesa con la preghiera, benedicendo Gesù che sarà la vostra garanzia, la roccia su cui porre le fondamenta della casa. Perciò cercherete anche di imparare a pregare”. E poi disse ancora: “Quando voi avete deciso di convivere l’avete fatto per comodità, o per calcoli economici, o per fretta e per il piacere, non vi siete attenuti alla tradizione di chi fa la volontà del Padre. Nei due o tre mesi di separazione crescerà la vostra capacità di attesa e di fedeltà e la forza del vostro desiderio. Superata questa prova, deciderete un passo sicuro, secondo la tradizione degli antichi: il santo matrimonio. Vi aspetto ancora, e poi… con i confetti”. Chiesero all’abba la benedizione di Dio per riuscire a trovare il modo e la forza di vivere il consiglio ricevuto.

  

175 Persecuzione 1/2

Alcuni abba vollero confrontarsi sui problemi del mondo. Qualcuno notava con chiarezza la presenza di segnali di persecuzione per la Chiesa. Nessuno si meravigliava, perché tale persecuzione è prevista. Abba Felice infatti ricordava a tutti: “La persecuzione è già annunciata da Gesù, fin da quando ha parlato sul monte. Ricordiamo che ha detto: «Beati i perseguitati per la giustizia» e anche «Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia»”. Intervenne anche abba Andrea, che ha sperimentato cosa significhi essere calunniato: “In quei momenti è difficile rallegrarsi. Io infatti avevo il cuore in pace, ma temevo che i fedeli rimanessero scandalizzati dalle calunnie contro di me. Dicevo a Gesù: «Tu hai detto che adesso io sono beato: lo credo, perché partecipo alla sofferenza che provavi quando anche tu venivi calunniato. E anche tu sei stato di scandalo per i tuoi discepoli. Non mi riesce però di gioire di questa beatitudine»”. Abba Cristoforo desiderava parlare. Gli dissero: “Parlaci tu, abba”. Allora iniziò: “Oggi nel mondo la persecuzione è subdola e strisciante. Vedete quante opinioni contrastano la nostra fede? Quelle riguardanti la famiglia, quelle che propagandano l’impudicizia nel vestire e nei comportamenti, l’adulterio, il disprezzo della vita degli uomini, esaltando quella degli animali. Per resistere, i fedeli dovrebbero conoscere la Parola di Gesù, e la sua Signoria. E noi, siamo in grado di testimoniarlo?”. Gli altri abba ascoltavano in silenzio.

  

176 Testimonianza 2/2

Abba Cristoforo continuò: “Ci sono persone che sono fedeli esemplari: io ho imparato da alcuni di loro in varie occasioni. Molti però, e soprattutto i giovani, non riescono a riconoscere la tentazione. E chi la riconosce non riesce a vincerla: il loro amore per Gesù non è ancora tanto forte e deciso. Gesù ha detto che suo testimone è lo Spirito Santo, Spirito di verità, ma ha anche aggiunto «e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio» (Gv 15,27). Noi non daremo testimonianza facendo qualcosa, ma stando con lui. Che ne dite? Ci impegneremo a far sì che il nostro deserto sia dimora di Gesù?”. Tutti gli abba furono concordi.
Le persone che venivano dal mondo in cerca di consolazione o di ispirazione respiravano un’aria di pace e di concordia, e perciò venivano volentieri. Si accorgevano che quel deserto era un’oasi dove la persecuzione, che li opprimeva quotidianamente, cedeva il posto al paradiso. Abba Ignazio rifletteva nel suo pregare, e finalmente osservò: “Lo Spirito Santo sta soffiando su di noi e su tutti quelli che arrivano qui. Questi ricevono testimonianza da lui, e anche da noi, ma noi abbiamo sempre bisogno di ricominciare daccapo a rimanere in Gesù”. Fatto il segno di croce ognuno tornò alla sua cella.

  

177 La gente

Mentre abba Giovanni tornava alla cella dopo la Liturgia, un uomo si accostò e gli chiese: “Cosa stai pensando abba? I tuoi pensieri sono ancora profumati dell’incenso della chiesa?”. L’abba sorrise: “Proprio così. Sto ripensando alla prima domanda di Gesù ai discepoli quand’erano a Cesarea di Filippo, nelle vicinanze del grande tempio dove si adorava una delle divinità più pericolose, il dio Pan”. “Quale domanda?” disse quell’uomo. E Giovanni: “Questa: «La gente, chi dice che io sia?». Gesù voleva vedere se i suoi discepoli sapevano in che mondo vivevano, se si rendevano conto che i cuori degli uomini si conoscono soltanto quando vengono posti di fronte a lui”. Era sempre più curioso quell’uomo. Perciò l’abba continuò: “Cosa dice la gente? Cosa dicono tutti… i peccatori? Dicono che Gesù è uno dei morti che vive e parla, che dice le parole dei morti, morti famosi: Elia, Geremia, uno dei profeti. Sanno tutti cosa essi hanno detto. Perciò la gente da Gesù non s’aspetta nulla di nuovo, anzi, può tranquillamente ignorarlo. La gente lascia che Gesù parli, e intanto adora il dio Pan, quello che ti fa credere che anche tu sei dio o una sua emanazione”. “E che male c’è?” disse quell’uomo. “Se tu sei dio potresti ritenere che tutto quel che pensi è ben pensato, e non ti chiedi se è tentazione del maligno o ispirazione divina. E potresti dire che tutto quel che fai è ben fatto, perché essendo tu un pezzetto di dio non puoi peccare. In questi casi ti inganni da solo”.Abba, tu pensi cose serie”, osservò quell’uomo. E abba Giovanni concluse: “Decisiva è la seconda domanda di Gesù: «Ma voi, chi dite che io sia? A questa domanda risponderai tu”. Quello divenne serio, ringraziò e s’allontanò lentamente.

  

178 Uccellino 1/6

Passando per caso nel deserto, un giovane scorse abba Isidoro che contemplava il cinguettare di un usignolo sul ramo di un cespuglio. Con un po’ di sussiego prese coraggio per dirgli: “Abba, vedo che ti piace ammirare il canto di un uccello. Io ammiro invece ciò che riescono a fare gli uomini. Ieri, per esempio, con un solo razzo hanno mandato in orbita una gran quantità di satelliti. E questo si ripete ogni settimana. Pensa che meraviglia, quale grande intelligenza ha l’uomo”.
L’abba ascoltò, senza entusiasmarsi. “Vieni qui”, disse con apparente tristezza, “siediti un momento”. Il giovane accettò. E quello: “Che ci fanno lassù quei satelliti? Ti sei chiesto per qual motivo vengono messi là? Ti pare che siano lucette come quelle dell’albero di Natale? E dove prende il denaro quel tale per questo lavoro? Come pensa poi di ricuperare il suo conquibus? Tu ammiri l’intelligenza impiegata dall’uomo nello spazio. Benissimo. Vedi se in quell’impiego della tecnica c’è anche sapienza, se c’è partecipazione all’amore di Dio per gli uomini, altrimenti risulterà un danno per tutta l’umanità”. L’abba avrebbe voluto continuare, e raccontargli la bellezza di Gesù, ma vedendo la meraviglia del giovane gli disse soltanto: “Ti attendo un’altra volta. Farai le tue ricerche per rispondere alle mie domande”. Il giovane rimase pensieroso, e, a questo punto avrebbe voluto anche lui contemplare e ascoltare l’usignolo, ma era volato via. (continua)

  

179 Scoperte 2/6

(segue) Abba Isidoro stava per recarsi in città, quando udì dei passi. Era il giovane ammiratore della tecnica umana. “Abba, te ne vai? Ho da dirti qualcosa”. Tornò nella cella l’abba, e sedettero insieme. Era un po’ affannato il giovane e non sapeva come cominciare, ma il silenzio tranquillo lo aiutò: “Abba, le tue domande non mi hanno lasciato dormire tranquillo. Ho cercato risposta, facendomi aiutare da un amico. Ebbene, sì, ho scoperto che quella tecnica prevede di arrivare a coprire di satelliti tutto lo spazio attorno alla terra. Sono previsti guadagni grandissimi, e inoltre ho intuito indizi per pensare che ci siano anche altre intenzion, di coloro che hanno promosso l’operazione. Cercherò ancora”. Emise un sospiro più tranquillo. L’abba intanto, senza meravigliarsi di nulla, pregava fiducioso e in pace il Signore del cielo e della terra, che guida le sorti dei popoli e dell’universo intero, tanto da esser chiamato “Pantocrator”, colui cioè “che tiene in mano ogni cosa”. (continua)

  

