Presenza a Konya 11/2011
La nostra presenza a Konya
novembre 2011
Sono passati 17 anni da quando siamo arrivate a Konya nel marzo 1995. Quando ora le persone di qui ci chiedono da quanto tempo siamo qui possiamo rispondere: “Artık Konya’lı olduk!” (ormai siamo di Konya) e così far sorgere sul loro volto un sorriso di compiacenza.
Quando nel ‘94 ci è giunta la richiesta di mons.Bernardini, vescovo di Smirne, di occuparci della chiesa di Konya dopo la partenza delle Piccole Sorelle di Gesù, nella nostra diocesi di Trento ci si stava preparando a celebrare il centenario del martirio dei nostri evangelizzatori, i Ss. Sisinio, Martirio e Alessandro; e noi, Fraternità “Gesù Risorto”, insieme con un'altra comunità, ci stavamo chiedendo in qual modo la nostra Diocesi avrebbe potuto onorare degnamente questi Martiri, cui deve grande riconoscenza per il sacrificio della loro vita. La risposta che più si muoveva nel nostro cuore era questa: restituire il dono che essi hanno fatto a noi, pregando nella loro terra, lodando il nome di Gesù dove essi sono nati, vivere la vita cristiana là dove essi l'hanno appresa, appunto nell’attuale Turchia! E così siamo giunti qui come un grazie della nostra diocesi verso questa terra.
Konya-Iconio è nota alla cristianità come una delle città visitate da S. Paolo durante i suoi viaggi missionari. L'apostolo venne qui fuggendo da Antiochia di Pisidia. Il fatto è narrato alla fine del cap. 13 e nel 14.mo degli Atti degli Apostoli, che narrano poi la fondazione qui di una comunità cristiana. La chiesa presso cui viviamo e che custodiamo, costruita nel 1910 da famiglie di operai francesi assistiti dai Padri Assunzionisti, è stata dedicata proprio a S. Paolo. I pellegrini che ripercorrono le tappe dei suoi viaggi passano di qui e desiderano pregare o celebrare l'Eucaristia. Noi ci teniamo a loro disposizione per offrire un ambiente adatto all'ascolto e al raccoglimento. Essi sono molto riconoscenti di poter celebrare i santi Misteri in una chiesa! Per trovarne un'altra dovrebbero viaggiare più di cinquecento chilometri, se si eccettuano le cappelle delle Ambasciate ad Ankara.
Anche per noi il loro passaggio è un dono: ci permette di partecipare con una comunità, anche se pellegrina e quindi di passaggio, alla s. Messa che altrimenti non avremmo che poche volte all’anno. Il loro passaggio ci assicura inoltre “una copertura”: sappiamo che anche da casa poi pregheranno per noi! Inoltre se questa chiesa è ancora un luogo vivo di preghiera è proprio grazie ai pellegrinaggi.
Infatti la minuscola presenza cristiana locale è formata attualmente solo da cristiani profughi dall’Iraq, da qualche studente proveniente da altre città che soggiorna qui per il periodo della scuola e da qualche signora straniera sposata qui. La nostra presenza vuol essere di sostegno a questo piccolo resto. Li sosteniamo radunandoli la domenica per la Liturgia della Parola come ad un vero incontro con il Signore Risorto. Sia per questi cristiani, sia per altri che raggiungiamo via e-mail o per posta, curiamo la traduzione di una meditazione sulla liturgia domenicale. Per chi lo richiede facciamo anche qualche incontro di catechesi.
Da 10 anni curiamo inoltre la pubblicazione del calendario "Cinque Pani d'orzo" in lingua turca, di altri quaderni di riflessione, e una pagina turca nel nostro sito Internet: per alcuni questo mezzo è l'unico modo per tenersi in contatto con altri cristiani.
