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Lettera amici: 01/2012 KONYA

Lettera agli amici - gennaio 2012

da KONYA

 

Quest’estate, nel tempo del ritiro - riposo comunitario, durante una delle nostre piccole escursioni, Isabella è scivolata su un legno bagnato; sembrava cosa da poco, invece si è trattato di una lesione che l’ha tenuta a letto per un mese. Solo dopo la metà di agosto, con stampelle e tutore, è potuta partire con Lidia per Konya; la provvidenza del Padre ha messo loro vicino, per il viaggio, una coppia di sposi, amici dei fratelli di S. Valentino. Due di questi le attendevano a Konya, dove ci avevano sostituito nel servizio durante la nostra assenza; quest’anno la loro presenza era ancora più preziosa del solito: già da fine giugno, infatti, stavano predisponendo per il lavoro di rifacimento del tetto della chiesa, previsto per il prossimo anno; aspettavano Isabella per qualche colloquio e carteggio delicato… ed il Signore l’ha mandata in tempo! La presenza dei fratelli a Konya si è protratta, con alcune pause dovute ai loro impegni in Cappadocia; anche i due sposi si sono fermati una decina di giorni. I lavori in vista del rifacimento del tetto, il servizio per i gruppi, le piccole cure per la riabilitazione della gamba di Isabella si sono così svolti in un quadro di vita comunitaria più ampio del solito; Isabella ha potuto dedicarsi con pace al delicato lavoro di revisione della traduzione del calendario e dell’opuscoletto “I dieci Comandamenti”: ringraziamo il Signore che cosparge di aiuti inaspettati il cammino dei suoi figli! Pure la famigliola iraniana ha goduto della presenza della coppia di sposi e dei fratelli. Nei mesi estivi il quadro dei profughi iracheni ha conosciuto vari cambiamenti: alcune famiglie sono potute finalmente partire, ne sono arrivate di nuove, stabilizzandosi su una quindicina di presenze; tra gli ultimi arrivati, anche due vispi bambini!

Dal nostro arrivo in agosto fino a dicembre ci siamo trovate nel mezzo dei lavori comunali per il rifacimento dei marciapiedi di buona parte della città. La via che fiancheggia il nostro giardino è stata adibita a deposito di materiali e macchinari: occasione per noi di sopportare polvere e rumore, ed anche di scambiare qualche parola con chi lavorava; qualcuno di questi si è accorto della pazienza che abbiamo cercato di avere verso di loro e ci ha ringraziato.

A metà ottobre Serena ha dato il cambio a Lidia; è venuta da sola; infatti don Vigilio, che di solito, in occasione del “cambio delle sorelle”, veniva a Konya per farci visita con uno dei fratelli, essendo in convalescenza è dovuto rimanere a Tavodo: insieme a noi, anche le famiglie iraniane ed irachene, che lo aspettavano, hanno donato con gioia a Gesù il piccolo sacrificio, grati a lui di averlo assistito nelle delicate operazioni e desiderosi che possa rimettersi bene.

Ci siamo trovate, Lidia, Isabella e Serena, a Istanbul, sia per aiutarci per il viaggio, sia per incontrare qualche Comunità e alcune persone. Siamo state ospitate col solito amore dai Cappuccini a Yeşilköy.

Prima del rientro in Cappadocia i fratelli con Isabella hanno fatto visita ad alcuni architetti conosciuti in questo periodo, a motivo del lavoro del tetto: un saluto e una visita semplice.

Noi, Isabella e Serena, rimaste poi sole a Konya, abbiamo accolto gli ultimi gruppi della stagione e, nei soliti due pomeriggi settimanali, le numerose persone, soprattutto studenti, che desideravano vedere la chiesa. Abbiamo pure riservato a questo periodo, relativamente tranquillo, alcune visite a famiglie di profughi e di conoscenti: ci hanno accolto con un amore che solo il Signore saprà ricompensare! Fra queste visite, una del tutto particolare: il capo della polizia - ufficio stranieri - ci ha desiderato sue ospiti per il tè, per un paio di raccomandazioni e consigli quasi paterni, per una domanda di collaborazione per un programma televisivo per i giovani, per il quale, naturalmente, non ci sentivamo all’altezza…; in compenso abbiamo assicurato la nostra umile preghiera: offerta molto gradita. Non essendoci stati, in questo periodo, gruppi di pellegrini la domenica, sia per le famiglie irachene che per quella iraniana, distintamente, abbiamo organizzato un Incontro con la Parola, arricchito dall’omelia di don Vigilio tradotta in arabo, e spesso completato dal S. Rosario. All’inizio dell’Avvento abbiamo chiamato P. Oliver, dei Padri Gesuiti di Ankara, per una celebrazione eucaristica in arabo; sono venuti anche i profughi iracheni di Karaman. Sia l’Eucaristia che la Parola e la spiegazione sono stati un dono grande; ci siamo poi fermati insieme per il pranzo, stringendoci in casa, perché fuori faceva freddo. Abbiamo colto l’occasione per un saluto riconoscente a P. Oliver, che l’indomani avrebbe lasciato definitivamente Ankara per motivi di salute.

Per la celebrazione del Natale, anticipata, ci siamo ritrovati tutti in chiesa, con canti e Letture, bacio del Bambino e poi piccola festa, partecipata e gradita anche dai bambini.

Il Signore Gesù ci ha fatto dono di poter ospitare, per una settimana ciascuna, in novembre, un paio di giovani cristiane che hanno condiviso la nostra vita: occasione di aiuto reciproco, nella semplicità e nella gioia.

Poco prima del rientro abbiamo fatto stampare e poi spedito calendario ed opuscoletto, ormai attesi dalle varie Comunità: è stato piccolo dono di Natale della nostra Fraternità!

Mentre stavamo attendendo ai lavori di riordino in vista del periodo di chiusura, una professoressa di architettura con un gruppo di suoi studenti ha chiesto di poter fare il “rilievo” della chiesa: si muovevano, infreddoliti, tra i banchi, in cantoria, in giardino…: forse Gesù era contento che la sua casa venisse guardata, toccata, misurata, “presa in mano” da questi giovani così ignari delle Sue cose, ma da lui tanto amati e desiderati!

Grazie per la tua preghiera per loro e per noi! 

Serena e Isabella