180 Prosciutto sugli occhi 3/6

(segue) Il giovane, lieto di essere riuscito a rispondere alle domande dell’abba, continuò: “Queste scoperte mi hanno provocato non poca inquietudine. Non sono riuscito a scoprire tutto. Ti voglio però ringraziare per le tue domande: mi hanno aiutato a non essere superficiale, ma adesso…”. L’abba sorridendo continuò il discorso: “Adesso devi ricuperare la pace. Se ci fosse ancora l’uccellino…, ma tornerà di certo. Vedi, Gesù ci ha esortato a essere semplici come le colombe, ma anche prudenti come i serpenti. Quindi niente prosciutto sugli occhi. La tecnica aiuta, ma può essere usata dal nemico dell’uomo, dell’umanità, cioè di Dio nostro Padre. Ti ospiterei volentieri, perché tu abbia modo di approfondire la sua conoscenza. È l’unico modo per intuire e scoprire le macchinazioni del nemico, e non permettere ad esse di lacerare il tuo cuore. Conoscendolo e amandolo sarai in grado di aiutare altri a crescere interiormente trovando la gioia in Gesù. Tornerai?”. Il giovane: “Certo, abba”. Fecero insieme un tratto di strada e si dettero appuntamento per continuare non tanto il dialogo, quanto il cammino spirituale iniziato, il cammino che arriva a edificare tutto su Gesù. (continua)

  

181 La ragnatela 4/6

(segue) È arrivato puntuale il giovane, che ha cominciato a comprendere il valore del silenzio. E l’abba Isidoro lo accolse senza fargli pesare di aver dovuto interrompere la preghiera. Dopo i doverosi, ma sobri convenevoli, gli confidò: “Quanto mi hai raccontato ieri mi ha distratto nella preghiera: mi parve di vedere come una ragnatela stesa attorno a tutta la terra”. Il giovane lo interruppe: “Anch’io ho avuto questa percezione, e ho avuto paura”.
Al che l’abba: “No, amico mio, niente paura. Gesù non aveva paura. La ragnatela c’era, in altro modo, anche allora. Farai un’altra ricerca, storica stavolta, e vedrai come si viveva nell’Impero romano sotto Tiberio Cesare e i suoi successori. Le Legioni militari erano presenti ovunque, tanto che nessuno poteva sentirsi al sicuro. E le divinità pagane ammaliavano, punivano e si vendicavano senza pietà. Gesù, e poi i suoi discepoli, vivevano con la consapevolezza che il ragno, il nemico, è il diavolo, Satana. Infatti è lui che porta nel mondo l’odio contro Dio Padre, e contro coloro che vivono come suoi figli e si comportano da fratelli. Satana porta la morte, invidiando colui che dà la vita. Gesù amava tutti, anche gli uomini di cui il nemico poteva servirsi. Ha guarito con tanto amore persino il figlio di un centurione. Così vivremo anche noi. È l’amore che cambia il mondo e vince le sue trame, l’amore che nasce e cresce sul terreno della nostra santissima fede. Ed è dall’amore che scaturisce la gioia”. Fu interrotto l’abba e dovette lasciare così il suo interlocutore. (continua)

  

182 Religione globale 5/6

(segue) Terminata l’incombenza, raccoltosi un attimo, abba Isidoro, riprese: “Ho detto che il nemico è il dragone che odia Dio, e non sopporta che gli uomini lo amino e lo chiamino Padre”. Il giovane non riusciva a stare attento, si vedeva che avrebbe desiderato dire qualcosa, qualcosa che doveva essere molto importante per lui. L’abba tacque e attese, finchè quegli riuscì a confidare: “Di quel che dico, alcune cose le ho sapute, altre intuite. Pare che si stiano diffondendo delle filosofie che vorrebbero imporsi come ideologie per impedire persino l’uso dei termini padre e madre. Riusciranno anche a impedire l’amore dei padri e delle madri per i loro figli? Perché quest’accanimento contronatura? Pensi tu, abba, che questo sia mosso dal nemico di Dio per arrivare a far cancellare dalle Scritture sante e dal cuore degli uomini il nome di Dio Padre? Ho letto anche che circola il progetto di proporre a tutta l’umanità un’unica religione, dalla quale però dovrà scomparire il nome e la persona di Gesù. E si toglierà pure il suo nome dal riferimento alla storia passata e futura: non si dirà più avanti Cristo e dopo Cristo, ma si dirà qualcos’altro”. Si interruppe, rimanendo senza parole. L’abba intanto non smetteva di pregare proprio il Signore Gesù. (continua)

  

183 Babele? 6/6

(segue) Allora l’abba rispose: “Le ho udite anch’io queste cose, ma non mi spaventano. Certamente il nemico ci mette la coda e anche lo zampino. Noi sappiamo che questa strada è stata già percorsa ai tempi della torre di Babele” (Gen 11,1-9). Chiese il giovane: “Cos’è successo allora?”. Rispose l’abba: “Volevano sostituire Dio con l’uomo. Volevano dare agli uomini la gloria e l’autorità che spetta a Dio soltanto. Volevano un’unica nazione, un’unica religione, un’unica storia, un’unica lingua, un’unica autorità. Volevano… ma è arrivata una grande confusione. Nessuno più capiva nessuno, nemmeno se stesso. Era opera del nemico di Dio: il quale, se gli vien dato spazio, farà iniziare lotte e rivoluzioni, omicidi e genocidi. Questo è quello che lui sa fare, nulla di bene. Potrà arrivare a preparare una lunga ondata di persecuzione per la Chiesa. Noi però, senza paura, intensifichiamo la nostra preghiera di lode e adorazione a Dio e portiamo il nome santo di Gesù ovunque e sempre. Egli ha saputo comandare alle onde e ai venti, e ha ordinato ai discepoli di non avere paura. Vuoi ubbidirgli tu?”. E lui: “Si, abba. Imparerò da te a pregare e a star nella gioia”. “Comincerai a ripetere il salmo che dice: «Il Signore annulla i disegni delle nazioni, rende vani i progetti dei popoli» (Sal 33,10)”, suggerì l’abba. Il silenzio che seguì permise di udire un cinguettio: sul ramo s’era di nuovo posato l’usignolo!

  

184 La sua mitezza

Abba Paolo aveva il vizio, no, la santa abitudine di soffermarsi sulle singole parole delle letture della Liturgia. Una domenica si soffermò su questa frase: «Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti, per conoscere la sua mitezza». Era scosso pensando a che cuore avevano quelli che dicevano queste cose. “Bisogna essere crudeli a parlare in questo modo. E il bello è che hanno fatto proprio così: hanno torturato Gesù. E poi solo un pagano ha riconosciuto la sua mitezza”. “No, anche tu l’hai riconosciuta, ammirata e imitata”. È intervenuto abba Gregorio, attento ai pensieri dei fratelli e attento a non lasciare la Parola di Dio nel passato. Egli immaginava i pensieri di abba Paolo, e così li ha completati e indirizzati. “Quanto dicono le Scritture non rimane nel passato, sta succedendo oggi, in questo momento. Quante persone vengono messe alla prova con violenze e tormenti! Quelli che appartengono a Gesù vengono manifestati proprio in questo modo. Si distinguono da come portano la croce e pregano per coloro che si divertono a buttarla sulle loro spalle”. Abba Paolo osservò Gregorio per vedere la sua pace e il suo sorriso. Infatti, dal tono di voce si poteva percepire che quel che diceva l’aveva vissuto.

  

185 Cordicelle 1/2

Cercavano abba Felice, ed è buon segno: ci sono persone che aprono il Vangelo e pregano per ricevere la grazia di comprenderlo, e poi qualcuno che sciolga i dubbi. Ecco da lui una signora con la domanda: “Gesù ha cacciato i venditori dal tempio. Quei venditori però vendevano gli animali che servivano ai sacrifici che la gente voleva offrire a Dio. Essi facevano un grande servizio a chi arrivava nel tempio. Non è stato esagerato Gesù?”. L’abba, per grazia, conosceva il nostro Dio e Padre, e aveva amore vero per Gesù. Poté perciò dire: “Gesù conosce il Padre e ama perciò il tempio. Questo è chiamato casa di preghiera, cioè luogo che deve aiutare a conoscere e godere l’amore del Padre. Quelli che vedevano il tempio occupato da animali in vendita, cosa dovevano pensare? Certamente che il Padre ha bisogno di soldi, non del nostro cuore”. L’abba, prima di continuare, guardò se quella signora l’ascoltava, e se comprendeva. (continua)

  