La nostra presenza in città, discreta e quasi nascosta, è accolta benevolmente dalla popolazione: siamo due donne, piccoline, e veniamo guardate anche con simpatia. Per quanto possibile cerchiamo di mantenere i contatti con alcune famiglie che conosciamo, in prevalenza di operai che in varie occasioni hanno lavorato nella nostra casa. Per mantenere qualche buon rapporto di vicinato, anche se tante famiglie non si sono mai avvicinate, probabilmente per paura di quel che direbbero gli altri, facciamo i nostri acquisti nei negozi vicini; quando c’è l’occasione regaliamo qualche prodotto del nostro orto o cioccolatini italiani a chi ci dimostra qualche piccolo segno di disponibilità. Cerchiamo di stare attente ai piccoli segni di benevolenza per consolidare l'amicizia. Ve ne raccontiamo uno: due mesi fa una di noi è tornata dall’Italia con un piede ancora reduce da una distorsione: appena il fruttivendolo l’ha saputo è arrivato con un litro di latte per dirci “Geçmiş olsun”. Ringraziamo il Padre che non dimenticherà di ricompensarlo!
Essendo la chiesa l’unica della città, e trovandosi proprio nel centro di essa, molti desiderano visitarla: per loro la apriamo due pomeriggi in settimana. Questo ci dà la possibilità di incontrare sia chi è in ricerca, sia chi desidera conoscere per cultura o anche solo per curiosità. In queste ore di apertura facciamo in modo che in chiesa ci sia un clima di silenzio; per aiutare a mantenerlo mettiamo come sottofondo musica sacra, e molti ci dicono di rimanere colpiti da questa atmosfera spirituale dalla quale ricevono pace. Durante questo tempo siamo presenti in chiesa in modo discreto e rispettoso, non proponendo noi spiegazioni o iniziando discorsi sulla fede, ma attendendo le loro domande. Abbiamo pure preparato le risposte agli interrogativi più frequenti su appositi quaderni. È noto che Konya è una città rigidamente musulmana, per cui spesso, nelle conversazioni, invece del "dialogo" e dell'ascolto prevale la polemica e la discussione; in questi casi diciamo che nella polemica non c'è posto per l'amore e l'ascolto reciproco, e interrompiamo il colloquio. Talvolta è successo che qualcuno, assistendo alla discussione, ci ha poi chiesto scusa per il comportamento poco rispettoso di altri.
Abbiamo preparato brevi brani scelti dalla Parola di Dio ed esposti in quadretti e album, così, anche chi non ha domande da porre, non vede solo un edificio e opere d'arte, ma può incontrarsi con l'amore e la sapienza di Gesù.
Può sembrare poco aprire la chiesa soltanto due pomeriggi in settimana; in tal modo lasciamo intendere che la chiesa non è un museo, bensì primariamente luogo di preghiera cui va data precedenza. In tal modo siamo pure preservati dall'eventuale accusa di usare la chiesa come mezzo di “propaganda religiosa”.
Di quando in quando varcano il nostro cancello persone che non trovano altrove risposta ai propri problemi spirituali. Pur non avendo una preparazione teologica particolare, siamo coscienti di poter essere loro di aiuto orientandoli a Gesù, che ha detto: "Venite a me voi tutti, affaticati e oppressi, ed io vi ristorerò!".
Riteniamo nostro compito importante la preghiera: presentiamo al Padre la lode e l'adorazione della Chiesa, a Gesù l'invocazione del suo Nome, allo Spirito Santo la richiesta della sua luce per noi e per tutta questa terra di Turchia.
Ringraziamo il Signore per questi 17 anni nei quali ci ha donato di “essere qui”, non sole come un ago in un pagliaio, ma come piccole membra del grande Corpo Mistico che è la Chiesa, come piccolo seme della Buona Notizia, come piccola presenza di Gesù che ha detto: “Dove sono due o più riuniti nel mio Nome, là Io sono”. Ed è questo che, al di là dei vari servizi che facciamo per la chiesa, per i pellegrini, per i visitatori, sentiamo essere il “servizio” più importante: essere qui come sua Presenza. Non possiamo annunciare il Suo Nome con le parole, ma nelle quotidiane occasioni della giornata cerchiamo di donare il Suo amore.
Isabella e Serena
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