186 Cordicelle 2/2

(segue) Abba Felice continuò rivolto a quella donna: “Lascerai che Gesù cacci gli animali dal tempio, e lascerai pure che svuoti la tua mente dai pensieri di tipo commerciale, per esempio: «Dirò un rosario, andrò a Messa, farò un fioretto, così Dio dovrà ascoltarmi e fare quello che io gli chiedo. Reciterò un altro rosario, così Dio non permetterà che io mi ammali. Domani andrò a due Messe, così Dio guarirà mia nipote dalla anoressia e mia zia dalla depressione». E ancora: «Come mai Dio non mi ha ascoltato, benché io abbia fatto un lungo pellegrinaggio?»”. La signora si mostrò confusa: era proprio quella la sua preghiera. L’abba continuò: “Vuoi che Gesù usi anche con te la frusta di cordicelle? Chi prega, non fa contratti con Dio, non gli fa ricatti, non gli fa l’elenco dei mali, che spesso sono frutto di peccato. Chi prega seriamente, desidera essere aiutato ad ascoltare la Parola del Padre, cioè Gesù, e ad offrire a lui il proprio tempo e le proprie facoltà ed energie, per rendere presente il suo Regno. In questo modo il mondo potrà diventare tutto tempio di Dio”. Chissà se ha capito, comunque la signora ringraziò e salutò, chiedendo all’abba il sostegno della sua preghiera e la grazia di poterlo incontrare ancora. Nonostante tutto un po’ di pace l’aveva ricevuta. L’abba glielo promise e le donò la benedizione col nome della santissima Trinità.

187 I Regni 1/2

Un discepolo si rivolse ad abba Agapito: “Abba, Gesù è intervenuto con forza a denunciare i falsi orientamenti dei farisei e degli scribi. Perché non ha mai pronunciato un «guai» rivolto a Cesare e nemmeno a Erode? Essi facevano soffrire tutto il popolo, come ben sappiamo. Solo una volta ha detto un generico «Guai al mondo per gli scandali» (Mt 18,7). Sorrise abba Agapito, terminò il suo lavoro e invitò il discepolo a sedere accanto a lui. “Grazie per questa domanda. Gesù si occupava del Regno dei cieli. Sapeva di essere stato mandato dal Padre per questo. I farisei e gli scribi ritenevano di farne parte di diritto ed erano ammirati da tutti come religiosi esemplari, ma il loro comportamento talora somigliava a quello dei regni del mondo. Gesù si sentiva in dovere di mettere in guardia i suoi, che li stimavano, e così erano influenzati dal loro esempio: per questo li rimproverava con durezza”. Tacque un attimo, lasciando intendere che voleva dire ancora qualcosa. (continua)

  

188 I Regni 2/2

(segue) Il discepolo aggiustò la sedia e rasserenò il volto. L’abba gli disse: “Tutti intuivano invece che i regni del mondo sono il luogo dove opera e cresce il peccato. Non c’era bisogno che Gesù dicesse che il mondo è lontano da Dio: lo sapevano già. Chi è del mondo non conosce né gusta né diffonde l’amore del Padre. Nei regni del mondo deve crescere e distinguersi il regno dei cieli. Non sarebbe servito a nulla rimproverare Pilato ed Erode. Essi non sarebbero stati in grado né di accettare né di comprendere Gesù”. Il discepolo interruppe: “Può essere che Gesù abbia avuto paura a dire una parola contro i potenti?”.No, Gesù non aveva paura, era solo prudente”, disse con sicurezza l’abba, e continuando: “Prudente come i serpenti, pur sapendo che i suoi giorni erano contati dal Padre e nessuno li avrebbe potuti accorciare. Aveva nel cuore l’avvertimento: «Non tenterai il Signore tuo Dio»”. E concluse: “Figlio mio, ci aiuteremo con la preghiera, e Gesù sarà con noi”.

  

189 Pantaloni

Uscito un uomo dalla cella di abba Macario, il discepolo chiese all’abba: “Non è sposato quell’uomo?”. “Perché me lo chiedi?”, rispose l’abba. E il discepolo: “Mia mamma faceva indossare pantaloni e camicia stirati al papà, quando usciva per recarsi da qualcuno. Lei voleva che lui facesse bella figura, e così guadagnava stima anche lei di donna attenta e ordinata. A quest’uomo invece nessuno ha stirato né pantaloni né camicia”. L’abba, compiaciuto, rispose: “Vedo che sei molto attento. È vero, oggi ci sono donne che non amano i mariti, o mariti che non ubbidiscono alle mogli. La tua attenzione è preziosa. Tu sarai così attento anche alla tua voce, alle tue parole, ai tuoi gesti, alle tue azioni, così da far fare bella figura a colui che ti ama, a Gesù. È lui che stira i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti! Che non si debba dire che lui non ti ha rivestito, che non ti ama, o che tu non l’ascolti”. Dopo un po’ nella cella si sentì canticchiare.

  

190 Fedeltà

Un uomo pensieroso si sentiva in dovere di confessare il proprio peccato. Venne da abba Gregorio e cominciò: “Ho tradito mia moglie, abba. Ma devi sapere che da lei non ho soddisfazione, non mi fa mai una carezza. Quest’altra donna invece mi copre di attenzioni, mi stima, apprezza il mio lavoro. Con lei mi sento consolato”. “Vuoi dire che ti ritieni giustificato?”, continuò l’abba. E quello: “A dire il vero non ci vedo molto male”. Si raccolse in preghiera abba Gregorio, costringendo anche quell’uomo a rientrare in sé. Poi disse: “Amico mio, tu non stai solo tradendo tua moglie. Stai distruggendo la pace e la fede dei tuoi figli, fai soffrire i tuoi genitori e tutti i tuoi familiari, anche quelli di tua moglie e persino quelli della donna gentile che finge di amarti. Anzi, stai introducendo il diavolo nella Chiesa santa di Dio. Obblighi Dio a non considerarti più suo fedele, perché sei diventato infedele a lui e alla missione che ti ha affidato. Tua moglie forse non sa, ma percepisce, ed è già condizionata dal tuo peccato: non può accarezzare uno che porta il diavolo in casa”. Triste, l’uomo guardò gli occhi di Gregorio: brillavano di verità. La confessione divenne inizio di conversione.

  

191 Mano, piede, occhio

Abba Paolo rifletteva senza concludere. La Parola che lo turbava era: “Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala”. Pensava che Gesù avesse non solo esagerato, ma anche ironizzato, così per il piede e per l’occhio. Diceva tra sé: “È Parola divina, ma come accettarla? Nessuno l’ha realizzata, infatti non si è mai sentito che un cristiano si sia tagliato una mano o un piede o si sia cavato un occhio per ubbidire a Gesù”. Confidò i suoi dubbi ad abba Giuseppe. Questi lo rasserenò, ma gli mise altre pulci in tutt’e due le orecchie: “La Parola di Gesù è sempre più vera di quel che pensiamo. Tagliare la mano che significa? Con quella mano non potresti più far nulla: «Se la mano ti scandalizza, tagliala» può significare che se il lavoro che fai ti allontana da Gesù, dovrai smetterlo, e, se non è volontà di Dio, eviterai di accarezzare la persona che stai avvicinando. «Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo»: cioè eviterai di andare in quei luoghi dove trovi pericoli per la tua fede. «Se il tuo occhio di scandalizza, cavalo»: eviterai cioè di leggere o guardare o osservare ciò che non aiuta la tua intimità con il Signore, ciò che potrebbe disturbare la purezza del tuo cuore o del tuo corpo». Abba Paolo lo guardò stralunato: “Non avevo questa intelligenza”, disse, e abba Giuseppe rispose: “Questa te la dà Gesù quando lo ami con tutto il cuore!”. Si salutarono e fecero il segno di croce.

  

192 Da voi stessi

Abba Filippo fu attorniato da un gruppetto di giovani. Avrebbe desiderato parlare loro di Gesù, ma faceva gran fatica a dialogare con loro: notava che erano succubi di abitudini, opinioni e parole che usavano senza senso critico. “Perché credete queste cose? Pensate siano ragionevoli?”, disse con forza. E uno di loro: “Certo abba, così dicono tutti, anche alla televisione”. L’abba si accorse che mancavano di notizie sicure, di conoscenze elementari, e per questo si fidavano ciecamente di chi guida le opinioni verso mete prefissate da chi ha qualche interesse. Il discepolo, che assisteva al dialogo, disse poi al suo abba: “Hai fatto fatica, abba, a parlare con quei giovani. Pareva ti ritenessero un extraterrestre”. Di rimando Filippo: “Proprio così. Non sono abituati a pensare e a ragionare con la propria testa. Non si informano, non cercano, non studiano. Prendono per oro colato quel che sentono dire da chi li vuol sfruttare. Mi ricordo che anche Gesù ha dovuto dire: «E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto?»” (Lc 12,57) e lo disse per difendere i discepoli dal prendere ad esempio nientemeno che i farisei (Mt 16,1). “È vero, abba”, osservò il discepolo: “ma per giudicare da se stessi, cioè per discernere ciò che viene dal Padre e ciò che viene dal serpente, è necessario almeno conoscere la Parola di Dio, i desideri di Gesù, la bellezza della sua vita, e avere qualche nozione sicura del creato”. Ritiratisi nella cella, pregarono benedicendo quei giovani e tutti i loro coetanei.

  

193 Pendolo

Amma Margherita fu interrogata da una ragazza, seria e timida: “Ho un’amica che interroga un pendolo o delle carte da gioco per sapere se assumere una medicina o se mangiare una cosa o se incontrare una persona. Posso farlo anch’io?”. L’amma fu sorpresa. Non s’aspettava una domanda del genere da una ragazza cristiana. Sorrise, e disse: “Chi fa queste cose si dimentica di essere dotato di intelligenza, o non è stato abituato ad adoperarla. La tua amica non ha stima del proprio ragionamento, e nemmeno del tuo”. Stava in silenzio la ragazza, attenta. Allora l’amma continuò: “Chi si dimentica del Creatore di tutte le cose, e che solo lui sa come funzionano, cercherà cianfrusaglie. Chi si dimentica di avere un Padre, non andrà da lui per interrogarlo. E non penserà nemmeno che potrebbe interrogare chi è in dialogo con lui ogni giorno”! Visto che la ragazza taceva ancora, l’amma disse: “Secondo te, cosa può sapere un oggetto penzolante o una carta colorata? Chi li interroga è astuto, ti dirà quel che vuole lui e t’ingannerà. E se indovina qualcosa, è segno che è in combutta col diavolo, che alcune cose le sa, e le dice quando vuole attirare la fiducia per ingannare meglio”. A questo punto la ragazza dice: “Allora non mi devo fidare di chi fa queste cose?”. “Certo che no”, sbotta sicura Margherita, “se non vuoi diventare schiava di un uomo o di una donna e se non vuoi offendere Gesù. Solo di lui ti puoi fidare, e di chi porta la sua croce”. E l’amma aiutò la ragazza a pregare.

  

194 Allibito

Sono allibito: sto leggendo un libro di storia. Un papa, a capo dell’esercito, entrò in una città a cavallo, spada in mano. Come avranno fatto i cristiani di quella città e quelli di tutto il mondo a rimanere cristiani? Non si sono scandalizzati?”, diceva tra sé e sé abba Silvano. Non riusciva più nemmeno a pregare. Diceva: “Un papa! E forse alcuni prelati erano con lui! Se il mio papa oggi facesse così, uscirei dalla Chiesa, non sopporterei una cosa del genere”. Andò a cercare abba Cristoforo, attese che terminasse la preghiera e poi gli presentò il suo dilemma. Abba Cristoforo ascoltò con attenzione, chinò il capo, lo alzò al crocifisso appeso alla parete. Lentamente disse: “Fratello mio, i cristiani sanno che Pietro pianse amaramente dopo il canto del gallo. Sanno pure che ricevette da Paolo un forte rimprovero, che veniva da parte di Gesù. Le chiavi del regno dei cieli tuttavia rimasero nelle sue mani tutt’e due le volte”. Abba Silvano ascoltò, poi avrebbe voluto protestare, ma abba Cristoforo lo prevenne: “Gesù è il Signore, Gesù è seduto alla destra del Padre, Gesù è il pane che ci nutre, Gesù è il fuoco che ci riscalda con il suo Spirito, Gesù è la luce che illumina i nostri passi, Gesù è l’acqua che ci disseta, Gesù è il pastore che guida il gregge e Gesù è la vite cui sono uniti i tralci. Se colui che tiene in mano le chiavi inciampa e cade, attendiamo che Gesù lo rialzi e gli ridia forza, ma rimaniamo al suo fianco”. Abba Silvano si riebbe. Farfugliò: “Se io mi allontanassi dalla Chiesa, la vite perderebbe solo un tralcio, ma quel tralcio morirebbe, non avrebbe più linfa per vivere e portare frutto. Ho capito: continuerò a pregare in unità con tutti i fratelli, anche quando soffrono scandalo”. Insieme pregarono la Salve Regina, madre di misericordia.

 

195 Amore e amore 1/3

Due giovani studenti incrociarono, senza volerlo, abba Cristoforo. Non intendevano interrogarlo, ma fu lui a cominciare: “Da dove venite, ragazzi? Siete stati a scuola oggi? Avete imparato qualcosa di bello?”. Presi così alla sprovvista, dissero: “Sì, abba. Ti farà piacere che oggi ben due professori ci hanno parlato dell’amore. Ci hanno convinti che ogni forma di amore è positiva e degna di essere vissuta”. Abba Cristoforo non aveva mai tenuto il prosciutto sugli occhi, e perciò subodorò qualche stranezza, e volle approfondire, per aiutare quei giovani: “Che cosa intendete dicendo «ogni forma di amore»? Sapete che alla parola «amore» si attribuiscono vari significati, e non tutti sono indice di amore divino?”. Uno dei ragazzi, più immediato, spiegò all’abba la lezione di uno dei professori: “Ci ha detto che l’amore è sempre cosa buona. Un uomo che ama un altro uomo compie un’azione degna di sé. Una donna che ama un’altra donna rende il mondo più bello. Tre uomini che amano una donna fanno solo il bene. E fa il bene anche un giovane che ama una donna anziana. Se un uomo sposato, oltre sua moglie, ama la segretaria, non fa nulla di male, perché l’amore è sempre buono”. Rimase inorridito abba Cristoforo degli insegnamenti impartiti a scuola a ragazzi che non hanno ancora maturato un discernimento. Lasciò perdere i suoi impegni e si trattenne con loro: glielo stava chiedendo Gesù stesso. (continua)

  

196 Amore e amore 2/3

(segue) “Siete contenti se vi dico anch’io qualcosa?”, chiese abba Cristoforo ai due studenti, che nel frattempo furono raggiunti da altri tre. “Certo, abba. Noi ascoltiamo anche te, che da quel che si dice, di amore te ne intendi”, disse uno di loro. Silenziosamente, senza che essi se ne accorgessero, l’abba pregò nel suo cuore e invocò la Madre di tutti. “Di amore me ne intendo, sì. Io chiamo amore il donarsi. Chi, gratuitamente, perde tempo per un altro, impegna le proprie energie, esercita pazienza e sopportazione, perdona e ascolta, questi esercita amore. Per dirla in breve, amore è vivere allo stesso modo con cui Dio si rapporta con noi. Per «Dio» intendo la persona che Gesù ci ha fatto conoscere con il nome di «Padre». Ce l’ha fatto conoscere anche con le parole, ma soprattutto amandoci, perché Dio è amore. Immagino che voi conoscete Gesù”. Uno dei quattro intervenne: “Non siamo abituati a questo linguaggio, ma pare interessante”. L’abba ringraziò e continuò: “Avete mai sentito parlare di due cosiddetti comandamenti? Il primo: «Amerai il tuo Dio con tutto il cuore e con tutte le forze», e il secondo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso»?”. Due di loro risposero: “Si, vagamente ricordo di aver udito queste parole, ma non le capisco”. L’abba si sentì ancor più impegnato. Doveva arrivare Gesù in mezzo a loro. (continua)

  

197 Amore e amore 3/3

(segue) Abba Cristoforo si lisciò la barba e cercò di spiegarsi: “I vostri professori, se avete riferito bene, hanno usato il termine amare per indicare solo rapporti sessuali, ma non è detto che i rapporti sessuali siano tutti amore. Potrebbero essere atti di violenza, trasgressioni, prevaricazioni, perversioni, che generano ingiustizie e sofferenze. I due comandamenti che ho ricordato devono stare sempre insieme, come le due facce di una moneta. Questo significa che tu ami Dio soltanto quando ami il prossimo, cioè doni a lui il tuo tempo e le tue attenzioni per rendergli bella la vita. E ami il prossimo solo quando ubbidisci a Dio. Quando chiami amore del prossimo un gesto che non è bello agli occhi di Dio, ti inganni e inganni colui che dici di amare. Se il tuo atto di amore non fosse bello agli occhi di Dio, sarebbe egoismo. Vi pare che mi spiego?”. I quattro tacevano. L’abba allora continuò: “Gli esempi di amore che vi hanno portato i professori sono tutti disgustosi agli occhi di Dio, Padre di Gesù Cristo. Non sono affatto amore, bensì egoistica ricerca del piacere. Non danno gioia a nessuno e invece fanno soffrire molti”. E, dopo un attimo di silenzio: “Per conoscere l’amore guarderemo sempre a Gesù, anche quando porta la croce e si lascia inchiodare ad essa. Quando qualcuno vi parla di amore, pensate a lui, e non vi lascerete ingannare”. Dissero: “Verremo ancora da te, e ci parlerai di Gesù”. Abba Cristoforo li ringraziò e tornò ai suoi impegni dimenticati.

  

198 Uomo solo

“«Non è bene che l’uomo sia solo», disse Dio volendo completare Adamo nella sua umanità. Adamo infatti non poteva vivere la vita di Dio se non avesse potuto amare né essere amato, se non avesse potuto ascoltare né essere ascoltato, se non avesse potuto offrire ad un altro il proprio tempo e le proprie fatiche”. Questo l’aveva detto abba Cristoforo in un sermone. Un uomo, che aveva ascoltato con desiderio, intervenne: “Abba, hai detto bene che la vita di Dio può essere vissuta da noi uomini quando ci amiamo. E se la moglie fa soffrire l’uomo fino al punto da fargli desiderare di rimanere solo?”.È vero, quando l’uomo e la donna seguono i propri desideri, le sofferenze si rincorrono nella loro casa”, completò l’abba. Cercò di aggiungere ancora qualcosa sul significato delle parole: «Non è bene che l’uomo sia solo». Disse: “Potremmo tradurre questa frase anche così: Non è bene che l’uomo si consideri padrone. Allora sarebbe davvero solo, e non sarebbe mai contento. L’uomo dovrà considerarsi parte di una comunione che non può scindere: e questo avverrà quando si ritiene servo”. L’uomo che ascoltava, per vedere se aveva capito, provò a dire: “Se rompe quella comunione sarebbe come un chiodo spezzato, come un uovo senza guscio, come una sedia senza sedile”. L’abba si complimentò, e aggiunse: “Se uno dei due diventa per l’altro una croce, colui che sopporta maturerà fino a diventare profezia e rivelazione dell’amore che Dio nutre per gli uomini ribelli. Non è bene, cioè non è volere di Dio, che l’uomo si consideri padrone nemmeno di se stesso, perché diventerebbe oppressore degli altri, e non sarebbe vero uomo”. Il grazie fu reciproco, e sincero.

  

199 Stanchezza

Abba Michele parlava con gioia con le persone che lo interrogavano riguardo la vita spirituale, cioè la vita con Dio. Lo avvicinò una donna che ogni giorno si recava in chiesa per fermarsi a lungo a pregare. Gli disse: “Abba, qualche volta mi stanco a pregare. So che pregare è importante, ma a volte, non so cosa mi capiti, oltre alle distrazioni, mi viene addosso una malavoglia che non vorrei. C’è una parola per aiutarmi?”. L’abba la osservò con i suoi occhi limpidi e gioiosi. Semplicemente le disse: “Quando preghi, prevale la fede o l’interesse?”. La donna, sorpresa: “Che cosa intendi, abba? Non capisco”. E lui: “Se preghi perché vuoi ricevere qualcosa, cioè se la tua preghiera è chiedere, domandare, supplicare, saresti mossa da interesse. In questo caso è logico che ti stanchi, perché tu stessa sei il centro della tua attenzione, e il pensarci ti sfinisce. Qualora invece la tua preghiera fosse un desiderio di immergerti nel cuore di Dio Padre, e di rimanervi affogata, allora saresti mossa da fede che si trasforma in amore. L’amore non si stanca di amare! Questa era la preghiera che impegnava Gesù per molte ore diurne e notturne. Non si stancava, anzi, cresceva in lui il desiderio di prolungarla”. La donna, con umiltà e compunzione, iniziò un nuovo modo di pregare. Non era più una donna devota, perché divenne una sorella gioiosa.

  

200 Monti e colli

Un uomo attento e gioioso venne da abba Gregorio con questa osservazione: “Abba, abbiamo cantato: «Monti e colli lodate il Signore». Come fanno i monti a lodare Dio?”. L’abba sorrise, si accarezzò la barba e disse: “Certo, i monti non cantano. Siamo noi uomini che cantiamo le lodi di Dio. Ma questa contrapposizione ci aiuta in molte occasioni. Persone intelligenti e persone semplici, grandi e piccoli, istruiti e ignoranti, professori e studenti, geometri e operai, genitori e figli, tutti insomma, anche se diversi, allo stesso modo possiamo avvicinarci all’amore del Padre nostro. Egli non farà preferenze tra la nostra voce forte e quella più debole, quella acuta e quella grave, quella melodiosa e quella gracidante”. Si convinse quell’uomo che Dio apprezza il canto e la preghiera dei monaci come quella dei semplici fedeli, e per di più nessuno sa chi dei due può essere paragonato ai monti e chi ai colli!

  

201 Due testimonianze

Una signora tutta pepe pensava di mettere in difficoltà amma Mariarosa. Approfittò di un momento in cui s’erano adunate alcune signore per congratularsi con l’amma per il suo compleanno, e disse: “Ho un problema, amma. Non riesco a comprendere i modi di fare di Dio. Infatti, Erode Antipa mise in prigione l’apostolo Giacomo, e dopo poco lo fece decapitare con grande soddisfazione dei capi ebrei. Voleva fare lo stesso con Pietro, ma, prima del giorno fissato per eseguire la sentenza, intervenne un angelo ad aprirgli le porte e i cancelli del carcere (Atti 12,2-12). Come mai non è stato mandato un angelo anche per liberare Giacomo?”. Che cosa poteva dire amma Mariarosa? “Tutt’e due gli apostoli hanno testimoniato Gesù Salvatore. La Chiesa aveva bisogno di tutt’e due le testimonianze. Noi non dobbiamo insegnare al Signore, e nemmeno agli angeli”. Così l’amma visse la sua fede, il suo abbandono al Padre, il suo amore a Gesù e alla Chiesa. Così anch’ella dette testimonianza, lasciandosi guidare dallo Spirito Santo.

  

202 Veleno

Amma Mariarosa rivide quella signora dalla lingua acuta; ne approfittò per dirle: “Sai, cara figliola, che a Sant’Antonio di Padova è stata avvelenata la minestra, e non è morto? E invece il Beato Antonio Rosmini per lo stesso motivo è morto? Tutt’e due cantano le lodi di Dio insieme, con gioia. L’uno nella vita e l’altro nella morte sono stati testimoni di Gesù. Inoltre, quando saremo in Paradiso, troveremo chi, punto dalla serpe, non è morto, come Paolo a Malta (Atti 28,3-6), e chi invece è morto. E ci sarà anche chi ha accettato il veleno che gli è stato fatto assumere, e chi, con la benedizione, ne ha spezzato la ciotola. E tutti e due canteranno con gioia, danzando insieme. Che unisce gli uomini beati non è la serpe o il veleno, ma il Signore Gesù. E che divide gli uomini non sono le cose belle o brutte, buone o cattive, ma ancora Gesù: è lui il «segno contraddetto» (Lc 2,34)”. La signora ascoltava attenta. Mariarosa volle concludere: “Davanti a Gesù gli uomini si dividono, ma dietro a lui si uniscono”.Questo non lo capisco”, disse la donna. Allora l’amma: “Chi si mette davanti a Gesù per insegnargli, diventa Satana (Mt 16,23), il divisore o diavolo, e chi invece sta dietro a lui per imparare, ama anche i suoi nemici”. Il silenzio aiutò la donna a pensare, e l’amma a pregare.

 

203 Scacciare spiriti impuri

Abba Gregorio intratteneva alcuni giovani venuti nel deserto. Erano giovani del mondo, e, dal loro modo di fare, si vedeva che non conoscevano il dominio di sé. Egli disse loro: “Gesù ha dato ai suoi discepoli, che poi chiamò apostoli, una facoltà particolare. Dice l’evangelista Matteo: «Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli» (10,1). Gradireste voi avere questa facoltà?”. Non sapevano che dire quei giovani. Un risolino, qualche sguaiatezza, qualche scherzo di un dito puntato verso l’amico. Allora l’abba continuò: “Tra quei discepoli c’era anche Giuda, quello che lo avrebbe tradito per una manciata di denaro. Anche lui aveva ricevuto la facoltà di scacciare spiriti impuri. Pensava che quegli spiriti avrebbero potuto disturbare solo gli altri, e non si accorgeva che invece si erano radicati anche nel suo cuore. Avrebbe potuto e dovuto usare quella facoltà per sé stesso, e non l’ha fatto”. Non tutti, ma alcuni di quei giovani si fecero seri. Uno in particolare aveva capito qualcosa: “Abba, vuoi dire che devo guardarmi dentro? Che dentro di me può esserci qualcosa che disturba la mia libertà? E che io stesso posso disfarmi di questo intralcio?”. “No, tu non riuscirai, ma Gesù riuscirà, quando tu gli aprirai le porte del cuore. Egli, presente in te, ti renderà vigilante, puro, umile e libero”. Così abba Gregorio concluse la conversazione, lasciandoli tutti pensierosi.

  

204 Gallo e galline

Abba Teodoro raccontava al suo discepolo qualche ricordo d’infanzia: “Talvolta la mamma mi diceva: «Va’ all’università delle galline»! Io mi avvicinavo al pollaio, ma non udivo né vedevo nulla, se non il gallo pettoruto con la cresta rossa e le galline intente a beccare sassolini e grano. Dopo molto tempo arrivai a capire che con quella frase mia madre voleva farmi notare che certi miei ragionamenti non stavano né in cielo né in terra, tant’erano da somari. Persino le galline avrebbero potuto farmi da maestre!”. Ingenuamente il discepolo chiese: “Abba, dalle galline hai mai imparato qualcosa?”. Sì, adesso sto imparando. Osservando come la forma della cresta del gallo e la forma e i colori delle sue penne sono diversi da quelli delle galline, e non sentendo mai il gallo cantare per aver deposto l’uovo, capisco che nel pollaio non sono arrivati i condizionamenti culturali e sociali, che invece certuni vedono presenti tra gli umani”. Era serio abba Teodoro, e non volle udire altre domande: avrebbe mandato anche il suo discepolo all’università suddetta. Preferiva parlare di Gesù e raccontare le parabole del suo regno: erano discorsi molto più fruttiferi.

  

205 Un cammello?

«È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio» (Mt 19,24). Queste parole hanno sconcertato abba Filippo, benché non fosse la prima volta che le udiva, e benché lui avesse già rinunciato a tutto per vivere nel deserto. Diceva a voce alta, come dialogando col suo angelo custode: “Gesù vuol dire che è praticamente impossibile che un ricco accetti di vivere le beatitudini. Non sarà capace”. In quel mentre passava abba Fiorenzo, lo udì e gli disse: “Sei preoccupato, abba Filippo?”. E questi: “Sto pensando ad alcuni miei amici: non faranno parte del regno di Dio, perché amano le loro ricchezze e ne cercano altre. Le usano per divertirsi e per vantarsi di macchine lussuose”. Abba Fiorenzo si fece serio: “La loro amicizia per te è tentazione, è amicizia menzognera. Tu pregherai perché il Signore conceda loro nausea della vita che vivono. Anzi, perché conceda loro di invidiare la tua gioia e la tua pace. Tu sai che ciò che agli uomini è impossibile, è possibile a Dio: lo ha affermato Gesù stesso. Lui, grazie alla tua preghiera, potrà concedere loro un cuore nuovo, in modo che usino le ricchezze per iniziative d’amore. Prenderanno esempio dalle donne facoltose che seguivano Gesù, e da Zaccheo, che lo ha ospitato”. Abba Filippo iniziò a sperare, e a pregare con fiducia. L’amicizia dei suoi amici poteva essere salvata e diventare vera.

 

206 Colline fiorite

Abba Gregorio si trovò nei pasticci. Un uomo desiderava confessare a lui i propri peccati. Quando furono soli, questi disse: “Abba, chiedo perdono a Dio perché mi compiaccio quando riesco a vedere le colline fiorite e il burrone che le separa”. L’abba rimase di stucco: “Non devi chiedere perdono quando ammiri le bellezze della natura, anzi! Dio manifesta la sua grandezza nella magnificenza della sua creazione”. L’uomo comprese che l’abba non lo aveva capito: “Abba, le colline che mi procurano tentazione sono quelle messe bene in vista dalle donne lasciando scorgere il burrone sotto il loro mento. Chiedo a Dio Padre di perdonarmi, perché, compiacendomi, i miei pensieri vengono disturbati e i miei desideri distorti e offuscati. Ho bisogno dello Spirito del Signore risorto, e della pace che lui ha dato ai discepoli”. L’abba lo assolse da questi e da altri peccati, anche quelli nascosti ai suoi occhi, e poi lo congedò dicendo: “Quando vedi colline fiorite, tieni presente la croce di Gesù, che è morto per tutti e per tutte. E non precipiterai nel burrone!”. Con gioia quell’uomo salutò ringraziando, e si fermò davanti al capitello per aggiustare i suoi pensieri e i suoi desideri.

 

207 Contare

Gli abba uscivano dalla chiesa gioiosi e consolati per le parole divine udite e per il Pane santo che li ha nutriti. Uno dei discepoli, davanti ad abba Felice osservò: “Che significa, abba, la preghiera del salmo: «Insegnaci a contare i nostri giorni» (Sal 90,12)? Di solito contiamo gli anni!”. Udì la domanda abba Silvano: “Gli anni sono lunghi, figlio mio. Il tempo di cui tener conto sono le ore e i giorni”. E poi abba Paolo: “Questa preghiera ci aiuta a render grazie per ogni giorno che passa: lo calcoliamo come dono immeritato”. Visto che ognuno diceva la sua, s’intromise anche abba Timoteo: “Anche il nostro sguardo al futuro viene orientato da questo salmo: ci disponiamo ad offrirci a Gesù per riempire tutto il tempo con la sua Parola, per essere suoi annunciatori, per far vedere al mondo la sua presenza”. Finalmente si fece silenzio, tanto che poté intervenire anche l’interrogato, abba Felice: “Impara a contare i giorni chi tiene conto che oggi potrebbe essere l’ultimo. E così li illumina tutti con lo Spirito Santo, li veste di umiltà, li benedice con la carità, li riempie di misericordia”. Il discepolo fu arricchito oltre il previsto, anzi, si mise a riflettere per aggiungere anche lui qualcosa di suo al salmo così pregno di sapienza. Così ragionava: “I giorni sono come le ciliegie sul vassoio. Ne prendi una, gusti il sapore, ne prendi un’altra, sempre una alla volta. Con letizia, anche se di ognuna sputi l’osso. Ogni giorno è bello, è dono di Dio, anche se ogni giorno t’accorgi di dover chiedere perdono!”. Fece una breve passeggiata da solo, per gustare tutto.

  

208 Vedere

Abba Fiorenzo aveva un discepolo alquanto sbadato. Gli parve importante insegnargli a tener gli occhi aperti come Gesù. Perciò lo interrogò: “Perché è detto che Gesù, «Vedendo le folle, ne sentì compassione» (Mt 9,36)? Perché non si dice invece che, vedendo le folle, gioì per così grande afflusso, e nemmeno che si compiacque per essere ricercato come nessun altro?”. Il discepolo rispose: “È vero abba, Gesù avrebbe potuto compiacersi ed essere contento, come noi quando vediamo che vengono in molti a riempire la cella quando tu istruisci il popolo”. Abba Fiorenzo si rese conto che erano davvero miopi gli occhi del suo discepolo, perciò disse: “Riusciremo anche noi a vedere gli uomini come li vedeva Gesù?”. E il discepolo: “Gesù avrà visto come tutti, o no?”. Allora l’abba: “Non come gli uomini ciechi, ma come il Padre. Egli vedeva che tutti quelli che venivano a lui soffrivano, erano privi di un riferimento sicuro, non conoscevano lo scopo del vivere e del morire, non vedevano il volto buono del Padre che è nei cieli, non si difendevano dalle tentazioni degli spiriti impuri. Gesù non vedeva folle, ma vedeva peccatori, vedeva malati, vedeva persone prive di gioia e di comunione, vedeva persone da distogliere dalla menzogna che circola nel mondo”. Fecero ambedue il segno di croce e si inginocchiarono in silenzio per lasciarsi convertire gli occhi.

  

209 Inferno e diavolo

Abba Fiorenzo rispondeva ad alcune donne. Avevano paura dell’inferno, quello destinato agli altri, e si lamentavano di sentirne parlar poco nei sermoni domenicali. Una di loro disse tutta infervorata: “Nemmeno del diavolo si parla più. Io ho paura di lui, so che lui si mette in tutti gli angoli per assalire le anime e mandarle in perdizione”. L’abba sorrise benevolmente. Non pareva spaventato per nulla, e invece con dolce sicurezza e forte tenerezza confidò come lui affrontava queste terribili problematiche. Raccontò: “So che Gesù mi ama, e godo del suo amore. Con Pietro devo sempre dirgli: «Tu lo sai che io ti voglio bene». Cerco anche di trasformare il mio volergli bene in amore, come lui chiede. Ricordo che un santo abba diceva: «Chi ama Gesù, è già in Paradiso». Chi è in Paradiso non si interessa dell’inferno. L’inferno mette paura a chi non ama, ma chi ama non ha nulla da temere, perché «nell’amore non c’è timore» (1Gv 4,18). Chi vive con Gesù, poi, spaventa il diavolo, non perché fa qualcosa contro di lui, ma perché Gesù stesso presente in lui lo tiene lontano. Non mi interesso più perciò del diavolo né dell’inferno. Se ne interessano quelli che non amano”. Quelle donne non seppero dire altro, anzi, si dimostrarono sconcertate. Parlavano di meno anche tra di loro.

  

210 La guarigione

Il discepolo di abba Silvano si lamentava. Gli pareva di non star bene, di non essere al suo posto, di non avere quanto avrebbe desiderato, era insomma sofferente. Che cosa avrebbe potuto fare lui, suo abba, per il giovane? Ogni tentativo rimaneva senza frutto, sia la visita dal medico, sia l’incontro con altri discepoli, sia qualche dono inaspettato. Finalmente l’abba ebbe una luce, che non veniva dalle lamentele del discepolo, ma dalla fiamma di un cero durante la preghiera notturna. Colse l’occasione di una parola di lamento accompagnata da una smorfia eloquente del discepolo per dirgli con dolcezza e forza di verità: “Gesù nel cuore è la guarigione vera”. Il discepolo rimase folgorato. Gesù nel cuore? Gli pareva di averlo, e invece no, lo aveva solo nella mente. Iniziò a tenere Gesù nel cuore, prima a fatica, senza saper come fare, poi sempre più intensamente, accogliendo più seriamente la santa Eucaristia. Senza accorgersi, le lamentele diventavano più deboli, poi più rare, poi sparirono. Iniziò a fiorire il sorriso, poi la riconoscenza, finalmente la lode: “Benedetta la Madre del mio Signore, e benedetto il Frutto del suo grembo, Gesù!”. La gioia invase tutto il deserto come un vento leggero che non si sapeva donde venisse.

  

211 Vitello d’oro

Davanti alla cella di abba Giovanni un uomo ebbe l’ispirazione di bussare. Si aprì la porta, entrò e… bevve il bicchier d’acqua che profumava di amore tenero e vero. Dischiuse poi il suo cuore: “Abba, mi chiedo perché nel mondo ci sia così tanta sofferenza: c’è chi dice che la colpa è di Dio. Anch’io ho qualche dolore e molta sofferenza nella mia casa”. Giovanni lo guardò con amore e provò a rispondere: “Vedi, fratello, noi uomini siamo creature di Dio. Quando gli obbediamo, tutto procede verso un compimento, verso la perfezione della vita nella pace e nella gioia per tutti. Se non obbediamo a Dio significa che seguiamo idoli”. Lo interruppe quell’uomo: “Cosa sono? Sono statuette?”. “No, sono il rovescio di Dio, il rovescio del Padre”. Di nuovo quel signore: “Che cosa vuoi dire?”.Chi segue gli idoli” spiegò l’abba “segue l’istinto, che è egoista. E cerca l’oro per fondere il vitello, cioè la ricchezza per esercitare il potere. Così peccarono gli ebrei nel deserto. La ricchezza ti pare buona, perché ti rende potente, ma quando sei potente schiacci gli altri. Ecco da dove viene la sofferenza nel mondo. Viene dal peccato che si intrufola nelle case e nei cortili, persino nei palazzi, e così chi dovrebbe servire, si diverte a comandare. Il peccato è proprio questo: guardare se stessi invece di vedere il Padre di tutti con il suo amore infinito”. Quell’uomo ringraziò e ricevette col capo chino la benedizione dell’abba.

  

212 Richieste

Abba Domenico desiderava rivolgersi a Gesù come fecero  i due figli di Zebedeo: «Vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Aveva varie richieste importanti. Però, dopo aver sentito la risposta di Gesù ai due fratelli, divenne tentennante. Non era più così sicuro delle sue certezze, e diceva a Gesù: “Chiederai anche a me di bere al tuo calice? Era molto amaro. Chiederai anche a me di essere battezzato del tuo battesimo, che fu un battesimo nel sangue? Troppo difficile!”. Queste parole non se ne andavano dalla sua mente e le richieste importanti restavano lì. Udì parole dolci: chi le pronunciava? Gesù in persona sussurrò: “Figlio mio, tu mi hai dato la vita. Ed io godo che sia mia. Ora posso fare di te ciò che voglio io. Sta certo che non voglio il tuo male, ma la salvezza di molti. Le tue richieste le conosco già, e già sono davanti al Padre. Egli deciderà quali realizzare e quali no. Tu godrai dei sì e dei no che riceverai”. Abba Domenico si voltò per vedere chi parlava: non c’era nessuno. Allora capì, e ringraziò Gesù dicendo: “Ora so che mi ami. Eccomi, sono davvero tuo!”. Asciugò una lacrima.

  

213 Magia o fede?

Abba Teofilo venne da abba Cristoforo con una domanda speciale. Dopo il saluto fraterno, disse: “Abba, oggi ero incerto se benedire l’acqua e l’olio e il sale e i lumini, come chiedeva una signora che diceva di adoperare tutte queste cose per la sua casa, per suo marito, per il letto dei suoi figli, per difendersi dai vicini di casa e dai malefici di qualche altra persona. Che cosa avresti fatto tu?”. Abba Cristoforo non si scompose: conosceva queste richieste e sapeva distinguere le manie religiose, che rasentano o includono la magia, dalla fede vera. Chiuse gli occhi per ricevere luce dall’alto, poi rispose: “Fai bene a dubitare e a voler discernere le domande dei fedeli. Tutte le cose benedette sono dono di grazia, e Dio le adopera per la salvezza dei suoi figli. Il mantello di Gesù, il grembiule e i fazzoletti di San Paolo, il sale di Eliseo e l’olio che Samuele teneva nel corno, furono tutti doni preziosi di Dio per i suoi fedeli. Anche quelle che benedici tu, se usate con vera fede, saranno dono del Padre. Se invece venissero usate come un toccasana che non porta a conversione, resterebbero senza frutto, anzi, lascerebbero chi le usa nel paganesimo e farebbero crescere il suo fanatismo”. Come fai a discernere?”, chiese ancora Teofilo. “Cerco di vedere o farmi raccontare in che modo vive chi fa la richiesta. Se la sua vita è in sintonia con le beatitudini del Signore, se cerca di essere testimone di Gesù e se la sua fede è disinteressata, allora benedico tutto con gioia”. Fu soddisfatto abba Teofilo, e tornò alla sua cella rasserenato.

  

214 Fiore

Abba Germano si confidò col discepolo di abba Terenzio. “Sono molto contento. Ho notato un fiore che vedevo tutti i giorni entrando nel giardino del deserto. Oggi mi parve nuovo, come non lo avessi mai visto. E infatti era la prima volta che, invece che con i miei occhi, lo vedevo con queste parole: «Tutto è stato fatto per mezzo di lui». L’ho ammirato come plasmato dalle dita di Gesù, tanto che mi sono messo a cantare un canto di benedizione al Signore”. E il discepolo: “Grazie, abba. Dovrò fare così anch’io. Sarò capace di imparare?”. E Germano riprese: “C’era poi una pietra, la vidi con le parole: «Tutto è stato fatto… in vista di lui». Rimasi sbalordito e mi dissi: Come può essere? Questa pietra mi vuol portare a contemplare Gesù, a godere di lui, della sua stabilità, della sua forza e della gratuità della sua presenza. Le forme e i colori dei fiori riescono a parlarmi di colui che è «il più bello tra i figli dell’uomo»! La durezza e la staticità della pietra fanno crescere la mia fiducia in lui e nella sua Parola! I miei occhi non sono più quelli di prima. Gioisci anche tu con me”. E i due non seppero più parlare, tanto erano colmi di stupore.

  

215 Non più pane

Il discepolo di abba Terenzio incontrò nuovamente abba Germano. Questi volle confidare ancora qualcosa di bello al giovane, che vedeva bisognoso di affinare la sua vita interiore: “Sono stato nella chiesa del nostro deserto. C’era un abba che celebrava la santa Liturgia. Ebbi un sussulto, quando vidi il pane alzato dalle mani segnate dal Crisma benedetto e profumato. Era pane, ma non più pane, infatti da esso uscivano le parole sante e misteriose: «Il mio Corpo»! e ancora: Mangialo, mangialo, è il mio Corpo: sarai guarito da ogni male, sparirà la tua tristezza, sarai perdonato, sarai rinnovato, avrai forza, riceverai vita, guariranno le tue ginocchia e camminerai danzando!”. Il discepolo stupito invidiò l’abba e volle, da quel giorno, essere più attento, non solo durante la Liturgia, ma anche durante la sua preghiera.

  

216 Pane che parla

Il discepolo di abba Terenzio si mise a percorrere la stessa strada del giorno precedente, desideroso di incontrare ancora abba Germano. Infatti, fu accontentato. Questa volta l’abba gli rivelò: “Figliolo mio, da quando vidi il Pane alzato che mi parlava, i miei occhi non sono più gli stessi, non vedono nulla più come prima. Mi pare di essere guarito da una profonda cecità. Guardo un filo d’erba, un albero, una pietra, un fiore, incontro un uomo, un bambino, una famiglia, inciampo in un sasso, e i miei occhi cosa vedono? Sempre un pezzetto di paradiso. Sì, il paradiso è nel mio cuore, da quando ho ascoltato il Pane santo che era cielo e terra insieme, dono del Dio amore fatto uomo. Il paradiso non l’aspetto più, è già qui, dove cammino, dove lavoro, dove fatico, dove canto, dove ascolto una voce, e persino dove dormo: l’ho mangiato!”. Lo stupore dell’attento discepolo non era più meravigliato. Dentro di sé cominciava a cantare, persino senza accorgersi: “Alleluia!”.

  

217 Occhi aperti

La settimana seguente, ecco un nuovo incontro imprevisto ma provvidenziale di abba Germano con il discepolo di abba Terenzio. Questa volta fu il discepolo a chiedere: “Che cos’hai visto oggi, abba? I tuoi occhi sono aperti alle cose di Dio”. Al che fu felice l’abba di dire: “Sì, ho visto una nuvola. Nascosto nella nuvola sorrideva il mio Dio, il Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Quella nuvola divenne preziosa per me, perché mi nascondeva, anzi, mi rivelava il mio Amore amante e amato”. E il discepolo: “Una nuvola? Strano, stranissimo”. E l’abba: “Non è strano per nulla. Mosè entrò nella nube per parlare con Dio. Gesù stesso fu avvolto da una nuvola sul santo monte, quando si udì la voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo». E ancora una nube nascose agli occhi degli apostoli Gesù sul monte degli ulivi mentre saliva in alto. Quando vedo una nube so che là può essere presente il mio Signore, che desidera sempre parlarmi e dirmi che non si dimentica di me e di noi tutti”. Il discepolo alzò lo sguardo e cominciò a cercare anche lui la nube per immergersi in essa e in essa aprire occhi e orecchie per vedere e udire le cose meravigliose del paradiso.

  

218 La tastiera

Abba Germano confidò ancora ai discepoli che si sono riuniti attorno a lui: “Oggi ho visto muoversi le dita su una tastiera, e i miei orecchi udivano suoni dolci e gravi, lenti e veloci, uniti in un’armonia e in una melodia che dava gioia e pace, leggerezza e soavità. Dita benedette e sante. Ho provato anch’io con le mie dita a fare altrettanto, ma ahimè, dovetti smettere subito. Non erano i suoni, non erano le dita, ma io non ero capace di muoverle abbassandole e alzandole in modo da rallegrare l’udito. Allora compresi che non basta avere le dita. E così ho compreso che non basta saper leggere perché il Libro doni Sapienza, e non è sufficiente correre alla chiesa per pregare, non è sufficiente dire belle parole a Dio per rallegrarlo, non è sufficiente dire di amare per consolare un sofferente. È necessaria esercizio prolungato, fatica perseverante, amore in tutto quel che si fa”. I discepoli ascoltavano, e, sgranando gli occhi, rimanevano sbalorditi. L’abba disse ancora: “La vita è un dono, e usarla con frutto è fatica. Gesù ha fatto questa fatica, e sta portando frutto in tutto il mondo”. Bastava così per quel giorno!

  

219 Ciechi

Alcuni giovani vollero infastidire abba Gregorio. Lo fermarono al suo ritorno dalla Liturgia, prima che entrasse nella cella. Uno di loro, con fare sornione, ironizzò: “Sei soddisfatto, abba? Hai fatto un bel sermone? Che hai detto a quelle vecchiette che ti leccano i piedi?”. L’abba avrebbe voluto rispondere per le rime, ma poi ricordò la pazienza e la misericordia di Gesù: “Volete che vi ripeta qualcosa?”. Un altro, pronto, esclamò: “Sì, sarei curioso di sapere”. Allora Gregorio ebbe una felice ispirazione: “Lo rimproveravano perché tacesse”. Attese la loro reazione, che non si fece attendere. “Chi è colui che doveva tacere e chi erano quelli che lo rimproveravano?”. Allora l’abba: “Era un mendicante, perché cieco. Mendicava spiccioli per vivere, ma mendicava anche l’amore di qualcuno che lo accompagnasse, e le attenzioni di chi gli lavasse gli indumenti e di chi ascoltasse le sue piccole e grandi pene, soprattutto quelle causate da chi lo derideva”. Non si sono accorti che parlava di loro. Continuò: “Avrebbe mendicato anche luce, ma quella nessuno gliela dava”. “E chi è che lo faceva tacere?”, chiesero in coro. “Erano ragazzi come voi. Ma lui gridava per farsi sentire da uno di cui aveva saputo che aveva la luce, anzi, era la luce”. Tacevano. “Voi siete ciechi come quello, ma voi siete anche muti. Non gridate come lui. Se volete vi presento colui che il cieco voleva incontrare, ma dovete venire con desiderio. Vi aspetto alle quattro del pomeriggio”. Si guardarono: verranno? Sì, quasi tutti.

  

220 Ritorno

Non li aspettava, abba Gregorio, e invece quei giovani vennero, ed egli si rallegrò. Anche il cieco di cui aveva parlato loro, Bartimeo, non attese che Gesù andasse da lui. Infatti «Gesù si fermò». Gesù volle che il cieco facesse la fatica di farsi accompagnare e di venire. Egli venne e, grazie alla fede espressa di nuovo pubblicamente, aprì gli occhi. Questi giovani apriranno gli occhi? Gregorio li salutò, e poi: “Mantengo la mia promessa. Il cieco che gridava ha incontrato un uomo povero, Gesù di Nazaret. Era incamminato verso Gerusalemme, dove lo attendeva la croce. Si fermò ad ascoltare il mendicante che chiedeva pietà. Questi desiderava la luce che nessuno, nemmeno il suo benefattore più generoso, avrebbe potuto dargli. La domandò esplicitamente a quel Gesù, che stava incontrando per la prima volta e che sapeva essere di stirpe regale, di regalità divina. E Gesù non fu avaro. «Va’, la tua fede ti ha salvato», gli disse, e il cieco rimase abbagliato dalla luce del volto di Gesù. Non vide altro, tanto che decise di non andarsene, ma di seguire quell’uomo che diceva di recarsi là dove i grandi lo avrebbero deriso, condannato e ucciso. Ormai quel Gesù era diventato la sua vita, per cui valeva la pena anche morire”. I giovani ascoltarono, e ascoltarono anche il seguito. Non si aspettavano di sentir parlare di sofferenza e morte, ma il linguaggio della croce è più convincente di ogni altro, come del resto ebbe a scoprire Paolo di Tarso. Dissero ad abba Gregorio: “Possiamo venire ancora?”. Per Gregorio non fu un nuovo lavoro, ma una nuova gioia.

  

221 Da te si allontana

Abba Serafino s’immergeva così bene nella recita dei salmi, che rischiava di impararli a memoria. Sapeva che sono Parola di Dio, e quindi che non ci può essere preghiera migliore. Essa non è solo compresa dal Padre, ma anche a lui gradita, perché viene dal suo Spirito. Qualche volta si fermava a riflettere, infatti non sempre comprendeva tutte le frasi e il loro significato spirituale. Un giorno incontrò abba Gregorio e si confidò con lui. Gli disse: “Dimmi, abba. Che significa: «Ecco, si perderà chi da te si allontana» (Sal 73,27)?”. Abba Gregorio non si fece ripetere due volte la domanda, e con gioia rispose: “«Senza di me non potete far nulla». «Se il tralcio non rimane unito alla vite, si secca, viene gettato nel fuoco e lo bruciano». La pecora che scappa dal pastore, si ritrova smarrita e obbliga il pastore a lasciare le altre sui monti per andare a cercarla con fatica e pericolo. Il lupo che trova la pecora senza pastore, la rapisce e la sbrana. Rimanere in Gesù, con lui, non è solo salvezza per noi, bensì anche frutto generoso per tutti gli altri, infatti dice egli stesso: «Chi rimane in me porta molto frutto»”. Fu soddisfatto abba Serafino, ringraziò e continuò lungo il suo cammino a ripetere quei salmi che aveva trattenuto nella memoria.

  

  

  

Sentinella vigile  -  Messa - Credo